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Le pellicce Fendi di nuovo protagoniste del cinema nel film di Wes Anderson: “The Grand Hotel Budapest”.

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Fendi esprime da sempre un certo savoir faire, insito nel suo desiderio di sperimentare. Il suo approccio spericolato, e insieme tradizionale, alla creatività e alla manualità ha un valore affabulante e narrativo, definisce mondi possibili e fantastici con i personaggi che li abitano. Così come nel cinema.

Ed è infatti con il cinema che la maison romana ha un’affinità naturale, che si è sedimentata nel tempo attraverso numerose collaborazioni, producendo visioni entrate a far parte dell’immaginario collettivo. Da Silvana Magnano, che in Gruppo di famiglia in un interno (1947) di Luchino Visconti con i costumi di Piero Tosi, indossava pellicce Fendi, ad Isabelle Huppert ne La vera storia della dama delle Camelie (1981), fino alle Bond Girls di Die another day (2002) la maison Fendi è stata protagonista della realizzazione dei costumi. Ed è ancora Fendi, che contribuisce a definire le atmosfere rarefatte de La leggenda del pianista sull’oceano (1998) di Giuseppe Tornatore con i costumi di Maurizio Millenotti. In The Royal Tenenbaums (2001) di Wes Anderson, Gwyneth Paltrow indossa per l’intera durata del film un trench di visone miele realizzato negli atelier del prestigioso marchio.

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Il rapporto tra Fendi e il cinema continua ancora oggi, e sono proprio i costumisti, tutti di rango, a partire da Piero Tosi fino ad arrivare a Milena Canonero e Anna Shepard, ad aver creato questo dialogo e a continuare la tradizione, attratti dall’eccellenza del marchio, dalla possibilità di esplorare soluzioni inedite e sopratutto di sperimentare. A renderli fedeli sono stati i risultati, reiterando la partnership negli anni.

La nuova collaborazione instauratasi in casa Fendi con il cinema è la realizzazione dei costumi e delle pellicce per il nuovo film di Wes Anderson, “The Grand Hotel Budapest”, che arriverà nelle sale italiane ad aprile. La maison ha realizzato su disegno della costumista Premio Oscar Milena Canonero, i costumi di alcuni dei protagonisti del film, tra cui Edward Norton e Tilda Swinton. Per l’ispettore Henckel, interpretato da Edward Norton, Fendi ha realizzato un maxi cappotto in stile militare doppiopetto di astrakan grigio, mentre ha impreziosito di visone nero i bordi, il collo e il manicotto della sontuosa mantella di velluto di seta italiana dipinta a mano indossata da Madame D., impersonata da Tilda Swinton.

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Sono firmati Fendi anche tutti i colli e le stole in pelliccia vestiti dai personaggi femminili nel film. Trattandosi di costumi di scena non è possibile cogliere la creatività e l’estro che la maison ha aggiunto nelle sue ultime collezioni, grazie alla presenza nella parte stilistica di Karl Lagerfeld, che ha reso lo stile leggermente punk. Ogni capo presente nel film è stato attentamente pensato e studiato insieme alla costumista Canonero, che ha vinto numerose statuette sia per i costumi di Maria Antonietta di Sofia Coppola nel 2007 e prima ancora con Barry Lyndon di Stanley Kubrick e Momenti di gloria di Hugh Hudson, ricreando egregiamente l’ambientazione di fine Anni ’20 del film. La realizzazione dei costumi è avvenuta nello storico atelier di pellicceria Fendi, da sempre simbolo di ricercatezza e prestigio della storica maison.

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La casa di moda ha da sempre creato costumi e pellicce memorabili sia per produzioni cinematografiche italiane sia per quelle europee e hollywoodiane, continuando a farlo con grande accuratezza storica e libera interpretazione. La maison vede nel cinema la possibilità di mettersi in gioco sul campo e con la materia. E’ una sfida continua quella di creare oggetti e capi, che descrivano perfettamente la sua autentica creatività. Autenticità che ha reso il brand un punto di riferimento nel mondo del cinema.

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“La collaborazione con una costumista come Milena Canonero per questo film – commenta Pietro Beccari, Presidente e Amministratore Delegato del marchioriafferma come il dialogo tra Fendi e il cinema continui ad essere fatto di affinità, alimentato da una naturale passione”. “Il cinema ha sempre rappresentato un aspetto importante della nostra vita familiare come quella del marchio – racconta Silvia Venturini Fendi. […] Fendi ha infatti sempre avuto uno stretto legame con Cinecittà. Parte della Roma creativa e artistica, le sorelle Fendi sono state coinvolte in collaborazioni che ad oggi si possono considerare pionieristiche. Avvicinate da costumisti del calibro di Pietro Tosi, hanno realizzato pellicce e costumi per produzioni memorabili […]”.

Fulcro della maison è la cultura del fare, usando le mani per dar vita a quello che l’immaginazione è in grado di pensare, anello di congiunzione tra due mondi solo apparentemente lontani. Realizzare un film e creare una pelliccia sono attività non dissimili, almeno per come le intende Fendi, ma in entrambi i casi fantasia, ricerca e virtuosismo sono caratteri indispensabili.

Fendi e l'arte per la pelliccia
Fendi e l’arte per la pelliccia

 

 

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