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Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati” d’arte in mostra alla 21Gallery di Treviso

Da mercoledì 1 febbraio la 21Gallery presenta a Villorba di Treviso il lavoro di Cristiano Pintaldi, uno dei più interessanti ed affermati pittori italiani della generazione emersa negli anni ’90, nella mostra “Incontri ravvicinati” a cura dello storico dell’arte Costantino D’Orazio.

Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”
Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”

Fin dai suoi esordi, l’artista affascina il pubblico per la sua straordinaria tecnica, grazie alla quale riesce a riprodurre qualsiasi immagine e colore, utilizzando soltanto tinte di rosso, verde e blu, disposte in milioni di pixel sulla tela. Riproducendo a mano la tecnologia che permette alle immagini di comparire su uno schermo televisivo, Pintaldi realizza dipinti unici ed inimitabili che hanno fatto il giro del mondo e sono stati esposti in musei come il MAXXI – che possiede una sua opera nella collezione permanente – il MACRO o la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Le sue opere sono state acquisite nelle collezioni del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea di Rivoli (Torino), del MART, nella collezione VAF – Stiftung (Trento), del CAMeC Centro d’Arte Moderna e Contemporanea di La Spezia e sono state esposte su palcoscenici internazionali da Singapore a Londra, fino ad uno degli eventi collaterali della Biennale di Venezia.

Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”
Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”

Il mondo di Pintaldi nasce e si muove intorno alla televisione e alle immagini che film, serie o notiziari internazionali hanno trasformato in icone. Molto prima dell’esplosione dei social network e del fenomeno delle fake news, l’artista ha iniziato ad esplorare il processo che fa di una notizia o di una storia un pezzo di memoria collettiva, anche se in pochissimi hanno potuto osservarla dal vero. In particolare, il fenomeno degli avvistamenti di UFO affascina da sempre l’artista, fino a diventare un motivo ricorrente nel suo lavoro. Nei suoi quadri compaiono volti noti dei film del passato, ma anche frame tratti dalle serie globali come La Casa di Carta o Squid Game, dove ogni volta lo spettatore si ritrova in dialogo diretto, coinvolto nella scena, che compare soltanto se osserva il dipinto ad una certa distanza. Sorprendente è l’esperienza nella quale la combinazione di pixel rossi, verdi e blu produce un’immagine in bianco e nero.

Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”
Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”

Quello che differenzia il mio lavoro da quello di altri artisti – afferma Pintaldi – è il modus operandi: il colore scelto, il colore finale che percepisce l’osservatore nel dipinto è invisibile a me durante il processo. È il risultato di una combinazione di tre colori stesi sulla tela in momenti diversi, sistemati uno vicino all’altro e mai mescolati; il “pennello” è guidato solo dal mio istinto.

La natura delle nostre percezioni, il sottile, ineffabile, confine tra realtà e sogno, il rapporto tra anima e natura, verità e illusione, intuizione e progetto: sono temi che già interrogavano i filosofi greci e hanno acceso dibattiti per millenni. Per questo, possiamo dire che il lavoro di Pintaldi costituisce una tappa all’interno del percorso filosofico universale, un punto di vista che non teme di prendere posizione nella secolare investigazione che cerca di assegnare all’essere umano un posto nel mondo. (Costantino D’Orazio, dal testo in catalogo).

Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”
Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”

Il fulmine che ha colpito il crocifisso sulla cupola di San Pietro durante un temporale alle 17.56 dell’11 febbraio 2013, il giorno in cui Benedetto XVI annunciò le proprie dimissioni; l’attimo in cui un UFO compare accanto al vulcano Sakurajima, in Costa Rica, mentre erutta; ma anche il momento dell’impatto tra il Boeing 737 della United Airlines e una delle Twin Towers: sono istanti radicati nella nostra anima, che Pintaldi estrae per costringerci a non nasconderli nel cantone più recondito della nostra coscienza, dove non possono fare male a nessuno. Sono quadri che scavano nella storia e non temono di mostrare quelle paure che da molti anni il mondo cerca di rimuovere o minimizzare.

Sono scene che la maggior parte di noi, ma soprattutto l’artista, ha visto soltanto attraverso lo schermo o una proiezione; eppure le avvertiamo concrete e reali, perché a loro sono legate emozioni forti e reazioni individuali, proprio come se le avessimo vissute dal vero. « I miei lavori rappresentano momenti sospesi, fermi nel tempo.», spiega Pintaldi.

Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”
Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”

About 21GALLERY 

21Gallery si trova nel cuore del TAD (Treviso Arts District) a Villorba (TV): è una galleria dedicata all’arte contemporanea con il suo focus nei confronti di artisti emergenti. Si forma dall’incontro di idee di tre grandi imprenditori impegnati in settori diversi, Alessandro Benetton, Massimiliano Mucciaccia e Davide Vanin, ed è parte della struttura di 1.500 mq che coinvolge professionisti selezionati e aziende di eccellenza nei settori delle arti visive, del food & beverage e del design. A consolidare e massimizzare questa qualitá è stato scelto un autorevole board scientifico, composto da Cesare Biasini Selvaggi, curatore e manager culturale; Luca Boriello, direttore ricerca INWARD Osservatorio Nazionale sulla Creatività Urbana e coordinatore scientifico di Inopinatum Centro Studi sulla Creatività Urbana-Università Suor Orsola Benincasa di Napoli; Alberto Castelvecchi, già fondatore dell’omonima casa editrice specializzata in nuove tendenze, culture giovanili e fenomeni emergenti, oggi docente di public speaking presso l’università Luiss Guido Carli; David Alan Chipperfield, fondatore di Davide Chipperfield Architects di Londra; Ernesto Fürstenberg Fassio, manager, amministratore delegato de La Scogliera S.p.a. e Presidente di Banca IFIS. 21Gallery, valorizzando i più giovani talenti nel campo delle arti visive, punta a sostenere cause benefiche e a creare un impatto positivo sul territorio.

Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”
Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”

About CRISTIANO PINTALDI

Nasce nel 1970 a Roma. Vive e lavora a Roma. Cresciuto in una famiglia di pubblicitari appassionati d’arte, dal 1991 ha cominciato a usare solo i tre colori primari, rosso, verde e blu, su uno sfondo nero, accostandoli nello stesso modo in cui i pixel si dispongono per dare vita all’immagine sullo schermo televisivo. I soggetti scelti – che sono tratti dalla cultura popolare, dai programmi televisivi, dai cartoni animati, dai film cult di fantascienza e dai film di Kubrick – sono così scomposti in pixel, che però sono, di fatto, creati dall’artista con una mascherina di un centimetro quadrato che comprende al suo interno tre segni paralleli verticali dei tre colori. Pintaldi applica numerosi strati di pittura con l’aerografo, lavorando su tre livelli, uno per volta, e scoprendo l’effetto solamente a fine lavoro. Tra le immagini simbolo ci sono: l’alieno, l’UFO, il fulmine, il Papa, la maschera, che, con altre, sono per l’artista in qualche modo delle chiavi d’interpretazione della realtà in cui viviamo. L’abile riduzione dello spettro dei colori operata da Pintaldi instaura un dialogo tra colori e forme, forzandoci a investigare sia i limiti, sia la sintesi, tra realtà e finzione.

Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche a Roma nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna, nel MAXXI Museo d’Arte Contemporanea del XXI secolo, nel MACRO Museo d’Arte Contemporanea e nel Museo d’Arte Moderna di La Spezia.

Pintaldi ha preso parte a numerose mostre collettive e personali. Tra le ultime monografiche si ricordano “Lucid dreams” (2011), curata da Achille Bonito Oliva nell’Ex Cantiere Navale di Venezia, come evento collaterale della LIV Esposizione Internazionale d’Arte  Biennale, “Suspended Animation”, curata da Gianluca Marziani presso il Museo Scientifico e di Ricerca dell’Accademia Russa di Belle Arti di San Pietroburgo e presso la Galleria Partner&Mucciaccia di Singapore (2014), “Dalla materia alla luce”,  a cura di stella Santacatterina presso il MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma (2015).

Photo credits Courtesy of Press Office

Ad Altaroma in mostra bijoux e accessori per esorcizzare il Covid-19

Un’ “Onda Creativa”, partita durante il lockdown con incontri virali in rete, contagia anche Altaroma. L’associazione no profit “Officine di Talenti Preziosi”(OTP), fondata nel 2013 nella Capitale dalla docente di design del gioiello e presidente Marina Valli, affiancata dal 2016 dalla vicepresidente, jewelry designer e docente Ied Gioia Capolei, ritorna alla kermesse capitolina con il progetto espositivo “Oasi, nuovi approdi per l’arte dell’ornamento”. In questa particolare edizione, OTP e la Galleria INCINQUE OPEN ART MONTI, che condividono la medesima mission, hanno deciso insieme di creare nuove sinergie e di rafforzare la presenza sul territorio unendosi in un evento esclusivo durante la Fashion Week per la valorizzazione delle proposte artistiche. E raccontare i nuovi linguaggi nell’arte dell’ornamento del panorama romano.

