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“Dior Tribales”, orecchìni per un look sofisticato

Impressi di un classicismo estremamente contemporaneo gli orecchini Dior Tribale s’iscrivono nel ritorno ai fondamentali della maison di lusso parigina. Moderni ed eleganti, asimmetrici e audaci, rappresentano il gioiello contemporaneo dal gusto tribal-chic. Gli orecchini Dior Tribales reinterpretano la perla, un evergreen in fatto di accessori, e gioiello preferito di Mitzah Bricard, musa di Christian Dior, richiamando in modo stilizzato i campanellini del mughetto, il fiore portafortuna del couturier.

Dior Women Cruise2016 Courtesy of Dior Press Office
Dior Women Cruise, Courtesy of Press Office 

Un’idea semplice quanto geniale, per le boucles d’oreilles culto della maison francese, che si candidano a diventare un accessorio must have di questa stagione. Due sfere di dimensioni diverse compongono il prezioso dal sapore tribal-chic, che può trasformarsi in infinite variabili grazie ai diversi materiali, applicazioni e colori. La piccola sfera è bene in vista, mentre la grande è parzialmente nascosta dal lobo dell’orecchio. Un contrasto di volumi sapientemente studiato con astuzia ed eccellenza, un’evoluzione del Mis en Dior diventato l’accessorio passepartout di tutte le fashioniste, e non solo. Al contrasto delle dimensioni si aggiunge anche quello cromatico. Dior Tribales è esclusivo proprio perché non è un unico orecchino, bensì due e la combinazione dei colori delle due sfere può essere intercambiabile, svariata e divertente.

Dior Women Cruise2016 Courtesy of Dior Press Office
Dior Women Cruise, Courtesy of Press Office

Presentati nell’autunno 2013 i Dior Tribales si declinano in molteplici versioni. Oltre alle semplici perle sono disponibili infatti, anche sfere in vetro color serenity, rosa quarz, giallo, rosso, con pietre e con pendenti. Da quelli laccati ai metallizzati, da quelli impreziositi da cristalli fino a quelli con stampe colorate. Indossati da soli o in coppia danno così vita ad una infinità di combinazioni.

Dior Women Cruise2016 Courtesy of Dior Press Office
Dior Women , Courtesy of Press Office

È al numero 30 di Avenue Montaigne, a Parigi, che questi orecchini prendono forma su un foglio di carta bianca. Dal disegno a matita, addetti allo sviluppo realizzano uno schizzo tecnico in cui ogni elemento del gioiello è precisato nei minimi dettagli. Da Parigi si vola dritti verso Pforzheim, in Germania, dove un modellista basandosi su queste indicazioni progetta al computer tramite apposito programma CAD, il primo stampo degli orecchini in cera.

Dior Women SS16 Courtesy of Dior Press Office
Dior Women ,Courtesy of Dior Press Office

Gli orecchini Dior di ispirazione tribale e dal design asimmetrico, si declinano davvero in mille variabili. Si va dai Dior Tee Shirt, realizzati con perle in resina metallizzata, ai Gum Tee Shirt, con perle rivestite da una resina gommosa, arrivando sino ai preziosissimi Tribale Flowers, ornati di cristalli a forma di petalo. Questi prendono forma grazie all’antico procedimento di fusione a cera persa, che consiste nel sostituire il modello inizialmente realizzato in cera con un modello di metallo, materiale definitivo del prezioso.

Dior Women Cruise 2016   Courtesy of Dior Press Office
Dior Women, Courtesy of Press Office

Quest’ultimo viene poi lavorato a mano dall’artigiano e immerso in un bagno galvanico per donargli lo strato finale di oro giallo, rosa o palladio. Come per gli abiti la firma couture Dior viene incisa al laser su ogni modello, e per i Dior Tribale Flower l’artigiano seleziona accuratamente ed incolla negli appositi spazi i cristalli, di quattro misure e due colori diversi. Una volta assemblate le due perle gli orecchini sono pronti per alloggiare in un raffinato scrigno pronti per essere indossati e sognare ad occhi aperti.

