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“Dior Tribales”, orecchìni per un look sofisticato

Impressi di un classicismo estremamente contemporaneo gli orecchini Dior Tribale s’iscrivono nel ritorno ai fondamentali della maison di lusso parigina. Moderni ed eleganti, asimmetrici e audaci, rappresentano il gioiello contemporaneo dal gusto tribal-chic. Gli orecchini Dior Tribales reinterpretano la perla, un evergreen in fatto di accessori, e gioiello preferito di Mitzah Bricard, musa di Christian Dior, richiamando in modo stilizzato i campanellini del mughetto, il fiore portafortuna del couturier.

Dior Women Cruise2016 Courtesy of Dior Press Office
Dior Women Cruise, Courtesy of Press Office 

Un’idea semplice quanto geniale, per le boucles d’oreilles culto della maison francese, che si candidano a diventare un accessorio must have di questa stagione. Due sfere di dimensioni diverse compongono il prezioso dal sapore tribal-chic, che può trasformarsi in infinite variabili grazie ai diversi materiali, applicazioni e colori. La piccola sfera è bene in vista, mentre la grande è parzialmente nascosta dal lobo dell’orecchio. Un contrasto di volumi sapientemente studiato con astuzia ed eccellenza, un’evoluzione del Mis en Dior diventato l’accessorio passepartout di tutte le fashioniste, e non solo. Al contrasto delle dimensioni si aggiunge anche quello cromatico. Dior Tribales è esclusivo proprio perché non è un unico orecchino, bensì due e la combinazione dei colori delle due sfere può essere intercambiabile, svariata e divertente.

Dior Women Cruise2016 Courtesy of Dior Press Office
Dior Women Cruise, Courtesy of Press Office

Presentati nell’autunno 2013 i Dior Tribales si declinano in molteplici versioni. Oltre alle semplici perle sono disponibili infatti, anche sfere in vetro color serenity, rosa quarz, giallo, rosso, con pietre e con pendenti. Da quelli laccati ai metallizzati, da quelli impreziositi da cristalli fino a quelli con stampe colorate. Indossati da soli o in coppia danno così vita ad una infinità di combinazioni.

Dior Women Cruise2016 Courtesy of Dior Press Office
Dior Women , Courtesy of Press Office

È al numero 30 di Avenue Montaigne, a Parigi, che questi orecchini prendono forma su un foglio di carta bianca. Dal disegno a matita, addetti allo sviluppo realizzano uno schizzo tecnico in cui ogni elemento del gioiello è precisato nei minimi dettagli. Da Parigi si vola dritti verso Pforzheim, in Germania, dove un modellista basandosi su queste indicazioni progetta al computer tramite apposito programma CAD, il primo stampo degli orecchini in cera.

Dior Women SS16 Courtesy of Dior Press Office
Dior Women ,Courtesy of Dior Press Office

Gli orecchini Dior di ispirazione tribale e dal design asimmetrico, si declinano davvero in mille variabili. Si va dai Dior Tee Shirt, realizzati con perle in resina metallizzata, ai Gum Tee Shirt, con perle rivestite da una resina gommosa, arrivando sino ai preziosissimi Tribale Flowers, ornati di cristalli a forma di petalo. Questi prendono forma grazie all’antico procedimento di fusione a cera persa, che consiste nel sostituire il modello inizialmente realizzato in cera con un modello di metallo, materiale definitivo del prezioso.

Dior Women Cruise 2016   Courtesy of Dior Press Office
Dior Women, Courtesy of Press Office

Quest’ultimo viene poi lavorato a mano dall’artigiano e immerso in un bagno galvanico per donargli lo strato finale di oro giallo, rosa o palladio. Come per gli abiti la firma couture Dior viene incisa al laser su ogni modello, e per i Dior Tribale Flower l’artigiano seleziona accuratamente ed incolla negli appositi spazi i cristalli, di quattro misure e due colori diversi. Una volta assemblate le due perle gli orecchini sono pronti per alloggiare in un raffinato scrigno pronti per essere indossati e sognare ad occhi aperti.

