Moda e sport: la fiera delle vanità o strategia di marketing?

David-Beckham-per-ArmaniIn principio fu Beckham. Uno dei calciatori più pagati al mondo, bello come un dio greco, che si ‘improvvisa’ anche modello per l’underwear firmato Armani insieme alla moglie, la Posh Spice Victoria. Poi fu la volta del genio creativo dello stilista belga Dirk Bikkembergs, che ha avuto l’intuizione di legare il suo nome al mondo del calcio, addirittura fondando una squadra che portasse il suo marchio in giro per l’Italia e sulle pagine patinate delle riviste di moda, la FC Bikkembergs Fossombrone. Infine, venne Re Giorgio che decise qualche anno fa di sponsorizzare la squadra di basket Olimpia Milano, aggiungendo Emporio Armani al nome.

Oggi tocca alla squadra della Juventus, che per tutta la stagione 2013/14 avrà il guardaroba firmato da Trussardi. La squadra campione d’Italia infatti potrà scegliere tra la divisa formale ufficiale, abiti un po’ più informali e un set di accessori da viaggio in pelle, tutti disegnati dal marchio del levriero. La chicca è un parka impermeabile in pelle realizzato con la stessa nappa che si utilizzava un secolo per la produzione dei guanti di lusso.

Moda e sport a braccetto, dunque: connubio imprescindibile o furba trovata di marketing? Un po’ tutte e due, forse. Pur essendo due settori che nonostante la crisi tengono ancora botta, hanno bisogno l’uno dell’altra per rilanciare al meglio la propria immagine e il proprio mercato. Del resto, i sex symbol del giorno d’oggi sono proprio gli sportivi, ancor più degli attori, per la loro capacità di evocare immediatamente la figura dell’uomo sano, in forma, talentuoso e anche un po’ sudaticcio, che nell’immaginario erotico femminile non fa mai male. A questo, nell’era dell’apparenza, dove se non sei sempre al meglio, con i capelli e il vestito giusto, non sei nessuno, si aggiunge logicamente la figura del calciatore sempre ben vestito e tirato a lucido, che ‘arrotonda’ facendo da testimonial a una o più griffe di alta moda.

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Un modo per gli stilisti per far stare sempre sotto i riflettori il proprio brand e per il calciatore di reinventarsi modello. Che si sa, la carriera sportiva dura sempre troppo poco e perdere il diritto alla pensione è un attimo.

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