Homeless: l’emarginazione secondo Lee Jeffries

lee jeffriesVolti senza tempo, emarginati e sofferenti sono quelli immortalati da Lee Jeffries ed esposti al Museo di Roma in Trastevere dal 19 Ottobre al 12 Gennaio 2014. Homeless, questo il titolo della mostra, infatti raccoglie cinquanta immagini in bianco e nero scattate in tutto il mondo e fino ad ora circolate solo via internet.

Da New York a Milano a Miami, il fotografo di Manchester ha catturato le sensazioni e le espressioni di uomini e donne senzatetto, abbandonati a se stessi ed esclusi dalla vita sociale. La luce nei loro occhi racconta storie passate, le rughe incassate la drammaticità dell’esistenza. Jeffries non ha voluto realizzare un reportage, tant’è che le opere esposte sono prive di date e didascalie, come a dire che la sofferenza dei protagonisti manca di riferimenti temporali e spaziali. E’ più che altro un insieme di immagini che richiama alla memoria l’iconografia spirituale. Si tratta di foto che hanno la finalità di “urlare l’ingiustizia” e influenzare in qualche modo il giudizio degli spettatori. Il fotografo, attraverso i primi piani frontali su sfondi monocromatici, il gioco di luci e ombre ma soprattutto una forte capacità empatica, ha provato a creare una dinamica che potesse rendere l’arte il motore della compassione. Un tentativo ben riuscito che porta Giovanni Cozzi, curatore della mostra, a parlare di sacro come messaggio ultimo di Homeless.

Promossa dall‘Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione artistica e da LoolitArT, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, la mostra rientra nel calendario del Festival Internazionale di Fotografia di Roma. Homeless, inoltre, è anche la dichiarazione d’amore del fotografo alla Capitale, perché è qui che Lee Jeffries dice di aver colto la maggiore spiritualità impressa nei volti fotografati.

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