OTP ha sfruttato l’isolamento forzato per creare nuove collaborazioni tra i suoi associati e le realtà vicine, basate su un lavoro di gruppo tramite webinar con analisi e spunti della storica Anna Fiorelli, potenziando la creatività degli associati e dei partner attraverso la realizzazione di pezzi finalizzati all’evento esclusivo in calendario. Si entra in una nuova era, è necessaria una nuova visione di un mondo futuro, diverso e che abbracci culture differenti. “La parola chiave è Trasformazione– spiegano Valli e Capolei- Osserviamo e viviamo una nuova realtà, una nuova vita, sperimentiamo nuove dinamiche, con regole molto restrittive che stanno  cambiando la quotidianità e il bisogno di socialità. Ma come saranno i gioielli e gli accessori del futuro?”.

In una mostra reale visitabile fino dal 15 al 17 settembre alla Galleria Incinque OpenArt Monti, diretta dall’architetto Monica Cecchini, e virtuale grazie ad un video sulla piattaforma digitale di Altaroma, un’esplosione di creatività per esorcizzare il Covid-19: orecchini da portare con la mascherina, bottigliette per il gel igienizzante tempestate di pietre pregiate, amuleti porte-bonheur  dal fascino brasiliano per i millennials che hanno affrontato la quarantena da soli lontano dalla famiglia. Ma anche couture mask ricamate, bijoux con le spire tipiche del coronavirus che diventa un bijou da collezionare. Borse fatte a mano, conciate con pelli ecosostenibili, anelli e bracciali futuristici per il domani che verrà, strizzando l’occhio al rispetto dell’ambiente. L’esperienza della pandemia ha arricchito i creativi di Officine di Talenti Preziosi di una nuova sensibilità, accrescendo l’esigenza di una maggiore attenzione alla sostenibilità green, etica e sociale, rileggendo la percezione dell’oggetto d’arte e dell’ornamento per riscrivere, attraverso il suo valore simbolico, i cambiamenti negli usi e nei costumi della vita di tutti i giorni con le sue necessità.

Accanto all’expo è stato realizzato un cortometraggio, appositamente ideato da una giovane regista, Caterina Biasiucci, in collaborazione con il fotografo Valerio Polici, per interpretare e rendere visibili gli oggetti artistici esposti indirizzandosi, in particolare, ai giovani e ai millennials con linguaggi estetici sperimentali e attrattivi. Professionisti e persone comuni saranno coinvolti per indossare le creazioni dei designer. Una scelta registica che è la naturale conseguenza dell’orientamento etico di Officine di Talenti Preziosi e della Galleria InCinque Open Art Monti. Lo short movie intende raccogliere l’esperienza di riflessione e creatività di OTP dettata dalla quarantena. L’obbligatoria interruzione di ogni attività formativa e produttiva, il distanziamento, la profonda crisi personale e identitaria hanno fatto ripensare all’esperienza post-bellica, in cui il senso dell’arte e dell’ornamento è stato stravolto e ha assunto un nuovo significato. Il corto si ispira al vissuto, la regista ha condiviso con Officine di Talenti Preziosi l’impostazione di ispirazione neorealista: pochissimi attori professionisti, volti significativi selezionati tra la gente per dare voce, immagine e corpo all’idea di nuovi approdi della creatività nell’arte dell’ornamento. Per rispettare l’impostazione neorealista sono stati scelti ambienti “veri” e non ricostruiti, svolgendo le riprese en plein air, dove è più facile rispettare tutte le precauzioni previste dai protocolli di sicurezza anti-contagio Covid.

GUARDA IL VIDEO EMOZIONALE “Oasi, nuovi approdi per l’arte dell’ornamento” sulla piattaforma digitale di Altaroma: http://digitalrunway.altaroma.it/.

Per gli outfit, OTP ha immaginato gli abiti dello storico Concept Store LOL di Fabio Casentini in via Urbana 98, raffinata boutique dall’eleganza minimal in cui convivono armoniosamente collezioni trendy e accessori ricercati: una delle tappe capitoline da non perdere per chi ama lo shopping e dove, tra mille vicoli caratteristici e numerose botteghe, poter fare acquisti di pregio.

ABOUT OFFICINE DI TALENTI PREZIOSI (OTP):

L’obiettivo di Officine di Talenti Preziosi, sin dalla sua nascita, è quello di creare un ponte per i giovani delle accademie e il mondo del lavoro, coinvolgendo artigiani e professionisti, nonché appassionati, per promuovere la cultura del gioiello in tutte le sue espressioni attraverso corsi di aggiornamento ed eventi esclusivi. Un punto di incontro e dialogo tra le tante realtà del settore e buyer con la mission di valorizzare l’interesse verso l’arte, la cultura e la qualità del manufatto prezioso e dell’accessorio moda, evocando la storica tradizione artistica e artigianale dell’oreficeria romana: il gioiello, l’ornamento e l’accessorio sono veri e propri oggetti d’arte sperimentale.

L’associazione ha inoltre dedicato un Premio alla memoria di Giovanni Valli, designer di Bvlgari dal ’45 al ’90 e padre della presidente Marina Valli, aperto ad operatori del settore, orafi, e giovani creativi che hanno frequentato scuole ed istituti specialistici. Dal prossimo mese di ottobre, OTP terrà brevi corsi di aggiornamento nel settore del design curati, anche online, dalla new entry Gian Luca Lera.

 

Negli scorsi anni OTP ha presentato al pubblico tematiche all’avanguardia, proponendo originali bijoux, ma non solo. Dalla ricerca sui sensi fino alla sostenibilità: il primo evento è stato dedicato al gusto “Food Bijou – 2015”, a cui ha fatto seguito il tema dell’olfatto con “Bijou & Parfum – 2016” e infine, includendo il sesto senso nella globalità dei sensi, è stato realizzato “Sensi e Bijou- 2017” ,presentato ad ALTAROMA 2017 nella sezione IN TOWN. Poi “Bijou & Gioielli…KM 0… KILOMETROITALY” ad ALTAROMA 2018, sezione IN TOWN, “Bijou Green, verso un Mondo migliore”, durante ALTAROMA 2019 sezione IN TOWN, e “Sostenibilità & Bijou, Accessories. Verso nuovi Orizzonti” ad ALTAROMA nel gennaio 2020.

Per perseguire i suoi scopi, dalla sua fondazione Officine ha organizzato ogni anno eventi, corsi di formazione, esposizioni, conferenze e attività editoriali. Riunisce le eccellenze del settore, incontra e si confronta con diverse realtà per dare sempre più voce al mondo del gioiello. Tra le figure di spicco ed esperti che hanno partecipato ai webinar dal titolo “L‘Aperitivo del GioielloLucia Silvestri, responsabile ufficio stile di Bvlgari, Paola De Luca, founder e creative director di The Futurist, la storica del gioiello ed esperta di design Anna Fiorelli ed il jewelry designer Alessio Boschi, il designer di accessori Gian Luca Lera, la jewelry designer Ilaria Lanzoni e Giorgia Di Simone, il jewelry designer Gioviano Sgarlata, l’imprenditore e jewelry designer Fabrizio Falcinelli.

MORE INFO ON YOUTUBE:

https://www.youtube.com/results?sp=mAEB&search_query=officine+di+talenti+preziosi

ABOUT  “INCINQUE OPEN ART MONTI”, la Galleria dell’architetto Monica Cecchini:

Incinque Open Art Monti nasce nel 2016 a Roma, nel cuore del rione Monti, con l’obiettivo di rappresentare l’interconnessione tra arte, architettura, design ed artigianato. Un concept dell’evoluzione del lavoro che, attraverso la fusione delle esperienze personali, cerca il rilancio della creatività in tutti gli ambiti e la valorizzazione dell’arte e della cultura. Puntando alla contaminazione tra eventi culturali e territorio. Il concetto è proprio quello di uno “spazio aperto” all’arte, all’architettura, al design, alle attività formative e culturali, ubicato in un affascinante edificio medievale risalente al 1300, che viene messo a disposizione per esplorare i diversi aspetti della contemporaneità. Ogni progetto vuole essere vissuto in sintonia con il connettivo urbano e sociale, ideato seguendo i concetti di sostenibilità e di valorizzazione del patrimonio culturale immateriale. Dal 2019, nel cuore del centro storico l’Art Gallery intende promuovere la cultura del gioiello contemporaneo nella Capitale. Incinque, partendo dalle profonde radici culturali e dall’eccellente passato nelle arti orafe, pone come fine della valorizzazione quello di generare nuova linfa creativa.

