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Gianni Versace, tributo all’esuberanza della creatività

“A quindici anni dalla sua morte cosa ricordo di Gianni Versace? La sua incredibile esuberanza, un senso di felicità in cui mischiava ogni cosa – idee, tendenze, ricordi, arte – con una sorta di vitalità ma anche nonchalance. Gianni era un grandissimo creatore ed il passare degli anni non fa che sottolineare quello che era il suo talento.”

Le parole del collega e antagonista di sempre Giorgio Armani descrivono con sintetica efficacia l’estrosa personalità di uno degli ultimi geni creativi e provocatori della moda italiana, il cui ricordo è ancora vivo nel cuore di molti: Gianni Versace, assassinato a soli 51 anni nella sua villa di Miami da un tossicodipendente nel lontano luglio 1997.

Ed è proprio Armani che firma la prefazione alla nuova biografia di Versace appena ripubblicata da Lindau Edizioni ed in libreria dal 22 Novembre, scritta dal giovane giornalista pugliese Tony Di Corcia, il cui lavoro originario viene pubblicato per la prima volta nel 2010, mentre l’edizione del 2012 si avvale di una vera e propria chicca, ovvero proprio l’aggiunta della prefazione di Re Giorgio, che negli effervescenti anni 80 diventa l’eterno rivale di Gianni sia sulle passerelle che nei salotti della Milano bene.

Il volume ripercorre con stile veloce ed asciutto – tipico del giornalista di professione qual è Di Corcia – le tappe della vita di un uomo che parte dal difficile e profondo Sud di Reggio Calabria e riesce – complici il suo innato talento creativo e il carattere curioso, caparbio e immancabilmente entusiasta – ad approdare nel dorato mondo del fashion system internazionale fino diventarne una stella di prima grandezza, un autentico e perfetto ambasciatore dello stile Made in Italy nel mondo.

E’ da bambino che Gianni scopre la sua vocazione per la moda, fin da quando gattona nel laboratorio sartoriale di famiglia.

Da qui alla notorietà il passo poi diviene incredibilmente breve, in quanto da Reggio Calabria l’aspirante creativo approda addirittura alle passerelle parigine, passando però prima per Firenze e Milano.

Ingrediente principale di questo viaggio nel mondo dell’uomo e del personaggio Versace sono soprattutto le testimonianze orali – e dunque le voci – di tutti coloro che hanno conosciuto lo stilista, in una sorta di collage intimista fatto di memorie, ricordi e sensazioni ancora vive: dalle imprenditrici Marisa Zanetti e Donatella Girombelli, che per prime credono e puntano sul suo talento alle giornaliste di costume che lo hanno “studiato” da vicino come Natalia Aspesi, Gisella Borioli, Adriana Mulassano e non ultima Giusi Ferrè, che ne prende le parti di fronte alle accuse mosse allo stilista negli anni fulgidi della sua carriera, colpevole di proporre un concetto di moda “rasente al volgare”. E subito la Ferrè interviene obiettando fermamente che “Gianni è uno stilista dal cuore elegante, e l’eleganza in sé non è mai volgare”.

E poi alcune delle artiste che hanno indossato i suoi abiti sulla scena, come l’etoile Luciana Savignano, che è stata la prima ballerina che ha indossato i suoi costumi disegnati per il teatro, fino ad arrivare a personaggi dello spettacolo come Patty Pravo ed Alba Parietti.

A fungere da perfetto contorno le splendide fotografie tratte dall’archivio privato della famiglia Versace, oltre alle illustrazioni di Manuela Brambatti: una serie di bozzetti originali con cui l’artista ha voluto rendere omaggio agli abiti e ai costumi più iconici disegnati da Gianni.

Ma tra le pieghe del suo vissuto, costellato di successi e glamour allo stato puro, escono allo scoperto anche aspetti meno noti e contrasti: la sua passione per la lettura, l’arte e il teatro, per il quale disegnò molti costumi di scena, in particolare per il teatro AllaScala di Milano e per i balletti di Maurice Bejàrt.

E inoltre le invidie ed i piccoli pettegolezzi relativi al designer, quelli di chi in un’epoca in cui iniziava a delinearsi la figura di una donna androgina ed emancipata, vedeva negli abiti iperfemminili griffati Versace un prodotto meno raffinato di quelli del rivale Giorgio Armani, e in lui nient’altro che un ragazzo del Sud arrivista ostinato a far carriera a tutti i costi.

Ma a fare di Versace lo stilista e il personaggio speciale che era, hanno contribuito in misura determinante i suoi affetti più cari, come la madre Franca e la famosa sorella Donatella, da sempre vera e propria musa ispiratrice e ideale prosecutrice dello stile dell’Impero della medusa.