Identità senza catene: è in rivolta l’uomo del prossimo inverno

Intreccio di generi, capi sovrapposti e libero spazio alla creatività: si mette in scena uno spettacolo che si muove tra classico e innovativo per delineare la moda maschile del prossimo inverno.È un uomo che  urla alla gender equality. Ebbene sì, se la richiesta di pari diritti parte solitamente dalle donne, qui è il cosiddetto “sesso forte” a pretendere di eliminare gli stereotipi di genere, per esprimersi senza il peso dei pregiudizi e delle classificazioni. Si reinterpretano in maniera leggera e ironica i modelli del maschio gay con orecchini lunghi, di tendenza. La missione specifica si traduce nell’espressione gender bender. È facile: ribaltato il concetto comune di abbigliamento che tinge di colori  maschili o femminili i capi e gli accessori,  l’obiettivo  è  allontanarsi dalle definizioni ed etichette impostate per rappresentare, invece, una moda più vicina alla realtà. Pioniere di questa tendenza è stata la collezione firmata Gucci, proposta dall’allora direttore creativo Alessandro Michele che, con pizzi, bluse e fiocchi di seta indossati da modelli efebici, intende provocare il suo pubblico. Ad aggiungere confusione sono, poi,  Westwood con le borsette a tracolla abbinate all’abito, e Versace, che ha scelto per il suo uomo dei leggins bianchi super-aderenti.  A portare la realtà maschile  direttamente nella sfera femminile è stato Thom Browne che per lui ha realizzato delle vere e proprie gonne.

Provocazione? Egocentrismo? Sicuramente i suoi look  non passano inosservati.Quello che vogliono trasmettere gli stilisti è un messaggio ben preciso: le definizioni di genere sono decisamente demodé, non funzionano più. Ciò che conta, piuttosto,  è indossare ed interpretare qualsiasi capo con il proprio stile, secondo una personalità che non conosce definizioni fisse ma  è dinamica, volubile e sempre aperta alla sperimentazione. Parla di una moda, quindi, unisex che permette di esprimere al meglio la propria personalità.

Accanto a quest’uomo “asessuato” si fa avanti, però, un uomo rock e deciso su cui vengono stampati pantaloni skinny in pelle che si stagliano sotto cappotti di montone come quelli della collezione Saint Laurent oppure nella versione larga, modello tuta, proposta da Giorgio Armani.

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Tuttavia,  i designer che hanno mostrato le loro creazioni nella città modaiola del made in Italy, non potevano certo dimenticare la faccia classica e tradizionale dell’eleganza maschile, quella “pettinata” e attillata, da gentleman, che è viva nella cultura italiana, e non solo. Si passa, così, dalla giacca sartoriale, ai pantaloni a sigaretta dell’uomo boho di Cavalli, fino al taglio classico ma con un tocco di soft pop di MSGM. L’idea è quella intramontabile e romantica dell’uomo che con la sua raffinatezza non delude mai.

Se questa figura maschile ispira fiducia, d’altra parte,  a stupire e intrigare allo stesso tempo è l’uomo che decide di  indossare con vanto un capo cult della stagione: la pelliccia. Si torna, ancora una volta, al rifiuto delle categorie di genere, al maschile che si fa femminile e viceversa. Supermorbida, lunga e wild è la versione Dsquared2 e di Paul Smith mentre più classica,  elegante e chic è quella prodotta dai laboratori di Louis Vuitton e Valentino. Spiccano le cromie cangianti ed eccentriche per un uomo che vuole osare e divertirsi.

E  gli accessori?  è la sciarpa la grande protagonista che completa gli outfit maschili a seconda delle diverse occasioni: da quella sottile di seta proposta da Saint Laurent a quelle più morbide e calde di Missoni e Ferragamo. La versione più glamour appartiene però  a  Bottega Veneta che, come a sottolineare il mix di generi, ha annodato al collo del suo uomo la  sciarpa leggerissima e mo di cravatta, tipico indumento del guardaroba maschile.