DESIGNER PARTECIPANTI A “Oasi, nuovi approdi per l’arte dell’ornamento”:

Valentina Allotti, Kristina C, Glauco Cambi, Gioia Capolei, Christel Deliège, Gabrielle Delille Jewelry Creations, Doni Del Mare Gioielli, Marina Ettorri, Daniela Ferrero, Laura Forte, Giun, Fabiana Lanzilao_Jewelry, Emanuele Leonardi, Gian Luca Lera, Lina Mancini, Elisa Marcantonio, Gianluca Merlonghi, Chiara Mingiardi, Laura Mustacciuoli, Nadè by Nadia Coretti, Lucio Napolitani, Oro Bronzo di Sabrina Marzi, Liliana Palaia, Sabrina Pancot Jewels, Gloria Passidomo Uo Mum Jewels®, Angela Pezzino, Anna Pinzari, Angela Maria Poti, Manuela Radice, Maria Paola Ranfi, Carlo Maria Sambati, Michele Soave, Sognando_loScirocco_Jewels, Marina Valli, Lorella Verrillo.

MAIN PARTNER DELL’EVENTO:

Galleria InCinque Open Art Monti, Abiti e Stylist Concept Store LOL Roma, modelle Style di portamento dell’Accademia Koefia, Make up-Hair styling a cura di Maria Lucia Di Casola Flavia Todaro dell’Accademia di Trucco professionale, Roma, Degustazione Vini Nani-Martin, Valdobbiadene, Cortometraggio e Riprese Foto e Video di Caterina Biasiucci e Valerio Polici.

 

Photo credits della gallery_Valerio Polici

 

 

 

“Sostenibilità & Bijou, Accessories”, Officine di Talenti Preziosi in mostra ad Altaroma tra etica ed ecologia

L’arte del gioiello si arricchisce abbracciando la sostenibilità etica ed ambientale durante la kermesse Altaroma. Sabato 25 gennaio, dalle ore 10.00 alle 20.00, al Guido Reni District l’associazione no-profit Officine di Talenti Preziosi (OTP) presenta il suo nuovo progetto creativo “Sostenibilità & Bijou, Accessories. Verso nuovi Orizzonti” che continua il percorso tracciato dal fil rouge nella mostra dello scorso luglio. Nell’edizione invernale della manifestazione capitolina si uniscono al lavoro di OTP nuovi designer, confermando l’importanza del tema dell’ecologia anche nel settore degli accessori ed evolvendo verso l’aspetto della solidarietà, intesa come “unicità” che guarda non solo alla tutela dell’ambiente ma alla condivisione e all’impegno sociale. Puntando sulle diverse abilità che costituiscono un valore aggiunto nella fase di creazione. Alcuni ragazzi diversamente abili con sindrome di Down, grazie alla collaborazione tra l’associazione e l’agenzia Double, guidata da Rosaria Melia, hanno realizzato singolari braccialetti che verranno presentati agli ospiti dell’iniziativa. Un evento poliedrico alle ore 16.00 vedrà in scena la performance di danza site specific della scuola Studio dance theatre di Grottaferrata diretta da M. Gabriella Marinelli e Franca Visciglia, con la direzione artistica di Alessandra Delle Monache e le coreografie di Roberta Romei. Ci sarà, inoltre, il contributo musicale di Bragù Project, duo jazz formato dallo spagnolo Guillem Ubach e dal brasiliano Raul Faleiro Belardin, mentre le modelle indosseranno abiti firmati dalla stilista Alessandra Giannetti. Live drawing e momento gourmet con Matù Chocolate, che produce cioccolato dal packaging biodegradabile, e degustazione di prodotti tipici dell’azienda agricola Torrino dei Gelsi.

All’esposizione dei nuovi bijoux “green” con un’antologia delle precedenti creazioni di OTP non mancheranno esperti del mondo jewelery e fashion. Materiali alternativi e di scarto, borse che nascono dalle bucce di mela, pelle d’ananas, vetro, plastica e rifiuti, riuso creativo dei metalli, filiere certificate e buone pratiche per l‘associazione fondata nel 2013 dalla presidente Marina Valli, affiancata dal 2016 dalla vicepresidente Gioia Capolei, con l’obiettivo di creare un ponte per i giovani delle accademie e il mondo del lavoro, coinvolgendo artigiani e professionisti, nonché appassionati, per promuovere la cultura del gioiello in tutte le sue espressioni attraverso corsi di aggiornamento ed eventi esclusivi che diventano un punto di incontro tra interlocutori e buyer.“Abbiamo scelto di puntare sulla sostenibilità ambientale, continuando sulla strada già intrapresa lo scorso luglio, ma questa volta il concetto di sostenibile si traduce in etico e solidale con il coinvolgimento di Double, agenzia impegnata da anni nel sociale. OTP ha poi intitolato un premio alla memoria di mio padre Giovanni Valli, designer di Bvlgari dal ’45 al ’90, aperto ad operatori del settore, orafi, e giovani creativi che hanno frequentato scuole ed istituti specialistici”, spiega la presidente Valli.

Illustrazioni dei pannelli espositivi a cura di Barbara Brocchi ed Emanuela Fletzer

Presentazione “Identity shooting jewelery” a cura di professionisti del settore per approfondire i temi della formazione sul design del gioiello-illustrazione, tecniche di realizzazione Cerapersa-Progettazione Cad.

DESIGNER PARTECIPANTI A “Sostenibilità & Bijou, Accessories. Verso nuovi Orizzonti”:

Valentina Allotti, Gioia Capolei, Antonella Caspoli, Christel Deliége, Debora Di Berardino, Giorgia Di Simone (Studio Barattolo), Gabrielle Delille Creations, Laura Forte, Francesca Gabrielli, Lato D, Lina Mancini, Manuela Radice (Mangia Bags), Nadé by Nadia Coretti, Sabrina Pancot, Chiara Quatrale, Reuse Design di Maria Clelia Scuteri, 925&Co, Patsa di Patrizia Santamaria, Carlo Maria Sambati, Kristina C. di Cristina Caione, Stkreo by Stefania Tortella, Marina Valli. Coordinamento a cura di Flavia Elisabetta Munafò di Fashion Culture.

MAIN PARTNER DELL’EVENTO: Allestimento e materiali per il disegno a cura di Vertecchi per l’Arte di Roma, Start-up Aperion, Roma, Double per le shopper, Roma, Make up-Hair styling a cura di Maria Lucia Di Casola Flavia Todaro dell’Accademia di Trucco professionale, Roma, Abiti Alessandra Giannetti, Roma, Tasting a cura di Matù Chocolate (Avellino) e azienda agricola Torrino dei Gelsi, San Gregorio di Sassola (Roma), Foto e Video di Valerio Polici con montaggio di Caterina Biasiucci.

Il linguaggio dei segni di Joan Miró in mostra al Palazzo delle Arti di Napoli

Joan Mirò_Courtesy of Press Office
Courtesy of Press Office

Il mondo fantastico, onirico, febbrilmente creativo di Joan Miró viene presentato al pubblico dal 25 settembre 2019 al 23 febbraio 2020, al PAN Palazzo delle Arti Napoli, con l’esposizione dal titolo “Joan Miró. Il linguaggio dei segni”.  La mostra, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, con il supporto del Ministero della Cultura Portoghese e il patrocinio dell’Ambasciata del Portogallo in Italia, è organizzata dalla Fondazione Serralves di Porto con C.O.R. Creare Organizzare Realizzare di Alessandro Nicosia.  A cura di Robert Lubar Messeri, professore di storia dell’arte all’Institute of Fine Arts della New York University, sotto la preziosa guida di Francesca Villanti, direttore scientifico C.O.R., il percorso espositivo riunisce ben ottanta opere tra quadri, disegni, sculture, collage e arazzi, tutte provenienti dalla straordinaria collezione di proprietà dello Stato portoghese in deposito alla Fondazione Serralves di Porto.

Joan Mirò_Courtesy of Press Office
Courtesy of Press Office

La mostra

Le 80 opere esposte coprono il lungo arco della produzione artistica di Miró, dal 1924 al 1981; più di sei decenni di attività creativa in cui l’artista catalano sviluppa un linguaggio rivoluzionario che trasforma l’arte del XX secolo.  Attraverso la pittura, il disegno, la scultura, la ceramica, l’arazzo e l’incisione, Miró esplora il linguaggio dei segni, il rapporto tra le immagini e il loro significato.

