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Andrej, i due volti della bellezza

Dalla bocca del commediografo Aristofane, Platone spiegava nel suo Simposio l’esistenza di un terzo sesso, l’androgino, simbolo di perfezione e completezza, discendente diretto della Luna. Una dimensione altra da cui sembra provenire anche Andrej Pejic, personaggio liminare, figura quasi fuoriuscita da vecchi libri fantasy, fatti di fate, folletti ed elfi del bosco. Capelli lunghi color platino, corpo scolpito, sguardo ammaliante, tra il divino e il diabolico. Difficile capire la sua vera identità a prima vista. “Chi è questa bionda?”, dicono tutti. Eppure Andrej non è altro che un ragazzino di 21 anni, nato a Tuzla, in Bosnia-Herzegovina, da padre croato e madre serba, figlio della multiculturalità e del multirazziale, di un paese in guerra e del sangue versato su una terra troppo disomogenea per restare unita. A soli 8 anni, sotto i bombardamenti NATO, fugge a Melbourne, in Australia, verso una nuova vita, quella che lo porterà al successo, meno di dieci anni più tardi. Rincarnazione contemporanea di un antico mito, di quel fascino che da secoli incanta la fantasia umana, tra venerazione, stupore e scetticismo. Lui, lei.

Ora quell’ambiguità, quella bellezza continuamente ricercata dall’arte e dall’estetica, si è fatta carne. Così è stato facile per Andrej iniziare la sua carriera nel mondo della moda, scalando le vette più alte, adorato e vezzeggiato da stilisti come Marc Jacobs e Jean Paul Gaultier, per il quale sarà il nuovo volto dell’eau unisex Kokorico. Un corpo reversibile, conturbante nel completo da uomo, con camicia e cravatta, sensuale nell’abito lungo, con scolli e trasparenze. Da un lato, in lista tra i top model più pagati e tra le donne più sexy del mondo, dall’altro, oggetto di scandalo e critiche feroci, perché fotografato con uno stretto push-up prodotto dai magazzini olandesi Hema. Andrej, volto dell’inconcepibile, del non conforme a quella che chiamano “normalità”, del non classificabile, dello sconosciuto. Ma anche, Andrej futuro della moda, di quell’eterno ritorno e di quella capacità di sostituire entrambi i sessi, dimostrato sulla copertina del gay and lesbian magazine OUT, quando, con tanto di pitone avvolto al suo corpo nudo, imitava la famosa posa di Nastassja Kinski, pubblicata su Vogue nel 1981.

Intanto, su questo singolare prodotto di madre natura, le voci non fanno altro che circolare. Gli obbiettivi di osservarlo, ovunque. C’è chi lo paragona ad un’altra stupenda contraddizione del fashion system, Lea T., la modella transgender nata come Leandro Cerezo, amica e musa di Riccardo Tisci, per il quale ha posato e sfilato in abiti Givenchy. Ma Andrej non è il frutto di una lotta interiore e sociale, né la vittoria di una donna e dei suoi diritti. Andrej sorride, schivando con un pizzico di sana civetteria le domande dei curiosi sul suo orientamento sessuale e divertendosi nel rivendicare un’indecisione costruita ad arte per far parlare di sé: bene così, è il suo momento. In fondo, alla debolezza umana i giochi degli dei son sempre piaciuti.

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