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John Fante, Sogni di Bunker Hill

John-Fante

 

Italiano, cattolico, scrittore, ma anche americano, ateo e sceneggiatore. John Fante, come tutti i grandi scrittori che hanno fatto la storia, non è etichettabile e riducibile a semplici aggettivi. Così Arturo Bandini, personaggio da lui creato e protagonista di quattro delle sue maggiori opere. Tra essi, oltre al capolavoro Chiedi alla polvere, l’ultimo dei romanzi, Sogni di Bunker Hill.

Nato a Denver, Colorado, nel 1909, John Fante, figlio di italiani emigrati di seconda generazione, cresce povero e con una profonda istruzione cattolica, non si sentì mai completamente italiano. Né tantomeno completamente italiano. Il mito della letteratura e del successo ottenuto tramite i propri scritti lo porta a combattere per tutta la vita, producendo romanzi, racconti e sceneggiature che, però, non ottennero mai il riscontro meritato. Quantomeno mentre l’autore era in vita.

dreams from bunker hill

Creatura, personaggio, alter-ego, persona. Arturo Bandini vive in Fante, tanto quanto Fante vive in Bandini. Perseguitato dalla propria incapacità a scendere a compromessi e spinto dall’insaziabile bisogno di successo, agisce, parla ed esiste affamato di esperienze e riconoscimenti, nel totale rifiuto dei propri limiti. Egocentrico, appassionato, incontenibile, già in Chiedi alla polvere, Arturo deve affrontare se stesso, un talento ostentato ma forse soltanto sperato.

cover

Sogni di Bunker Hill è un passo oltre che porta il protagonista verso quell’inesorabile epifania che è, prendendo in prestito un lessico joyciano, la paralisi: le illusioni del successo si sgretolano rovinosamente una alla volta, portando alla inevitabile presa di coscienza della mediocrità della propria esistenza. Dettato alla moglie Joyce nel 1979 quando ormai il diabete aveva ridotto Fante alla cecità, Sogni di Bunker Hill (attualmente edito da Einaudi nella traduzione di Francesco Durante), vede Bandini alle prese con la nuova vita di sceneggiatore a Hollywood, terra di stelle brillanti, ma anche cadenti, patria della finzione ma anche della passione. È un romanzo intenso e unico, da leggere tutto d’un fiato, in cui si esprime la crudezza della tecnica scrittoria di Fante in tutto il suo fulgore.

Cronista della vita vera e poeta della disillusione, fu veramente americano soltanto nello stile secco ed essenziale. Secondo Bukowski scriveva “con le viscere e per le viscere, con il cuore e per il cuore”, in un modo diverso di cui ci si innamora gradualmente. Ma da cui, poi, è impossibile fare a meno.

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