Art — 11 novembre 2012 at 11:25

Liu Bolin: viaggio segreto tra i capolavori dell’arte italiana

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In un periodo in cui l’arte contemporanea sembra dibattersi tra low tech e high tech, la personale dedicata all’artista cinese Liu Bolin negli spazi del palazzo Museo H.C. Andersen di Roma, rappresenta un esempio sorprendente di come questo confronto possa risolversi in una proficua dialettica.

Nato nel 1973 nella provincia nordica dello Shandong, Liu Bolin ha ricevuto una formazione classica presso l’Accademia Centrale dell’Arte Applicata. Allievo del maestro Sui Jianguo, comincia a sperimentare la sua arte in un periodo in cui la Cina vuole risollevarsi dalle macerie della Rivoluzione Culturale e lanciarsi in una rapida crescita economica.

Dalla sua prima esposizione di Pechino nel 1998, Liu Bolin ha ricevuto numerosi apprezzamenti internazionali che gli hanno permesso di esporre le proprie opere a Les Recontres D’Arles, il più importante festival di fotografia internazionale. Gli sono state inoltre dedicate mostre personali alla Dashanzi Art Zone di Pechino (2007) alla Galleria Bertin-Toublanc di Parigi (2007), alla Eli Klein Fine Art di New York (2008), oltre alla Galleria Box Art di Verona con cui collabora dal 2008.

Art Books, 2012, © Liu Bolin.

Con il patrocinio dalla Fondazione Italia Cina e la collaborazione della Galleria Box Art di Verona, la rassegna “A secret Tour” raggruppa, per la prima volta in Italia e nel mondo, l’intero corpus di scatti del ciclo Hiding in Italy, sezione dell’ampia e ormai celeberrima serie fotografica Hiding in the city in cui l’artista toccava i temi universali del rapporto tra uomo e natura e tra pensiero e potere politico. In mostra a Roma circa venti fotografie tra cui gli inediti realizzati durante le ultime tappe del grand tour di Liu Bolin nello stivale: Roma, Pompei e Verona. Leitmotiv dell’originale esposizione di Palazzo Andersen è la tematica del ritratto (dell’individuo e dell’artista) in rapporto all’architettura. Ritratto che diviene in questo caso memoria storica dell’individuo e degli spazi che egli abita.

Spunto della serie, un viaggio di Liu Bolin tra gli incantevoli luoghi dell’arte in Italia da cui nasce la volontà di confrontarsi con alcune delle opere più significative del nostro passato. A secret tour è perciò una testimonianza che documenta il grande rispetto e la devozione che quest’artista nutre nei confronti della storia dell’arte italiana.

Hiding in the City No. 82 - UE Flag, 2008, © Liu Bolin

L’opera di Liu Bolin, risultato di una progressiva tecnica operatoria che si avvale di body paint, performance, pittura e arte fotografica, ha seguito, anche in questa serie di scatti, una prassi molto rigida. Dopo una serie di schizzi preparatori e un attento studio della luce, l’artista si è fatto truccare in modo da mimetizzarsi nell’ambiente in cui ha sostato. Lo scatto rappresenta l’artista fuso con la realtà stessa che lo ha accolto in una continuità linguistica dell’immagine finale data dalla contraddizione tra l’opera classica e l’alterazione imposta dal giovane artista cinese.

Raffaele Gavarro, curatore della mostra, parla in questi termini dello studio attento di Liu Bolin della realtà con cui andrà a mimetizzarsi: “La scelta della location è un momento essenziale di tutto il suo lavoro. Stare in piedi per ore in un punto preciso, trovare i colori che creano esattamente la continuità tra sé e l’ambiente circostante, scoprire la luce, come cambia e in che ore e con che cielo diventa ideale”.

È così che Bolin si mimetizza al Teatro Alla Scala, al Duomo di Milano, sulla parete dipinta di una casa di Pompei, sul ponte di Castel Sant’Angelo, e davanti alla Paolina Borghese. Un percorso di mimesi che racconta molto del rapporto tra individuo e luogo. In una intervista l’artista ha dichiarato: “Il camaleonte ha la prerogativa di cambiare colore per uniformarsi al colore dello sfondo come forma di auto-protezione”. Ed è proprio alla straordinaria capacità dei camaleonti di mimetizzarsi a cui Liu Bolin si è ispirato.

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