Nell’estate del 1924 Miró mette a punto una svolta radicale nella sua indagine sulla formazione dei segni. Scrivendo a un amico, così descrive il suo recente lavoro: “Figurazione di una delle mie ultime x (non riesco a trovare la parola qui; non voglio dire tela o pittura.) (…) Ritratto di un’affascinante amica parigina. (…)Una linea verticale per i seni; uno è una pera che apre e sparge i suoi piccoli semi. (…) Dall’altra lato, una mela beccata da un uccello. Scintille volano fuori dalla ferita causata da questo becco. (…) Nell’angolo superiore della tela ci sono delle stelle. (…) Si può a malapena definire un dipinto, ma non me ne frega un accidenti.”

Joan Mirò_Courtesy of Press Office
Courtesy of Press Office

 

Facendo l’inventario del mondo che lo circonda, Miró inizia a ridurre gli oggetti a semplici sagome e a elementi essenziali. Questo processo di riduzione e semplificazione elimina dal suo lavoro qualsiasi traccia di illusionismo rappresentativo e di spazio. Comincia a pensare alla superficie pittorica come a uno spazio destinato a segni e iscrizioni piuttosto che come a finestre sul mondo. Un rapporto misurato e geometrico tra la figura e lo sfondo, tra massa e spazio era stato una costante della tradizione pittorica occidentale per cinque secoli. Miró mina la logica stessa di quel codice visivo: il segno diventa un sostituto di qualcosa che non è più fisicamente presente. Nel perfezionare e ampliare il suo vocabolario visivo, Miró sviluppa uno stile esclusivo e originale, inaugurando così un nuovo linguaggio dei segni, che modifica il corso dell’arte moderna. A guidarci nel difficile e, allo stesso tempo, affascinante percorso dell’arte di Mirò, uno studioso di lunga consuetudine e profonda sensibilità: il professor Robert Lubar Messeri, che ne segue le impronte da anni, con eccellente competenza. Lo studioso ha individuato nove sezioni per spiegare i punti nodali dell’artista spagnolo.

Joan Mirò_Courtesy of Press Office
Courtesy of Press Office

Il linguaggio dei segni

A partire dalla Ballerina del 1924, viene messo in evidenza come Miró sfrutta le molteplici funzioni della linea come contorno, come scrittura e, nel caso dell’orizzonte, come indicatore dello spazio, consentendo scambi produttivi di significato.

La figura nella rappresentazione

Dall’inizio degli anni Venti, la figura diventa il soggetto prediletto delle indagini di Miró. Se i cubisti hanno messo la figura sotto pressione nell’ambito dell’illusionismo occidentale, Miró ha minato la logica stessa di quel codice visivo. Sceglie proprio un soggetto famoso come La Fornarinadi Raffaello per mettere in scena il suo attacco all’illusionismo occidentale.

La figura nello sfondo

Miró dà vita a un universo di uccelli volteggianti, corpi astrali, figure gesticolanti e creature fantastiche che sembrano muoversi senza sforzo sulla superficie della tela. A volte la figura è “trovata” nel processo stesso della creazione – come evocata dai segni e dalle macchie presenti sulla tela grezza.

Collage e l’oggetto

Miró è uno dei grandi artisti del collage del XX secolo. Già nel 1916 incorpora un frammento del quotidiano di Barcellona La Publicidad in uno dei suoi dipinti. Da quel momento in poi tornerà ripetutamente al collage nel corso della sua lunga carriera.

I dipinti selvaggi

I “dipinti selvaggi” sono l’espressione di rabbia verso un mondo impazzito, travolto dalla follia dell’odio che porterà inevitabilmente alla guerra. Un insieme di lavori, tra cui i Dipinti su Masonite, nettamente materici, del 1936 raccontano il suo stato d’animo.

L’elasticità del segno

Miró svuota finalmente i segni di riferimento, spogliando il linguaggio fino ai suoi componenti primari. Il segno e il gesto grafico hanno la precedenza sul significato.

Calligrafia e astrazione gestuale

Sono diversi fattori che hanno influenzato il nuovo modo di lavorare di Miró, due in particolar modo: la calligrafia giapponese e il successo dell’Action Painting in America e in Europa.

La materialità del segno

Durante la primavera del 1973,Miró, collaborando con il tessitore Josep Royo, realizza una nuova serie di opere a metà strada tra pittura e scultura definite dal critico Alexandre Cirici Pellicer Sobreteixim. Nelle fitte trame di juta, lana, cotone, canapa e una miriade di altri materiali che Royo prepara, Miró incorpora oggetti comuni.

Le tele bruciate e la morte del segno

Miró esegue, sempre con Royo, nel dicembre 1973, cinque Tele bruciate. Dopo aver tagliato le superfici con un coltello, l’artista applica masse di pigmento su varie aree della tela, usando una torcia per stendere la vernice. Miró e Royo bruciano con cura le varie sezioni del supporto, rendendo visibile la struttura del telaio carbonizzata. Poi aggiunge altra vernice e il processo ricomincia.

L’esposizione offre, quindi, al pubblico l’opportunità di ripercorrere,tappa per tappa, il cammino artistico dell’artista spagnolo, esplorando i momenti nodali del suo percorso, evidenziandone mutamenti ed elementi di continuità.

“Un quadro – diceva Miró – non si finisce mai, non si comincia nemmeno, un quadro è come il vento: qualcosa che cammina sempre senza posa”. Auspicava che le sue opere potessero essere un seme pronto a germogliare tra le mani delle future generazioni. I visitatori della mostra sapranno cogliere quel seme e farlo fiorire.

Joan Mirò_Courtesy of Press Office
Courtesy of Press Office

La storia delle opere

Tutte le 80 opere oggetto dell’esposizione sono sbalorditive, così come la storia che le ha condotte fino a Porto. Questo insieme di capolavori, appartenuti a uno dei più autorevoli e raffinati mercanti d’arte moderna, Pierre Matisse – figlio del più noto pittore Henri – rimane sconosciuta ai più per molti anni, finché il collezionista giapponese, che le aveva gelosamente custodite fino al 2005, decide di venderle al Banco Português de Negociós. Un semplice investimento per la banca portoghese, che preferisce non esporle e tenerle al sicuro all’interno di un caveau. Quando il Banco Português, in forti difficoltà economiche, stabilisce di mettere sul mercato l’eccezionale acquisizione, si solleva una protesta su scala nazionale, tanto da far intervenire lo Stato Portoghese, che sospende la vendita e incarica il Museo di Serralves di conservarle. Tra ottobre 2016 e giugno 2017, le opere sono state presentate per la prima volta al Museo Serralves di Porto, in una esposizione che ha ottenuto oltre 300.000 visitatori.

Ora arriva a Napoli, dando a cittadini e turisti la grande opportunità di ammirare una collezione davvero unica al mondo.

Hanno collaborato al progetto espositivo: La Reggia Designer Outlet, BCC – Banca di Credito Cooperativo di Napoli, Ferrovie dello Stato Italiane, Aeroporto Internazionale di Napoli, MUU Muuzzarella, TIPS on NAPLES, Napoli da Vivere.

 

“Visionaire à porter”, l’acqua diventa un’opera d’arte in una mostra a Roma

 

Road to green 2020 organizza una mostra con i collage digitali di Elettra Nicotra, per sensibilizzare sul tema dell’acqua. L’evento è ospitato all’interno del Parco degli Acquedotti di Roma, per due weekend di settembre

Acqua come fonte di vita e bene primario da preservare. È questo il tema principale della mostra Visionaire à porter, nata da un’idea di Barbara Molinario e organizzata dall’Associazione Road to green 2020, che proporrà una serie di collage digitali realizzati dall’artista siciliana Elettra Nicotra, appositamente per l’Associazione. L’esposizione allestita all’interno del Parco La Torre del Fiscale, presso il Casale Torre del Fiscale, all’interno del Parco degli Acquedotti di Roma, è gratuita e sarà visitabile nelle giornate del 20, 21 e 22 settembre e 27, 28 e 29 settembre. L’evento si inserisce all’interno della manifestazione Cultura Municipio VII – Aquae Septimae, Progetto a cura dell’Assessorato municipale alle Politiche culturali, che rientra nell’ambito dell’iniziativa Primavera di Rinascita, la cui organizzazione è stata affidata a DBG Management & Consulting, voluta e finanziata attraverso un bando dal Municipio VII di Roma Capitale, in collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Parco Regionale dell’Appia Antica.

Plastica nelle acque_Courtesy of Press Office
Plastica nelle acque_Courtesy of Press Office

Road to green 2020 è da anni impegnata nella promozione della sostenibilità e di comportamenti a basso impatto ambientale. Nelle sue campagne, ricorre spesso il tema dell’acqua, fonte di vita per ogni organismo, e da molti erroneamente considerata come una risorsa inesauribile. Per questo motivo, l’Associazione ha deciso di realizzare una mostra, in cui il fil rouge fosse l’acqua. Dispensatrice di vita, di purificazione, a volte limpida, talvolta torbida. Le opere pongono l’accento sull’importanza di non sprecare questa importantissima risorsa e sull’impegno che ciascuno di noi dovrebbe avere nel mantenere puliti fiumi, mari e oceani.

In particolare, in “Plastica nelle acque”, viene rappresentata una donna mentre riemerge dall’acqua, con i capelli al vento. Se la parte superiore del quadro mostra un’immagine quasi onirica, con colori vivi e luminosi, la parte inferiore ci ricorda come l’eccessivo accumulo di plastica nelle acque del mondo, sia una potenziale fonte di morte, rappresentata con un teschio, che emerge da cumuli di bottiglie e lattine. “Sono molto soddisfatta di come Elettra sia riuscita a rendere graficamente questi concetti che per la nostra Associazione sono di vitale importanza. – Ha commentato Barbara Molinario, Presidente di Road to green 2020 e curatrice della mostra. – L’acqua è una risorsa importantissima, senza la quale non ci può essere vita. Lo avevano compreso già gli Antichi Romani, che costruirono questo meraviglioso acquedotto che fa da sfondo alla nostra mostra, ma in molti oggi sembrano averlo dimenticato, sottovalutando cosa voglia dire sprecarla o inquinarla. Abbiamo deciso di affidare all’arte e alla sua potenza questo messaggio per noi così importante, affinché possa essere trasmesso in modo più immediato, prepotente ed efficace”.

Acqua come evoluzione_Courtesy of Press Office
Acqua come evoluzione_Courtesy of Press Office

Nei collage di Elettra Nicotra si fondono arti diverse, moda, ambiente e ricerca del bello. Una visione del mondo che ha del surreale e del concreto allo stesso tempo, in grado di mostrare il mondo per ciò che è e, allo stesso tempo, anche nelle sue molteplici versioni alternative possibili.

L’artista Elettra Nicotra

Elettra Nicotra è una figlia dell’Arte che cresce in mezzo alla musica e che fin da bambina s’immerge nelle più svariate forme di espressione artistica, passando dalla musica alla moda, alla fotografia, al design e al collage art. Diplomatasi a pieni voti nel 2010 presso l’Accademia Del Lusso Montenapoleone 5 (Milano) in Fashion Styling ed Editoria della Moda, collabora dal 2013 con il web magazine Fashion News Magazine in qualità di coordinatrice redazionale, creatrice di contenuti moda & beauty e grafico. Collabora con l’ufficio stampa Barbara Molinario in veste di grafico, nonché con l’Associazione No Profit Road to green 2020 per la quale cura grafiche e testi. Parallelamente, è attiva nel campo musicale, come cantante, compositrice e chitarrista con esperienza di quindici anni sul palco. Il suo concentrato di esperienze artistiche è riversato in un concept album “Awakening”, del quale è autrice di musica e testi, uscito il 26 Gennaio 2017 per Freecom Music SRL, e prodotto da Giovanni “Giuvazza Maggiore (Eugenio Finardi, Levante, Afterhours, Subsonica e altri). “Awakening” è stato accolto con entusiasmo dalla stampa specializzata italiana ed è stato presentato in programmi televisivi come “Web Notte – Repubblica.it” di Ernesto Assante e Gino Castaldo, “Edicola Fiore” di Fiorello ed in oltre trecento radio italiane ed internazionali. Attualmente è impegnata nelle registrazioni del suo secondo album previsto per il 2020.

Specchio d'acqua_Courtesy of Press Office
Specchio d’acqua_Courtesy of Press Office

 

Per maggiori informazioni sugli eventi e prenotazioni: http://dbgmec.com/aquae-septimae/

 

GLI APPUNTAMENTI DI AQUAE SEPTIMAE

 

Venerdì 20 settembre

LUOGO: LA TORRE DEL FISCALE Via dell’Acquedotto Felice 120 – 00178 Roma

All’interno del casale.

 

ORE 10:30 – 11:30

Conferenza stampa di inaugurazione del percorso inclusivo e interattivo di segnaletica e dell’anno sportivo e scolastico.

 

ORE 11:30 – 12:30

Incontro culturale a cura dello storico dell’Arte prof. Vittorio Maria De Bonis

 

Sabato 21 e domenica 22 settembre

LUOGO: LA TORRE DEL FISCALE Via dell’Acquedotto Felice 120 – 00178 Roma

 

ORE 16:00 – 17:00

Corso di outdoor training all’aria aperta con Valentina Ottaviani, influencer nota anche come The Rapunzel Vibes

 

Domenica 22 settembre

LUOGO: LA TORRE DEL FISCALE Via dell’Acquedotto Felice 120 – 00178 Roma

 

ORE 17:00

Performance con le influencers di Instagram @quellediroma. Per l’occasione, verranno ricreate le suggestive atmosfere della Roma Antica.

 

ORE 18:00 – 20:00

Concerto a cura dell’Associazione musicale Cappella Musicale Costantina. Un quintetto di archi diretto da Paolo De Matthaeis suonerà dal vivo accompagnato da un coro di 25 elementi.

 

Venerdì 27 settembre

LUOGO: Presso il parco antistante la Parrocchia San Policarpo – Piazza Aruleno Celio Sabino, 50, 00174 Roma

 

ORE 16:30

Presentazione del romanzo Il karma in un paio di scarpe, della giornalista e scrittrice Orietta Cicchinelli, autrice del romanzo Hijo de Puta-La parabola di un legionario e del racconto La madre. Orietta Cicchinelli racconterà la sua ultima opera e ne leggerà alcuni brani.

 

Sabato 28 e domenica 29 settembre

 

LUOGO: LA TORRE DEL FISCALE Via dell’Acquedotto Felice 120 – 00178 Roma

 

ORE 16:00 – 18:00

Rievocazione Storica a cura di Associazione Culturale Officina Romana Parabellum – Cohors II Praetoria. Verranno riprodotti spaccati di vita militare e sarà allestito una sezione di Castrum, l’accampamento militare Romano, e riproposte alcune delle attività che il soldato Romano svolgeva quotidianamente.

 

21, 22, 27, 28, 29 settembre

LUOGO: LA TORRE DEL FISCALE Via dell’Acquedotto Felice 120 – 00178 Roma

 

ORE 16:00 – 19:00

Mostra di pannelli per promuovere la sostenibilità ambientale e la conoscenza delle pratiche anti-spreco dell’acqua a cura dell’Associazione Road to green 2020.

 

ORE 16:30 – 17:30

Laboratorio creativo per bambini dai 6 ai 10 anni, esposizione e realizzazione di Bijoux costruiti con materiali di riuso a cura di Sbottonando.

 

ORE 16:00 – 20:00

Presenza di Gelato Velato e Cibi dell’antica Roma Ville Romane Catering.

 

 

“Arcadia”, storie di trionfi a corte nella nuova personale dell’artista Roberto Di Costanzo

Inaugura martedì 7 maggio alle ore 18.30, presso la galleria SpazioCima di Roma, la mostra “Arcadia. Storie di trionfi a Corte”, curata da Roberta Cima, e nuova personale dell’artista Roberto Di Costanzo che, con la sua colta visione e attraverso la china, interpreta il gioco dell’alchimia dei “Trionfi”, meglio conosciuti come gli Arcani Maggiori dei Tarocchi.

Originariamente nati come carte da gioco (se ne parla addirittura nel trattato di Marziano), poi divenuti vero e proprio gioco e passatempo di corte (i mazzi più antichi ancora esistenti sono stati realizzati per la famiglia Visconti), sono stati da sempre considerati delle vere e proprie opere d’arte, alcuni miniate col fondo in foglia d’oro o d’argento e lavori di punzonatura.

Roberto di Costanzo, Luna, Courtesy of Press Office
Roberto Di Costanzo, Luna, Courtesy of Press Office

Artisti rinascimentali famosi vi si sono cimentati, come Bonifacio BemboAndrea Mantegna e Sandro Botticelli.