La personalità dell’uomo che si è cercato di declinare tra una collezione e l’altra è, senza dubbio, mutevole e cangiante. Lo sono i suoi capi e lo sono i suoi accessori. Si spiega, così, la comparsa di simpatiche e divertenti clips e spille che si posano su giacche e maglie. Pronte a strappare un sorriso, come quelle MSGM, o a donare un fiore, come nella scelta di Dior, queste spille sono il dettaglio che fa la differenza, che parla del proprio mood quotidiano e  personalizza un look.

Se  è vero che l’uguaglianza si ricerca nei generi, non manca un riferimento alla democrazia  anche tra le classi sociali. Un po’ come divisa per cancellare le distinzioni, all’insegna di un’integrazione sociale tutta moderna, un po’ come un capo che meglio rende l’idea dell’uomo sexy e intrigante, la jumpsuit, la tuta da lavoro, si afferma come un must have del proprio guardaroba. È chiaro, quindi, come all’uomo del prossimo inverno sia concesso di esprimere e vestire ogni sua sfumatura, ogni sua fantasia, senza alcun timore. Può e deve osare.

Con le personalissime combinazioni di capi, accessori e colori, è un uomo protagonista del suo tempo, legato allo stile sobrio ed elegante ma anche aperto a mood casual- rustici, o, se lo desidera, a quello stravagante ed eccentrico, dal cozy style, molto orientale, a quello al limite della leziosità, che risalta lo stile maschile riadattandolo su una silhouette quasi femminile.  Sulla prossima stagione, così,  sembra soffiare il vento della libertà creativa, quella piena di suggestioni, capace di dare voce ad ogni personalità che non vive di definizioni statiche e monotone ma adora sperimentare e conoscersi tramite la moda.

Se l’abbigliamento è così strettamente legato alla nostra identità e alla nostra pelle, non devono certo stupire le miriadi di forme che un capo, un look, un dettaglio, può assumere all’interno di ogni singolo guardaroba. È il trionfo della personalità.

Regali di Natale? Ecco i più trendy (per tutte le tasche)

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Il Natale è alle porte: gli spot televisivi sanno di cannella e panettone, gli alberi sono sempre più maestosi, folti e sgargianti. Gli studenti fuori sede tornano a casa assaporando dolcemente gli affetti lontani, i bambini aspettano con ansia di poter scartare i regali, gli adulti sembrano essere di buon umore, tutti promettono di essere più buoni. Un pensiero che accompagna un po’ tutti è quello dei regali da fare e perché no.. da ricevere. Ecco una selezione di regali per tutte le tasche:

Anello Pandora “Eleganza senza tempo” ispirato ai cimeli di famiglia sfoggia un design a corona. Decorato da una zirconia cubica taglio danubio. (89 euro)

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Zaino Dior denim dipinto bianco e nero (2.500euro).

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Cappotto rosso imbottito Desigual con stampa floreale. La vita regolabile, i polsini e il cappuccio di pelliccia sintetica sono l’arma vincente contro il freddo. (179,95 euro).

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Trousse Pupa “Il principe ranocchio”:  quest’anno Pupa ha deciso di far sognare con una favola.. C’era una volta un vivace ranocchio… in attesa del bacio della sua principessa! Nasce così un cofanetto make up che conquista per la sua simpatia. Al suo interno un make up completo per creare look adatti ad ogni occasione. Un viso radioso, uniforme e naturale, occhi magnetici e labbra perfette, idratate e tonalizzate. Un pratico specchio ideale per i ritocchi in ogni momento. (27,50 euro).

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Guanti Fendi in nappa rossa e fur (530 euro).

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Orologio Didofà nero con farfalle 3d nel quadrante (64 euro).

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Cravatta Dolce&Gabbana pala 4c in seta nero/bordeaux (€145).

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Orologio Wewood in legno “Leo” (170 euro circa).

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Scarponcini Lacoste in pelle con rivestimento interno in ecopelliccia (circa 200 euro).

