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Vuccirìa teatro presenta “Io, mai niente con nessuno avevo fatto”

Gli attori: Federica Carruba Toscano ed Enrico Sortino - Courtesy of Dalila Romeo
Gli attori: Federica Carruba Toscano ed Enrico Sortino – Courtesy of Dalila Romeo

“Lo abbraccio e gli dico che gli devo dire delle cose molto importanti. Gli dico che io per lui, pure la femmina avrei fatto e che in ospedale mi hanno detto che ho l’Aids”. 

Questo è uno dei temi affrontati nella pièce teatrale il cui esordio alla prima nazionale, al Teatro Spazio Uno di Roma, è stato un grande successo. E’ così che la neonata compagnia teatrale catanese Vuccirìa teatro, che in siciliano significa baccano, facciamo rumore, segna il suo ingresso nel mondo dell’arte. Fondata e diretta da Joele Anastasi e Enrico Sortino la compagnia, che opera tra la Sicilia e Roma, porta in scena lo spettacolo “Io, mai niente con nessuno avevo fatto”.

Inizialmente presentata sotto forma di primo studio la pièce, tratta dall’omonimo monologo teatrale, ha ottenuto sin da subito numerosi riconoscimenti e premi nazionali, come quello di essere vincitrice del concorso “I monologhi dell’Ambra” al Teatro Ambra alla Garbatella di Roma, si è poi classificata seconda al concorso “Autori nel Cassetto, Attori sul Comò” al Teatro Spazio di Roma  arrivando anche finalista al Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro” ad Udine, e terza classificata al “Festival Potenza Teatro” al Teatro F. Stabile di Potenza. Lo spettacolo rappresenta il debutto alla drammaturgia e alla regia del giovane talento siciliano, nonché fondatore della compagnia, Joele Anastasi. In scena insieme allo stesso autore, gli attori Enrico Sortino (co-founder) e Federica Carruba Toscano.

Dopo l’enorme riconoscimento avuto a Roma il 5-6-7 Aprile allo Spazio Uno, lo spettacolo è stato replicato il 19-20-21 Aprile al teatro del Centro Zo di Catania e al teatro Montevergini di Palermo il 26-27 Aprile, in occasione degli appuntamenti che precedono l’organizzazione del Gay Pride Nazionale. Di nuovo torna allo Spazio Uno il 29-30 Aprile per un’altra rappresentazione.

Joele Anastasi fondatore della compagnia Vuccirìa Teatro - Courtesy of Dalila Romeo
Joele Anastasi fondatore della compagnia Vuccirìa Teatro – Courtesy of Dalila Romeo

Uno spaccato verista della Sicilia a fine anni ’80, un amore, un sogno e l’ingenuità di vivere una, nessuna e centomila maschere in una realtà nuda e cruda caratterizzano lo scenario in cui si infrange la storia dei protagonisti. Giovanni è l’incarnazione dell’ingenuità e della passione allo stato puro, dell’innocenza che supera qualsiasi barriera della conoscenza e dell’ignoranza. Egli rappresenta la forza e il coraggio di chi non riesce a vedere il mondo se non come uno spartito di note da danzare. La sua anima, che dice tutto quello che gli viene in mente, è caratterizzata dall’istintività e dalla voglia di vivere nonostante la scoperta della malattia. L’universo in cui gravitano i tre personaggi è quello del sud, un universo popolare e particolare che amplifica il dramma vissuto dai protagonisti. Uno scenario fatto di brutalità e d’istinto, dove niente è guidato dalla mente se non dall’impulso del corpo. Qui la violenza si scontra con l’ingenuità dei ragazzi in un mare di aggressività, dove Rosaria, cugina di Giovanni rappresenta una figura complementare per la sua vita: sorella, fidanzata, madre e figlia. Nella vicenda raccontata attraverso l’espressività del teatro, c’è spazio sia per l’amore che per la rivalsa, ma tutto ha un prezzo da pagare. Giovanni sconterà tutto questo nell’unico suo grande amore, Giuseppe, un insegnante di danza. Giovanni, attraverso i suoi occhi ambigui e violenti, sarà l’unico capace di sopportare questo peso senza sentirne addosso la benché minima pressione, riscattandosi attraverso i corpi e le anime dilaniate di Rosaria e Giuseppe. I tre protagonisti però non si incontreranno mai, vivranno uniti solo nel ricordo, nella maledizione, nel tentativo sia di ricordare sia di dimenticare.

Courtesy of Dalila Romeo
Courtesy of Dalila Romeo

Il progetto teatrale che ha portato alla realizzazione dell’opera è nato dalla volontà di indagare su alcune tematiche molto attuali, ma relegate ai margini della società. Violenza, omosessualità, malattia, l’essere differente da ciò che è universalmente accettato e sicuro, sono ancora per la società di oggi dei tabù, che non riescono ad essere affrontati alla luce del sole. Questi argomenti corrono spesso il rischio di diventare una moda, un manifesto rivoluzionario, che finisce col restare troppo spesso ordinario e autoreferenziale.

La comunicazione su tali argomenti deve partire sincrona da chi è nell’ambito, in quanto essa rappresenta la modalità centrale per renderla manifesta. La pièce “Io, mai niente con nessuno avevo fatto” vuole essere dunque un tentativo di spostare il focus dell’attenzione su una determinata realtà emarginata. Malattia, Aids, omosessualità, morte e violenza non vogliono più essere il punto di arrivo per giustificare qualcosa che esiste ed ha bisogno di essere accettato e portato in rilievo, ma devono essere il punto di partenza per iniziare a raccontare una storia in cui tutti questi fattori sono già accettati e superati.

Courtesy of Dalila Romeo
Courtesy of Dalila Romeo

L’opera in sé è un percorso, che ha l’obiettivo di ristabilire un contatto con gli spettatori al di là del genere teatrale, e al di là delle nicchie di pubblico. E’ un progetto per tutti, che cerca di raccontare il come e non il perché di certe situazioni attraverso il personaggio di Giovanni, nel tentativo di mettere a nudo un’anima spogliata di ogni sua infrastruttura per crearne un modello di riferimento, che sia valido per tutti e non solo per determinate categorie che si riconoscono nell’omosessualità, o piuttosto nella malattia o nell’ignoranza. Il linguaggio usato nella pièce è verace e immediato, proprio perché si fonda sull’emozione. Vuole essere sopratutto un ritorno al teatro come luogo di scambio, in quanto il teatro è comunicazione.

Infatti per i fondatori della compagnia, che hanno creduto in questo progetto, il teatro si rivela con la sua semplicità, uno strumento potente per veicolare un messaggio ingenuo e spregiudicato allo stesso tempo, che ha dimostrato di avere la forza per unire insieme realtà molto differenti tra loro, impegnate però concretamente nel sociale. Questo spettacolo grazie al mezzo col quale si presenta al pubblico, la drammaturgia teatrale, offre con leggerezza la possibilità di affrontare temi delicati e particolari. Portare a teatro tematiche profonde e importanti come quelle su cui si basa la vicenda, è un modo per parlarne, per rifletterci e per farle diventare normali, in un mondo in cui essere diversi viene visto come un problema, e la paura di ciò non permette di gestirle. La diversità dovrebbe essere una ricchezza per tutti, ma il problema di come valorizzare le capacità di ognuno di noi rimane. L’arte in questo fa il suo lavoro, mostra agli altri l’eterogeneità rendendola un valore prezioso.

Courtesy of Dalila Romeo
Courtesy of Dalila Romeo

La ricerca di autorialità messa in atto dalla compagnia si muove nel tentativo di creare un linguaggio, che sia l’incontro tra una drammaturgia originale e una ricerca attoriale attiva. Al centro di tutto ciò c’è l’attore con le sue potenzialità creative nell’intento di riuscire a far emergere un’essenzialismo scenico che spinge gli interpreti ad agire come gli animali. Essi non sono altro che un veicolo per riuscire a raccontare quegli stessi personaggi, che si trovano ai margini della società.

Grazie all’impegno a favore della sensibilizzazione e alla divulgazione dell’informazione su tematiche importanti quali la diversità, la compagnia Vuccirìa teatro e la sua pièce “Io, mai niente con nessuno avevo fatto” ha ottenuto il patrocinio di Roma Capitale – Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico, Lila Lazio (Lega Italiana per la lotta contro l’Aids) e delle più importanti associazioni LGBT della capitale (Gaycs, Arcigay, Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, Andos, Dìgayproject, GayCenter).

Vuccirìa teatro ha indetto anche una “Open Call” di opere fotografiche con l’obiettivo di selezionare le immagini che comporranno la mostra “To be positive – La risposta positiva ad ogni dramma umano” allestita contemporaneamente nel teatro. A far da cornice all’evento saranno tredici opere selezionate per sette diversi artisti. Sulla scia del successo del primo progetto teatrale, la compagnia ha già pronto un altro lavoro dal titolo “Battuage”. Vuccirìa teatro, finalista del Bando “Ne(x)tWork” di Teatro Orologio di Roma e del Festival Kilowatt, presenterà questo secondo studio sabato 4 Maggio 2013 al Teatro Orologio di Roma.  

  

       

  

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