Lo straordinario interesse che si è sviluppato intorno ai tarocchi dall’Ottocento in avanti ha spinto numerosi artisti contemporanei a reinterpretare le misteriose figure. Fra gli italiani si possono ricordare Franco GentiliniRenato GuttusoEmanuele LuzzatiFerenc Pinter e Sergio Toppi. Fra gli artisti non italiani spiccano Salvador Dalí e Niki de Saint Phalle, autrice del fantastico Giardino dei Tarocchi costruito a Garavicchio, presso CapalbioRiola, in provincia di Bologna, è stato istituito da tempo un Museo dei tarocchi con un’ampia raccolta di carte.

Roberto Di Costanzo, Eremita, Courtesy of Press Office
Roberto Di Costanzo, Eremita, Courtesy of Press Office

Ventidue le opere in mostra, tante quanti gli Arcani Maggiori (21 + il cosiddetto Matto), tutte ad inchiostro di china, finemente trattato, con dei meri accenni di colore, riconducibili al grande interesse per la grafica del Di Costanzo, inseriti in accenni paesaggistici che riconducono a grandi maestri del passato (Durer, Leonardo Da Vinci, Michelangelo) da cui l’artista prende sempre spunto.

L’interpretazione dei 22 Trionfi da parte dell’illustratore e maestro Roberto Di Costanzo è invece una visione aulica, un viaggio ideale, segreto, nel mondo degli Arcani Maggiori, rappresentati con un tratto pieno, generoso, un tripudio di chiaroscuri, che evoca antichi fasti, quasi rinascimentali, riconducendoci all’opulenza della vita di Corte.

L’artista lavora, da sempre, ad inchiostro di china, ispirandosi ai grandi maestri incisori, come Durer e Piranesi, utilizzando una pioggia grafica, un segno virtuoso, dallo stesso definito “tellurico”, che, attraverso il dinamismo dei suoi chiaroscuri vuole riportare il grande interesse per il disegno italiano nel mondo, da sempre considerato un’eccellenza artistica.

Roberto Di Costanzo, Ruota della Fortuna, Courtesy of Press Office
Roberto Di Costanzo, Ruota della Fortuna, Courtesy of Press Office

I personaggi rappresentati nelle 22 opere, sono assolutamente inventati, immaginari. Il Di Costanzo da filologo e storico del costume qual è (avendo studiato con il premio Oscar Piero Tosi), veste i suoi personaggi in abiti rinascimentali, con una rivisitazione personale di alcuni dettagli (vedi le gorgiere e le ampie maniche, non prettamente dell’epoca).

Questa personale dell’artista rappresenta un connubio tra le sue molteplici visioni ed interpretazioni dell’arte: una visionaria, che si estrinseca nei libri illustrati, una realistica che ritroviamo nei suoi ritratti, nel suo live drawing e una dettata dallo studio, dalla sua ricerca nel campo del costume e dell’architettura, sempre presenti in ogni sua opera.

Un viaggio simbolico, quello del Di Costanzo, che descrive un mondo ideale, che non esiste, per questo Arcadia, che l’artista racconta da sempre attingendo prepotentemente alla realtà, attraverso forme, colori, architetture, per poter portare la poesia nella quotidianità delle persone, attraverso l’arte.

La mostra sarà visitabile a SpazioCima, ArtGallery di Via Ombrone 9, dal 7 maggio al 21 maggio, ad ingresso libero, con i seguenti orari:

dal lunedì al giovedì dalle 15.00 alle 19.00

venerdì e sabato dalle 10.00 alle 13.00, solo su appuntamento.

Si ringrazia lo Sponsor Sabelli Distribuzione S.r.l.

Note biografiche di Roberto Di Costanzo:

Illustratore, ritrattista, pittore. Dopo gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, si diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia in costume, scenografia e arredamento per il cinema con l’aiuto del suo mentore, il Maestro costumista Piero Tosi. Comincia quindi a lavorare come illustratore per numerose case editrici italiane ed estere tra cui Azimut e Editions Nomades. Dopo molte mostre collettive e personali in Italia, presenta le sue opere all’Espace Pierre Cardin su invito dello stesso Pierre Cardin, ed entra in contatto con il pubblico di collezionisti francesi. I suoi lavori vengono poi esposti alla Casa dell’Architettura di Roma, all’Institut Français – Centre Saint-Louis e alla 71esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia durante la quale rende omaggio a Federico Fellini con una serie di illustrazioni a china ispirate ai suoi film. Oggi le opere di Roberto Di Costanzo sono entrate in numerosi salotti privati e i suoi carnet de voyage editi da Editions Nomades sono distribuiti in tutto il mondo nelle sette librerie della Maison Vuitton. Al momento è insegnante di storia del costume all’Accademia del Lusso di Roma, di disegno dal vero all’Accademia Italiana di Roma e di nudo artistico alla RUFA e continua a esporre le sue opere tra Roma, Milano e Parigi.

“Another Place”, a Roma il progetto culturale di ContestaRockHair

Seconda stagione per Another Place, il progetto culturale promosso da ContestaRockHair, brand internazionale di hairstyle, che coinvolge i saloni di tutto il mondo e curato da Simona Santopaolo. Dopo il successo che la rassegna ha riscosso al suo primo lancio Another Place raddoppia e presenta un calendario d’eccellenza. Nata per far dialogare insieme l’arte, la letteratura, la musica, e ogni espressione artistica, l’iniziativa si svolge nello spazio di Testaccio, salone multifunzionale che il marchio ha aperto in collaborazione con la libreria Minimum Fax.

Courtesy of S/C Comunicazione
Courtesy of S/C Comunicazione

Dopo un’attenta selezione, la precedenza – come accaduto anche per la precedente edizione – è stata data ad artisti d’impegno, che toccano trasversalmente tematiche attuali e sociali legate prevalentemente alla realtà mondiale contemporanea. Si comincia così il 10 ottobre con la mostra fotografica UNIVERSALISMO E DIFFERENZE/ UNIVERSALISM AND DIFFERENCES,di Andrea Agostini, un reportage, una testimonianza umana sulle condizioni dei migranti che transitano negli spazi del Baobab della Capitale, in attesa di raggiungere altre mete in Europa. Ad arricchire le immagini l’intervento di Paola Boncompagni, esperta cooperante internazionale, che leggerà un breve testo introduttivo sui rifugiati per presentare il suo libro dal titolo, appunto, RIFUGIATI, con prefazione del Dalai Lama.

Courtesy of S/C Comunicazione
Courtesy of S/C Comunicazione

Aperta al pubblico per circa due mesi, all’esposizione farà seguito nei mesi di gennaio e febbraio una personale di Giusy Lauriola, artista visuale che si concentrerà sulle donne nella società. Saranno ospiti dello spazio testaccino fino a giugno Alessandro Ferraro e Annamaria Angelucci. Ferraro presenterà un lavoro speciale dedicato, che prevede ritratti di artisti famosi, filosofi, attori e scrittori dissidenti, rivisitati e rappresentati esaltandone le acconciature. Un invito a riflettere sui moderni concetti di etica ed estetica. Mentre la Angelucci, artista contemporanea, presente questanno anche al MACRO ASILO di Roma, illustrerà uno studio su carta e altri materiali, dove si potrà vedere il capello sezionato. Un focus nato dal desiderio di analizzare le etnie di provenienza partendo dalla testa e che illustrerà la stratificazione partendo dal tipo afro, passando per quello caucasico, europeo, etc. così da esaltare l’identità e al contempo l’incontro delle culture e dei popoli.

Courtesy of S/C Comunicazione
Courtesy of S/C Comunicazione

Perché Another Place nasce proprio per promuovere questo tipo di dialoghi: dialoghi tra spazi culture e generi diversi, coinvolgendo in sinergia artisti italiani e stranieri, invitandoli a esporre le loro opere contemporaneamente sui concetti di ALTERITÀ, DIVERSITÀ E COMUNANZA negli spazi di Roma, Firenze, New York, Miami e Shanghai. Dove, in contemporanea con le mostre di Roma, esporranno gli artisti partecipanti nella prima edizione, tra cui Luca Rinaldini, Antonio Ranesi e Alessandro Calizza. Un programma ricco che invita il pubblico a vivere una concezione espositiva diversa, “altra” e aperta alle diverse esperienze dell’arte, coinvolgendo la dimensione ambientale e quella temporale in uno stretto rapporto tra attività artistica, realtà e vita. Anche in questa occasione ContestaRockHair gode della consolidata collaborazione di L’Oréal Professionnel, partner strategico di tutte le attività culturali e delle start up più innovative del brand sul territorio.

Alla galleria SpazioCima di Roma, il “sincronismo astratto” diventa arte

 

 Libri come opere d’arte, parole che diventano pennellate, allegorie che diventano virgole di colore. Ma anche segni e corpi, materia e sincronicità, staticità e movimento. Due “sostanze” totalmente diverse, quelle del brindisino Luisiano Schiavone e della spoletina Chiara Montenero, ma dalle “forme” similari, accomunate da un forte legame con l’astratto, da una vitalità cromatica, da una ricerca costante.

“Sincronismo astratto” è l’evento di riapertura, dopo la pausa estiva, della galleria SpazioCima, sita in via Ombrone 9, Roma, che inaugurerà oggi, giovedì 20 settembre, dalle ore 18:00 alle ore 21:30sino a venerdì 28 settembre. La mostra, curata e organizzata da Roberta Cima, è a ingresso libero, da lunedì a giovedì dalle 15 alle 19, venerdì dalle 10 alle 13. Circa quindici le opere esposte, già presentate nel corso dell’anno.

Chiara Montenero, Courtesy of Press Office
Chiara Montenero, Courtesy of Press Office

DUE STILI, LA STESSA RICERCA – La poetessa e scrittrice Chiara Montenero, prima artista italiana ad aver esposto al Museo del Bardo di Tunisi, plasma i grandi classici della letteratura reinterpretandoli alla luce della pittura, con un’arte visiva che diventa nuova esperienza di sintassi e di contenuti, di emozioni e di linguaggi. Da Moby Dick di Melville al Canto di Natale di Dickens, dall’Odissea di Omero agli Ossi di Seppia di Montale, proseguendo tra Cime Tempestose e Notti Bianche. “Il mio percorso – spiega Chiara Montenero – inizia dalla scrittura, dall’emozione che si fa inchiostro e prosegue nelle mie mani inconsapevoli che disegnano segni di colore sulla tela candida del mio io imprigionato nelle sue stesse catene”.

Collegata all’astrattismo di Chiara è la collezione di “corpi”, quasi planimetrie, di Luisiano Schiavone: un risultato dato dallo studio della materia e alla sua trasformazione nel tempo. Una scoperta fatta di segni, intese come piccole particelle costituenti un corpo. Un corpo che, quindi, diventa astratto, forma figurativa da interpretare, una nuova realtà. Nei suoi “ritratti”, invece, è il colore a prevalere: pennellate calde e intense per volti mai in posa, mai simmetrici, in una stasi perenne di movimento apparente. L’artista ama le imperfezioni, che esalta e mai appiattisce, consapevole che questi siano il primo elemento a renderci unici e veri.

Luisiano Schiavone, Courtesy of Press Office
Luisiano Schiavone, Courtesy of Press Office

BIOGRAFIA DI CHIARA MONTENERO – Laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne, giornalista, ha collaborato con importanti testate giornalistiche quali Cahiers d’Art, Il Giornale, La Stampa, Il Tempo, Mercedes Magazine, Investire. Nel 1996 la Marsilio Editori ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, Angeli in Ascensore, con l’introduzione di Alberto Bevilacqua. Nel 2009 la Casa Editrice Kimerik ha pubblicato la sua seconda raccolta di versi, Fragilità Indistruttibili. Nel 2010 la Lithos Editrice ha pubblicato il suo saggio, Ambivalenze – Ritratto di Arnold Wesker dalla A alla W, pubblicato nel 2012 nel Regno Unito dalla Oberon Books. E’ autrice di soggetto e sceneggiatura del cortometraggio Noiseless Hotel, premiato nel 2007 al Festival del Cinema di Napoli e a quello di Reggio Calabria. Nel 2013 la casa editrice Kimerik ha pubblicato la sua raccolta di poesie haiku Oltre l’Altrove. Nel 2017 la casa editrice Kimerik ha pubblicato La sua raccolta di favole e racconti Raccontamenti. Ha iniziato a dipingere nel 2012. Ha partecipato ad alcune collettive a Todi, Montefalco, Hammamet; le personali a Otranto, Lecce, Spoleto, Hammamet e Tunisi.

Luisiano Schiavone Courtesy of Press Office
Luisiano Schiavone Courtesy of Press Office

BIOGRAFIA DI LUISIANO SCHIAVONE – Dopo aver conseguito la maturità artistica e successivamente la laurea alla Accademia di Belle Arti di Lecce, l’artista mostra da subito una predisposizione pittorica per l’informale e l’espressionismo astratto. Nel 2014 realizza due tele per il film ” I nostri ragazzi” del regista Ivano De Matteo: esegue i ritratti dei protagonisti, gli attori Alessandro Gassman e Barbara Bobulova. Negli ultimi anni l’artista si proietta in un linguaggio pittorico introspettivo utilizzando la rappresentazione del figurativo alternandosi con l’informale. Come nel libro “Aut Aut” di Kierkegaard, Schiavone si pone il quesito della scelta fra l’essere etico e l’essere estetico, esplorando, pittoricamente e psicologicamente, queste due caratteristiche fondamentali dell’uomo.

 

“All you need is paint”, la Pop Art omaggia i Beatles al Margutta Veggy Food & Art

Si scrive Amore, si legge bisogno. Ma anche irrinunciabile ossessione. Perché l’amore è importante, indispensabile, e dà un senso alla vita. All you need is love, canzone storica dei Beatles, fu cantata per la prima volta ad Our World, il primo programma televisivo in diretta planetaria. Fu trasmessa il 25 giugno 1967, esattamente cinquanta anni fa, via satellite in ventisei nazioni, e fu vista, secondo alcune fonti, da 350 milioni di persone.Canzone iconica, traccia storica e culturale di una rivoluzione musicale e artistica che avrebbe cambiato tutto nell’arco di pochi anni. John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr cantavano non solo l’amore, ma anche l’uguaglianza. Messaggio che fu ripreso da John Lennon in Imagine. Un messaggio che divenne veicolo di arte, di bellezza, di pace. Oggi, a cinquant’anni dalla hit, una mostra collettiva omaggia i Beatles, la loro musica, la loro arte, attraverso la pittura e la scultura.

 

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L’ESPOSIZIONE – All You Need is Paint. The Beatles Art Exhibition è la nuova mostra del Margutta Veggy Food & Art, voluta da Tina Vannini e Francesca Barbi Marinetti, che sarà inaugurata giovedì 8 giugno ore 19.00 e sarà visitabile sino a metà settembre. La collettiva è ideata dalla designer e visual merchandiser Silvia Chialli e dal giornalista Michele Foni, in collaborazione con la “Compagnia Artisti di Sansepolcro”.La mostra è in tour da maggio del 2012 in tutta Italia, con oltre trenta tappe, ottenendo grande successo di pubblico e critica, partecipando a prestigiose manifestazioni artistiche e musicali, alcune delle quali in collaborazione con il Fan Club “Beatlesiani d’Italia Associati”, grazie alla quale la mostra ha debuttato ufficialmente in occasione del “Beatles Days” alla Fiera del Garda di Montichiari (BS).

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all-you-need-is-paint-andreina-cola

LE OPERE – “Il progetto espositivo – spiega Silvia Chiallisi compone di 80 opere di unico formato 60×60 realizzate, in stile pop, da artisti italiani e stranieri selezionati, provenienti da ogni parte del mondo, con un importante carriera espositiva. Le storie, i volti, i luoghi, i caratteri e le copertine degli LP, sono le immagini che emergono da questa ricca e preziosa collezione, che grazie al suo potenziale, è riuscita ad interagire con eventi di varie tipologie, coinvolgendo quindi un pubblico eterogeneo”.

GLI ESTIMATORI DEL PROGETTO – Tra gli estimatori del progetto, Freda Kelly, la Segretaria dei Beatles che ha visitato la mostra ben due volte; Paul Wickens, uno dei musicisti della Band di Sir Paul McCartney, che ha promosso il progetto sul suo profilo Twitter;  Steve Marinucci, uno dei più importanti e autorevoli giornalisti ed esperti del fenomeno Beatles che ha intervistato celebrità come Yoko Ono, Bruce Johnston e MayPang. Ma anche il giornalista Michelangelo Iossa,  il conduttore di Radio RAI Mario Pezzolla, il fondatore dei  “Beatlesiani d’Italia Associati” Rolando Giambelli, lo storico e critico d’arte Giorgio Grasso, il cantante Alberto Fortis e la produttrice discografica Mara Maionchi.