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Invictus Paco Rabanne (circa 50euro): si tratta di una fragranza maschile sensuale, fresca che delinea una visione moderna della virilità. Un inaspettato scontro di universi, poteri, sensazioni e valori: una sferzata di pura freschezza nelle note di testa e sensualità estrema nelle note di fondo.

invictus

Nuova boutique e una Limited Edition per Lady Dior by Marc Quinn

Una nuova boutique Dior ha aperto le sue porte nella celebre via londinese di New Bond Street. Quattro piani per l’atelier più grande del Regno Unito, che rappresenterà non solo l’universo femminile e maschile, ma sarà anche il fulcro per la pelletteria, gioielli, orologi, collezioni Baby Dior, e in grande esclusiva la prima collezione Dior Home dedicata alla casa.

Marc Quinn for Dior Courtesy of Press Office
Marc Quinn for Dior
Courtesy of Press Office

 

E’ con questa occasione che Dior svela in esclusiva un’edizione limitata di borse Lady Dior e di piccola pelletteria reinterpretate dall’artista britannico Marc Quinn. La classica Lady Dior, protagonista indiscussa della capsule collection, è realizzata con le famose opere dell’artista londinese

Marc Quinn for Dior Courtesy of Press Office
Marc Quinn for Dior
Courtesy of Press Office

Marc Quinn, uno dei maggiori esponenti dell’arte contemporanea, è riconosciuto infatti per i suoi dipinti iperrealistici e le sue vivide immagini, che diventano stampe vivaci sulla Lady Dior e sulla piccola pelletteria. Egli ha creato modelli che svelano, da un lato, una stampa floreale frutto della sua opera e, dall’altro, lo stesso motivo con colori capovolti. 

Marc Quinn for Dior - Fossil Record Bag - Courtesy of Press Office
Marc Quinn for Dior – Fossil Record Bag – Courtesy of Press Office

Orchidee tridimensionali in positivo e negativo dalle ricche tinte, come nella sua serieIn the Night Garden”, viola, bianche o nere, sbocciano su entrambi i lati delle borse con colori invertiti sotto forma di stampe all-over su uno sfondo di neve o su terreni vulcanici per creare un’affascinante atmosfera artificiale, mentre la Fossil Record bag si lascia ricoprire da un fiore in rilievo in pelle argento.

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Marc Quinn for Dior – “We Share Our Chemistry with the Stars” – Courtesy of Press Office.

Fiori in rilievo eternamente congelati nel momento della loro fioritura, quasi a contraddire l’inquietante sottinteso, ovvero l’implacabile desiderio dell’uomo di controllare la natura. Ė questo il mood, la celebrazione della natura come bellezza indomabile secondo Marc Quinn. Le borse Lady Dior e la piccola pelletteria si trasformano così in vere e proprie opere d’arte indossabili, attraverso le quali l’artista si interroga sull’uomo e sul suo rapporto con la natura.

Marc Quinn for Dior -  “We Share Our Chemistry with the Stars” - Courtesy of Press Office
Marc Quinn for Dior – “We Share Our Chemistry with the Stars” – Courtesy of Press Office.

Con i modelli della serie “We Share Our Chemistry with the Stars”, è l’iride blu intenso ad attrarre il nostro sguardo, la cui etimologia del termine greco significa arcobaleno. “I colori celebrano l’individualità, al centro il buco nero della pupilla, che ricorda il mistero e l’incertezza dell’esistenza” commenta l’artista.

Mac Quinn for Dior - Courtesy of Press Office
Marc Quinn for Dior – Wallet – Courtesy of Press Office

 

Marc Quinn ha completato questa limited edition progettando anche clutch e portafogli da abbinare alle borse Lady Dior per una parure perfetta degna di Dior e del grande maestro dell’arte. Grazie a questa collaborazione, unica nel suo genere, la maison Dior ha scritto una nuova pagina della sua storia, che la legherà sempre al mondo dell’arte.

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Marc Quinn for Dior – Clutch – Courtesy of Press Office

Diorever, la nuova It-bag da sogno della maison francese

Protagonista e icona di stile in casa Dior per la Spring/Summer 2016 è la It-bag Diorever, la nuova borsa della maison che incarna la quintessenza del lusso. Con il suo taglio urbano ed una silhouette architettonica la sua struttura semi-rigida non passa inosservata sopratutto grazie alle nuove tinte vivaci che la contraddistinguono, dal corallo al blu vivo, dall’argento specchiato dall’effetto stropicciato al dorato.

Una borsa questa, che si racconta prima ancora di esser vista, al solo sentire pronunciare il suo nome. Diorever, nasce come un sogno che dura per sempre, un elegante scrigno che custodisce tutta la bellezza e lo stile Dior, forever. La nuova It-bag firmata Christian Dior nasce come una vera e propria opera scultorea in miniatura dopo ben nove mesi di lavorazione e sviluppo. Dalla forma semplice e dai dettagli ricercati, dai materiali di pregio ad una lavorazione artigianale minuziosa, arriva a richiedere oltre un’intera giornata di lavoro per essere confezionata.

Diorever - Courtesy of Press Office
Diorever – Courtesy of Press Office

La tote bag, immancabile nella collezione di ogni donna di classe, è un vero capolavoro da custodire come un gioiello prezioso. Il segreto del suo successo risiede nelle forme modellate dagli esperti artigiani fiorentini all’interno degli atelier di pelletteria Dior. Si perché è proprio in Toscana, poco lontano da Firenze, che viene realizzata questo capolavoro architettonico. Le curve strutturate, la pattina reversibile, il fermaglio metallico, i colori e i materiali a volte contrastanti, rivelano il miglior savoir-faire pellettiero.

Tutto ha inizio con la scelta dei pregiati pellami selezionati rigorosamente. Il cuoio deve essere perfetto, tagliato con un’ affilata lama seguendo i cartamodelli dei quarantasette componenti della borsa. Sul corpo della borsa l’artigiano realizza le diverse aperture destinate ai trentadue accessori metallici che la compongono. Grazie ad un martello picchietta la pelle con una fustella in acciaio delle dimensioni della fibbia stemma. Con un’altra fustella rotonda pratica dei fori dello stesso diametro delle sei calamite visibili, che adornano il davanti, il retro e la patta della borsa. Questa tecnica permette all’artigiano di creare contrasti di colore in quanto ogni calamita è rivestita di pelle prima di essere cucita tra i due spessori, e nei punti più sollecitati vengono applicati dei rinforzi.

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I fianchi della Diorever vengono quindi posizionati su una forma di legno, che il modellista ha creato in base alle dimensioni dei tre formati della borsa e alle specificità dei materiali utilizzati. Dal più prezioso al più tradizionale ogni tipo di cuoio richiede una forma particolare perché i pellami non reagiscono tutti allo stesso modo. Così l’artigiano modella e lavora la pelle come un sarto scolpirebbe un tessuto plissettandolo e drappeggiandolo su un manichino Stockman.

Diorever - Courtesy of Press Office
Diorever – Courtesy of Press Office

A questo punto vengono montate, incollate e poi cucite a macchina le tre tasche interne ed infine i manici, attaccati a vista sul davanti della Diorbag. Questa è una vera e propria scelta estetica di mettere in risalto gli elementi di costruzione che contribuiscono alla bellezza dell’opera nel suo insieme. Come una preziosa firma couture, il nome “Christian Dior” compare in rilievo sul nastro d’argento. In ultimo l’artigiano posiziona la tasca posteriore grande e il resto dei dettagli in metallo, quali bottoni a pressione, piedini sul fondo, fibbie e attacchi della tracolla. Parti interne ed esterne vengono poi cucite a macchina per una maggiore precisione e successivamente a mano l’artigiano realizza sei punti a sella su tutta la borsa.

Diorever - Courtesy of Press Office
Diorever – Courtesy of Press Office

Ora la Diorever è pronta a perpetuare il savoir-fair pellettiero della Maison e per soddisfare di lusso pregiato tutte le donne del mondo. E’ questo il making-of del prezioso prodotto, un lavoro preciso e accurato nei minimi dettagli che porta alla realizzazione del nuovo gioiellino in casa Dior.

Diorever - Courtesy of Press Office
Diorever – Courtesy of Press Office

Disponibile in tre diverse dimensioni e portabile sia a mano che a tracolla, la peculiarità risiede nella pattina, che può essere portata sia chiusa sul davanti, nella variante che ricorda un po’ la Kelly di Hermès, sia aperta sulla parte posteriore della borsa, con una funzione maggiormente decorativa. Un nuova Dior, un nuovo lifestyle Diorever, di una reversibilità, praticità e versatilità davvero uniche. Diorever, forever Dior caratterizzata da una fibbia stemma che esprime tutta la forza e la modernità della maison. E allora che sia un Diorever every day, una tote che si adatta perfettamente all’umore e allo stile della giornata, una borsa destinata a durare nel tempo e già diventata un’icona di stile ed eleganza per tutte le fashion addicted.

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Snapchat e moda. Storia di un nuovo amore in passerella

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Logo di Snapchat, il social del fantasmino.

 

“C’era una volta, in un favoloso mondo patinato, una bellissima donna che si chiamava Moda. Era una di quelle bellezze paradisiache la cui semplice visione era riservata solo ed esclusivamente ad una ristretta élite di persone, appartenenti naturalmente al suo stesso mondo di provenienza. Tutto sembrava andare avanti in un modo sereno e tranquillo, scandito da una cadenzata routine. La bella principessa si mostrava al pubblico solo due volte nel corso di un singolo anno, con qualche eccezione nel caso in cui ci fossero eventi particolarmente importanti di Haute Couture. I giorni, i mesi, gli anni, trascorrevano così in modo quasi monotono e così, quella donna che non si era mai permessa di alzare la voce, venne improvvisamente scossa dalla voglia improvvisa di rompere quella vita monotona e far presente i suoi desideri. Così, dall’alto della sua carica prestigiosa, decise di comunicare a tutti i suoi sudditi: stilisti, sarti, modelle e tutti coloro i quali gironzolavano attorno al suo castello, che era arrivato il momento di abbattere le mura di cinta e guardare oltre. Aveva capito che fuori dal mondo incantato all’interno del quale trascorreva la sua esistenza, qualcosa stava cambiano e lei, non poteva assolutamente rimanerne allo scuro. Così le mura venendo abbattute, i cancelli furono aperti e vennero convocati a corte tutti quei nuovi fanciulli che, appartenenti ad una nuova generazione, si pensava potessero apportare grandi idee e novità nella sua vita. La bella Moda però non si accontentò inizialmente di scegliere un solo pretendente ma li mise immediatamente subito alla prova; fu così che Facebook, Twitter, Instagram e il timido Snapchat iniziarono la loro “lotta” per conquistare il cuore della principessa, ognuno secondo il proprio stile. Twitter decise di non abbandonare il suo aspetto elegante e raffinato, cinguettando di qui e di lì in modo sempre piuttosto ermetico, insomma non andava mai oltre le 140 battute. Facebook invece partì “in quarta” mettendo in mostra tutte le su potenzialità; iniziò a creare pagine che contenessero le foto di Moda, pubblicò video, foto, post più o meno lunghi cercando di racimolare sempre più like che invece il tranquillo Instagram non si dovette sforzare di ricercare. A quest’ultimo bastò qualche foto, il filtro giusto e un paio di hashtag per portare sul piatto della principessa un numero di follower davvero incredibile. Moda fu così colpito da Instagram e il suo fashion molto street, se ne innamorò, ma quando stava per gettarsi fra le sue braccia, accadde qualcosa di davvero inaspettato. Mancava un pretendente all’appello durante la riunione finale, il timido e sempre ritardatario Snapchat che però accaparrandosi l’esclusiva in tempo reale e soprattutto limited edition di molti amici della principessa moda, riuscì a baciarla e farla sua per sempre. Fu così che bastò una fashion week per convincere la bella Moda a rendere pubblico l’inizio di questa storia d’amore. I suoi amici, colpiti da questa grandissima novità, iniziarono a manifestare le loro idee. Alcuni decisero di commentare con un pollice rivolto verso il basso altri invece, come Burberry, Louis Vuitton, Dior, Michael Kors si sbizzarrirono fra cuori e mi piace iniziando anche ad instaurare un rapporto con il nuovo amico Snapchat che all’interno della patinata corte di madame Moda, conquistò davvero tutti che poi…” (to be continued)

Sfilata Burberry. Ph. GettyImages
Sfilata Burberry FW2017. Ph. GettyImages

Beh, come avrete potuto notare, la nostra storia non ha una fine. Sapete perché? Perché abbiamo deciso di raccontarvi una love story piuttosto moderna, anzi proprio attuale e in via di sviluppo che continua a costruirsi ogni giorno, anche mentre io scrivo e voi leggete, probabilmente qualcosa starà cambiando. È proprio per questo che abbiamo deciso di mettervi al corrente di questo meravigliosi rapporto di amorosi sensi nato fra il mondo della moda e il social del fantasmino, senza però scrivere una fine. Un amore nato quasi per caso che però, stando ai dati resi pubblici durante le fashion week appena terminate, mostra dei dati davvero molto interessanti. “La scorsa New York Fashion Week ha registrato un crollo delle conversazioni su Instagram e Twitter rispetto all’edizione precedente, coinvolgendo 660 milioni di persone a fronte dei 5,8 miliardi di settembre” o meglio è quello che ha ipotizzato il CEO di Pixlee, Kyle Wong, secondo il quale tutto si dovrebbe imputare proprio all’avvento di Snapchat. Ricordiamo che il social, secondo un rapporto di comScore, è il terzo più grande per livello di penetrazione tra i Millennials statunitensi compresi fra i 18 e i 34 anni, dopo Facebook e Instagram.

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Chiara Ferragni, The Blonde Salad

Chi però ha contribuito fortemente a rendere “appetibile” Snapchat fra il pubblico nostrano, è stata la trend setter più famosa al mondo nel panorama delle fashion blogger: Chiara Ferragni che con il suo The Blonde Salad è stata una delle prime a portare dietro le quinte e nel front row delle sfilate, tutti i suoi follower proprio grazie ai mini video pubblicati nel social in questione. Movie e foto che ricordiamo si autoeliminano dopo pochissimo tempo, ed è forse questa una delle peculiarità che ha contribuito a renderlo davvero, come direbbe una blogger: glamour! Oltre alla Ferragni sono molti altri i nomi che si potrebbero fare fra le figure del settore che hanno esposto la loro preferenza nei confronti di Snapchat che risulta essere fra i social, il più umano, informale ed immediato. 

Sfilata Alexander Wang. Ph. GettyImages
Sfilata Alexander Wang. Ph. GettyImages

“Il fascino di Snapchat sta nel fatto che è possibile vedere gli eventi moda da diversi punti di vista, quello del fotografo del make up artist, della modella del designer ecc…”, ha affermato Nick Bell, head of content di Snapchat. E a fronte di quanto appena letto possiamo capire perché questo fantasmino bianco e giallo, sia diventato, all’interno dell’immenso cyberspazio, la piattaforma di condivisione più amata da direttori creativi, maison e influecer che spesso decidono di mostrare in esclusiva le proprio collezioni o i dietro le quinte dei fashion show, proprio tramite quei piccoli video della durata di 10 secondi. Un po’ come fece Valentino in occasione di Zoolander o Gucci che ha anticipato così la pre-collezione 2016-2017. Insomma la nostra storia si potrebbe concludere con un “e vissero felici e contenti” ma attenzione, tutto fra qualche secondo potrebbe scomparire quindi vi consiglio di screenshottare o condividere subito!

 

 

2015: gli avvenimenti più importanti nel fashion system

L’anno appena terminato è stato costellato da notizie e avvenimenti importanti per il mondo della moda: ripercorriamoli insieme.

Chi viene e chi va.

Dopo il chiacchierato addio di Frida Giannini, il 21 gennaio Gucci ha comunicato il nome del nuovo direttore artistico, Alessandro Michele. La scelta di uno stilista giovane e poco conosciuto è stata vincente per il brand del gruppo Kering: Michele ha turbato e poi conquistato i cuori delle fashioniste con collezioni genderless e un romanticismo d’antan. