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Galatone, in viaggio nel Salento tra luoghi sacri e antiche tradizioni

Non solo mare, sole e vento. Il Salento è la perla della penisola pugliese ricca di tradizioni antiche e riti sacri tramandati di generazione in generazione nel corso del tempo. Fra masserie e uliveti secolari sorge Galatone, cittadina immersa nel verde incontaminato e baricentro di una fervente attività culturale che continua ad affascinare chi decide di recarsi in Puglia, magari per un viaggio on the road. Una tappa imperdibile dove, accanto ai sapori infondibili della cucina locale, tesori a cielo aperto continuano ad essere custoditi dai suoi abitanti che, in fatto di accoglienza, sono maestri di vita. I primi insediamenti nel territorio si fanno risalire al Paleolitico, rinvenuti utensili in ceramica e selce in particolare nella grotta detta “Pinnella” e, nell’età del bronzo, in quella dei Cappuccini. Sull’origine del paese vi è una duplice scuola di pensiero: quella che fa capo allo studioso Rolfs, che attribuisce l’origine al popolo dei Galati e quella che accoglie l’ipotesi dell’umanista concittadino Antonio De Ferrariis, vissuto dal 1444 al 1517, secondo il quale la provenienza al popolo dei Tessali. Guerre e conflitti si alternano nell’area salentina per tutto il Medioevo. Dai Saraceni ai Bizantini che organizzeranno, incrementando la demografia del posto, l’assetto agrario locale. Torri difensive, visibili sulla cosa prospiciente a Nardò, borghi fortificati, espressioni artistiche che diventano parte della quotidianità delle comunità rurali e dei feudi.

credits_ Courtesy of Pro Loco Galatone
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Così Fulcignano, dove è possibile ammirare ancora quel che resta del Castello recinto. Se poi la maggior parte della popolazione venne assorbita da Galatone, che occupava una posizione strategica, negli usi e costumi degli abitanti iniziò a consolidarsi una forte e sentita identità religiosa, che trova la sua ufficialità nei riti sacri di origine greco-bizantina. “Sembra codificato intorno al X secolo un ecologio della chiesa di Galatone relativo alla festività di S. Giovanni Crisostomo, di S. Basilio, e dei Presantificati. Tra il 1055 ed il 1068 anche Galatone è interessata dalle lotte normanno-bizantine trovandosi dislocata sulle direttrici viabili tra Lecce, Gallipoli e Nardò divenute teatri di guerra. Con l’istituzione della contea normanna di Nardò, Galatone orbita attorno al dominio di quella circoscrizione sottoposta a Goffredo di Conversano dipendendo nell’organizzazione amministrativa”, fanno sapere gli storici.  Con il periodo Normanno-Svevo è la cultura orientale bizantina a prevalere. Tant’è che è diventata celebre la massima dell’umanista De Ferrariis, soprannominato “Galateo”, che sosteneva in latino “Graeci sumus et hoc nobis gloriae accedit”. Arti figurative, affreschi, liturgie e opere letterarie venivano contaminate dalla classicità così come le costruzioni architettoniche fra cui la chiesa maggiore “graecorum more constructa”.

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Nel periodo delle lotte tra angioini ed aragonesi per la successione di Giovanna II nel 1434, Galatone, si schierò dalla parte di di Renato d’Angiò e venne assediata da Giovanni Antonio del Balzo Orsini, che rase al suolo la cinta muraria fortificata. Poi, nel 1480, l’invasione dei turchi quattro anni dopo quella dei veneziani per accaparrarsi il dominio sul Mare Adriatico, crocevia di scambi mercantili e approdo ideale per i navigatori. Dai libri si legge che  il primo signore  galatinese, nel ‘500, fu Giovanni Castriota, al quale si attribuisce la costruzione del convento dei Domenicani, trasformato nell’odierna sede del palazzo di città, e la chiesa dedicata al patrono San Sebastiano.

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Nel 1556 Uberto Squarcifico comprò i feudi circostanti per 101.700 ducati, ma l’impoverimento con il cambio amministrativo era dietro l’angolo. Tuttavia, è proprio alla fine del secolo che si assiste ad una fase di splendore sul piano edilizio e monumentale con l’ospedale per i poveri del paese e pellegrini, la casa comunale, la fabbrica religiosa della Madonna della Grazia, la chiesa madre luogo di culto per  la Vergine Assunta, terminata nel 1595. Il 1600 è, invece, il secolo dei palazzi civili: Leuzzi, Lercari, De Magistris e Palazzo Tafuri nell’omonima via. Nel 1602 lo Stato di Galatone passa a Galeazzo Francesco Pinelli ma, essendo lui ancora troppo giovane,  fu amministrato da sua madre Nicoletta Grillo. Cresciuto, il suo gusto artistico si esplicò nella donazione di arredi sacri e nella realizzazione della prima chiesa del Santissimo Crocefisso del 1623 seguita da quella dell’Immacolata del 1642. Dal 1683 al 1696 il secondo tempio, poiché il precedente era crollato qualche anno prima, del Santissimo Crocifisso progettato e realizzato dal celebre Giuseppe Zimbalo detto lo Zingarello: si tratta del cantiere edilizio religioso più rilevante della Terra d’Otranto.

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Nel ‘700 l’assetto urbanistico si arricchisce con la ricostruzione della diroccata chiesa di San Sebastiano e l’erezione della torre dell’orologio, ultimata il 1809. Il non devastante sisma nella vicina Nardò ha contribuito al fermento edilizio del territorio: palazzo Vaglio, palazzo Bonsegna, si restaurano le mura e si ricostruisce l’attuale Porta S. Sebastiano. Durante il Risorgimento, Galatone prese parte alla rivoluzione in difesa della Costituzione avendo trai suoi esponenti il canonico Primicerio Don Giuseppe Leante. Con la soppressione degli ordini religiosi il monastero dei Domenicani diventa sede del municipio nel 1880, abbattuta porta S. Antonio e porta Castello si lascia spazio a nuove abitazioni con imprese specializzate in torchi enologici e macchine a supporto dell’agricoltura. Il Liberty in stile arabeggiante troneggia lungo la strada statale che, con le sue villette, collega la vicina Gallipoli a Lecce. La statua del milite ignoto, abbracciato dall’Angelo Custode, è il simbolo cittadino della guerra mondiale.

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La Chiesa del S.S. Crocifisso 

“La barocca chiesa del Crocifisso è stata costruita dal 1683 al 1694, da maestranze provenienti da tutto il Salento sulle quali primeggia Giuseppe Zimbalo; aperta al culto il 21 aprile 1694, fu terminata nelle opere interne il 1696. La facciata è divisa in tre ordini. La zona centrale del primo ordine è occupata dal pregevole portale ligneo intagliato realizzato il 1696 da Aprile Petrachi da Melendugno. Secondo la leggenda, nel 1621, l’icona sacra del Crocifisso cambiò la posizione delle sue mani dando vita ad eventi prodigiosi che hanno poi influito sul culto, ancora sentito dagli abitanti di Galatone che ne celebrano la ricorrenza con una vera e propria festa nei primi giorni di maggio. Lateralmente e negli altri due ordini si susseguono le statue lapidee dei santi evangelisti, di S. Pietro apostolo e di S. Paolo, di S. Sebastiano e di S. Giovanni Battista, dell’Angelo Custode e di S. Michele Arcangelo. L’interno è sontuoso ed ammaliante, un misto di elementi decorativi dorati e di grandiose tele che narrano i miracoli operati dal Crocifisso della Pietà. La fabbrica ha la forma di una croce latina con quattro cappelle per lato nella navata. L’ultima cappella del lato destro ospita l’organo e la cantoria opera lignea intagliata e dorata realizzata da Aprile Petrachi nel 1699. Il soffitto ligneo è formato da 60 tessere ottagonali eseguite pure esse dal Petrachi il 1696. Nel transetto si innalza una ottagonale cupola sostenuta da quattro pilastri entro i quali hanno dimora in altrettante nicchie le statue dei dottori della chiesa : S. Agostino, S. Girolamo, S. Ambrogio, S. Gregorio. Le pitture riproducono il tema del ritrovamento della croce ad opera di S. Elena. Il presbiterio è dominato dal maggiore altare, sontuoso, imponente nell’aspetto, attorniato da tele eseguite da Aniello Letizia. Nella sacrestia trova posto la tela della “consegna delle chiavi a S. Pietro” di Bartolomeo Vimercati (1646) che faceva parte del corredo pittorico della prima chiesa costruita il 1623 e crollata il 1683″.

La Collegiata dell’Assunta

“Dedicata a Maria SS. Assunta, è la chiesa maggiore del paese costruita da Giovanni Maria Tarantino e Scipione Fanuli dal 1591 al 1595. L’interno a forma di croce latina, ha quattro cappelle per lato nella navata e due nel transetto. Il campanile, eseguito in periodi differenti tra il 1599 ed il 1750, è a tre piani a forma di prismi sovrapposti. Tele di pregio artistico sono: la tela di S. Sebastiano eseguita da Mattia Preti e la tela della Crocifissione eseguita da Donato Antonio D’Orlando. L’archivio storico della chiesa è custode di 3 codici greci”.

Palazzo Marchesale

“Sede dei feudatari di Galatone già dal XVI secolo il palazzo è stato oggetto di continui cambiamenti nel corso dei secoli. L’adiacente torre quadrata di epoca più remota ha assolto al compito di difesa e di repressione. Il 1743 a causa del terremoto la parte nord del palazzo è crollata. Del suo splendore resta il portale e le eleganti finestre decorate con motivi floreali e mascheroni che guardano verso la piazza SS. Crocifisso e su via castello. La lesena angolare della facciata superstite ospita i blasoni delle famiglie feudatarie che si sono succedute: Squarciafico, Pinelli, Pignatelli, Grillo”.

Porta San Sebastiano

“Si tratta della porta superstite delle tre monumentali ( porta S. Antonio – Porta castello – Porta S. Sebastiano) e di due per usi militari (S. Angelo – Santo Stefano) che definivano il passaggio dal circuito murario nel paese. La struttura della porta riflette gli influssi stilistici di architetti napoletani del XVIII secolo. Nella parte centrale dell’arco a tutto sesto, nella lunetta formata da un timpano semicircolare, sono allocati gli stemmi della civica amministrazione, dei feudatari Pinelli – Pignatelli e della Chiesa. Sull’asse dell’arco poggia la statua di S. Sebastiano, protettore della città, eseguita in pietra leccese da Pantaleo Larini nel 1859”.

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