 

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“Proseguendo la scia intrapresa con il Margutta Jazz Festival, che si concluderà con un maxi concerto a metà luglio, la musica è diventata anche pretesto e occasione per fare altra arte, stavolta di tipo pittorico – spiega la titolare del ristorante vegetariano Tina Vannini –  Il progetto di Silvia Chialli permette di continuare a comunicare al nostro pubblico e ai nostri ospiti l’importanza della musica, attraverso le cui note si sono svolte le più grandi rivoluzioni sociali e culturali. Chiudiamo così la stagione espositiva 2016/17, con una mostra dedicata a chi  negli anni Sessanta e Settanta ha parlato, più di tutti, di speranza e di amore. Un modo perfetto per chiudere una stagione degna, davvero, di “nota””.

 

GLI ARTISTI – Mario Argenti, Nicole Aue, Davide Barbanera, Franco Barrese, Claudio Boncompagni, Joy Stafford Boncompagni, Chris Burns, Stefano Camaiti, Franco Cerini, Enzo Chialli, Silvia Chialli, Cico, Andreina Cola, Alfiero Coleschi, Anna Maria Conti, Corrie Rock Corver, Rosa D’alessio, Alessandro D’aquila, Donatella Della Ragione, Diego Della Rina, Enzo Della Rina, Mario Dolfi, Cecile Dumas, Fabrizio Fabbroni, Giuseppe Fabbroni, Michele Foni, Carmen Forni, Gianni Franceschina, Ignazio Fresu, Antonio Gaggiottini, Giulio Gambassi, Stefano Gennaioli, Rolando Giambelli, Giuseppe Paci, Maura Giussani, Mirco Guardabassi, BrizzoIga, JoeKopler, Roberto Lanari, Nicolò Lazzerini, Ornella Lodo, Sara Lovari, Shirley Mannoccia, Alessandro Marrone, Alberto Massi, Lucia Matassi, Marco Mercati, Valentina Monsignori, Giancarlo Montuschi, Franco Morresi, Pino Nania, Cristian Ordanini, Giulia Oretti, Pietro Pecorari, Monia Pentolini, Gino Pigolotti, Michelangelo Prencipe, Pruscini Da Cavargine, Riccardo Pucci, Massimo Rondalotto , Maurizio Rapiti, Gaetano Rasola, Enrico Rasetschnig, Sandra Regan, Pierluigi Ricci, Claudia Romano, Quirino Rondinini, Gaetano Salerno, Dario Salvi, Alfio Samarati, Maria Sarappa, Daniele Sasson, Giorgio Sensi, Laura Serafini, Dhyana Stella, Giuliano Trombini, Annamaria Veccia, Luis Alberto Villa Hinojosa.

 

Inside Za’atari. L’Arte racconta la realtà del campo profughi giordano

Il campo profughi di Za’atari in Giordania ha aperto nell’Agosto del 2012 ed ha accolto, ad oggi, fino a 130,000 rifugiati. Attualmente conta 80,000 persone di cui oltre la metà sono minorenni. Cosa significa per un adolescente lasciare il proprio paese, diventare un rifugiato e vivere in un campo con una vaga speranza di ritornare un giorno a casa propria? Può fare una differenza essere un maschio o una femmina? La fotografa documentarista Agnes Montanari ha incontrato Khaldiye, una ragazza di 17 anni, Yunis, un ragazzo di 18 anni e molti altri ancora, oltre tre anni fa, attraverso le classi di fotografia che lei teneva all’interno del campo.Quando li ha conosciuti, i ragazzi erano appena arrivati a Za’atari. Durante questi tre anni, ne ha condiviso gioie e disillusioni, ha parlato a lungo con loro della vita prima dell’arrivo al campo, dei loro problemi, delle loro aspettative, ma soprattutto ne ha testimoniato la trasformazione.

STUDENICA_ Ph Agnes Montanari
STUDENICA_ Ph Agnes Montanari

Lasciare la Siria ha significato il collasso delle famiglie e dell’organizzazione sociale che ne consegue, scatenando una serie di conseguenze differenti per i ragazzi e per le ragazze rispetto al cambiamento di ruolo, all’accesso all’istruzione. I valori sociali vengono messi in discussione e il desiderio di ritornare in Siria è stravolto. Inoltre, come sfondo alle storie personali di questi giovanissimi ragazzi e ragazze, c’è “il Campo”: la sua condizione al tempo stesso temporanea e permanente; la sua organizzazione, la sua dimensione, i suoi simboli, la vita di tutti i giorni al suo interno e le trasformazioni che sono avvenute nel corso degli anni.A riprova di questo, nel 2013 Za’atari è diventata la quarta citta in Giordania, per estensione e numerosità della popolazione: una città nata dal nulla. Se la paragoniamo ad altre città mediorientali nate dal nulla, come Dubai o Abu Dhabi, sembrano somigliarsi per la velocità di sviluppo, per le implicazioni sociali e le conseguenze economiche. Sembrano esempi complementari della città contemporanea e di modelli sociali, destinati probabilmente a moltiplicarsi negli anni a venire, verso un’organizzazione sociale internazionale, composta fondamentalmente da piramidi e capanne.

Inside Za'atari_ Illustrazione di Fabio Barilari
Inside Za’atari_ Illustrazione di Fabio Barilari

La mostra, in parte presenta una selezione di fotografie di Agnes Montanari e dei suoi studenti di Za’atari, ovvero i giovani e aspiranti fotografi, ragazzi e ragazze che ha conosciuto e che hanno seguito le sue lezioni. In altra parte, presenta le illustrazioni dell’architetto e artista Fabio Barilari, che collabora da tempo con Agnes Montanari sul progetto congiunto di documentare le storie di questi ragazzi rifugiati, attraverso la combinazione di illustrazioni e fotografie. Un tandem di competenze e tecniche artistiche per raccontare le loro storie.

 

Foto di Qais
Foto di Qais

Agnes Montanari

La mia carriera di fotografa documentarista e di media professional è cominciata con la mia prima mostra a Nuova Delhi (India), ‘The City of Djinns’ nel 2001. Da allora, ho sviluppato progetti documentaristici e di comunicazione in vari paesi quali la Serbia, la Georgia, il Bangladesh (‘Daughters are gold to their mothers’ che documentava il bordello di Daulotdia) e lo Yemen (‘Le Monde d’Aïcha’, graphic novel).  I miei viaggi e l’esperienza professionale mi hanno portato a focalizzare su temi sociali ed umanitari relativi a gruppi vulnerabili quali giovani rifugiati, dislocati, lavoratori del sesso, migranti e minoranze. Negli ultimi 3 anni, ho insegnato fotografia a gruppi di bambini e ragazzi vulnerabili (rifugiati Siriani nel campo di Za’atari e di Ammam in Giordania).

http://agnesmontanari.photoshelter.com/#!/index

 

 Inside Za'atari_Illustrazione di Fabio Barilari

Inside Za’atari_Illustrazione di Fabio Barilari

Fabio Barilari

Architetto e illustratore.

Come architetto mi sono specializzato nello studio e nella progettazione architettonica ed urbana.

Lo studio Fabio Barilari Architetti ha ottenuto riconoscimenti e pubblicazioni nazionali ed internazionali quali il 1 ° premio Inarch nel 2000 e nel 2010. Ho partecipato alla Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa del Mediterraneo (Roma, 1999), alla Biennale di Venezia (nel 2000 e 2012) e alla 13° Triennale Internazionale di Architettura a Sofia, in rappresentanza dell’Ordine degli Architetti di Roma. Nel 2013, il progetto Picture House è stato selezionato per la Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana – Triennale di Milano. Ho insegnato progettazione architettonica e disegno presso La Sapienza, e presso le sedi a Roma di Cornell University, Arcadia University ed Iowa State University.

Come illustratore ho collaborato con riviste di musica (Follow that Dream) e fumetto d’autore (ANIMAls). Dal 2013 collaboro con il Goethe-Institut in un progetto volto all’illustrazione delle principali città in Germania. Nello stesso anno ha presentato il progetto “Il Senso delle Cose” in una mostra personale al Chiostro del Bramante a Roma.

La ricerca sviluppata in questi differenti settori è stata presentata per la prima volta nel 2011 sulla rivista ABITARE diretta da Stefano Boeri. Ho esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia, Germania, Francia, Stati Uniti, Spagna, Cina, Vietnam e Korea.

http://www.fabiobarilari.com/

http://fabio-barilari.blogspot.it/

 

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Un Ringraziamento speciale a Fabiana De Rose, al Vitala Festival, al Teatro San Genesio e al Goethe-Institut per aver reso possibile questa mostra.

INGRESSO ALLA MOSTRA GRATUITO – La mostra rimarrà allestita dal 27 Maggio al 8 Giugno 2017 e sarà visitabile nelle ore pomeridiane, previo appuntamento o contestualmente ai prossimi eventi in programma presso il Teatro.

 

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