Borsa in vimini: dalla nuova “Osier” Jacquemus allo storico cestino di Jane Birkin, un accessorio senza tempo

A cura di Alessandra Sassanelli

Da cestino della spesa utile per il quotidiano a vera e propria icona di stile indossabile in ogni circostanza, da quella più casual a quella più formale. Una tendenza intramontabile e che ritorna ad ogni primavera: è la borsa in vimini, quell’iconico accessorio che immediatamente ci teletrasporta tra i campi fioriti della Provenza o per le vie più chic di grandi capitali europee. Per la nuova stagione spring-summer 23/24 non poteva che essere il designer francese Simon Jacquemus a lanciare la sua borsa in vimini. La famosa “Bambino Long” acquisisce un nuovo design per dare vita alla Bambino Long “Osier”: attraverso un gioco di intrecci orizzontali, la borsa francese dalle linee geometriche squadrate, adesso ricorda proprio quei canestri: l’incrocio dei rami e il colore naturale del vimini si unisce agli iconici toni pastello amati dal designer, realizzando un modello di estrema raffinatezza. jacquemus-osier

Il cestino deve la sua fama alla celebre Jane Birkin, la cantante e attrice britannica naturalizzata francese dopo l’incontro con l’artista Serge Gainsbourg sul set del film francese “Slogan”, che cominciò ad indossarlo anche in città. Jane lo aveva acquistato in un banale mercato di Londra attorno agli anni ’60 e da allora rimase sempre con lei: dal mercato londinese raggiunse il red carpet di Cannes o le serate parigine più chic con Serge. Così a Parigi, dove la cantante aveva ormai messo su famiglia, lanciò uno stile particolare, che fondeva l’originaria eccentricità britannica con l’ereditata eleganza francese: jeans e maglietta tutti i giorni, ma minigonne Paco Rabanne o mini-dress crochet nelle circostanze più glamour. Un mix di raffinatezza e sensualità che l’hanno sin da subito resa un’icona di stile che non passava certo inosservata: con sé, sempre il suo canestro di vimini. jane-birkin-outfit

Un accessorio millenario semplice, ma funzionale, che già dall’XVIII secolo aveva riscosso grandissimo successo tra le donne, proprio in virtù della sua essenzialità. L’uso del cestino di vimini, tuttavia, risale addirittura a migliaia di anni fa, dall’antico Egitto ai Sumeri a tutto il Medio Oriente. La facile reperibilità degli arbusti essiccati e lo sviluppo della tessitura delle foglie, rese l’arte dell’intreccio una delle tecniche maggiormente utilizzate per la creazione di utensili quotidiani vari, soprattutto pensati per spostare le provviste da un luogo all’altro. Non stupisce perciò che questa tecnica sia tuttora ancora molto utilizzata da diverse tribù indigene. Attorno agli anni ’50 poi, la particolarità delle trame intrecciate diffuse l’uso di pochette di paglia tra le donne dell’alta borghesia arricchite da decori vari e divenendone subito un accessorio alla moda, emblema del lusso e dell’agiatezza economica, perché spesso acquistate come souvenir nei viaggi dalle mete esotiche. Soltanto dopo, alla fine degli anni ’60, si arriverà al canestro-status symbol grazie a Jane. 
jane-birkin-vimini

Considerata una “anti-borsa” per la sua inconfondibile estetica, dai marché della Provenza  a Saint Tropez, fu presto sfoggiata in tutte le più grandi città. Così quell’unico e storico dettaglio si conferma l’accessorio che ogni donna dovrebbe necessariamente avere nel proprio armadio. Il simbolo di una tradizione culturale antica, ma semplice, basilare, ma felice. Quell’anti-borsa è l’espressione per eccellenza di uno stile di vita lento, nudo, fatto di piccole cose, ma essenziali; è la dimostrazione che, a volte, basta davvero poco per fare la differenza perché ciò che conta è metterci sé stessi, un po’ come Jacquemus, art director che riesce sempre a proiettarsi in quell’Eden provenzale con i suoi design semplici ma raffinati. Un colosso del fashion che ha sempre celebrato le sue origini, quell’amore puro e incondizionato per la sua amata terra. Perché, d’altronde, Jacquemus è semplicità, solarità e delicatezza. In poche parole, è Provenza.

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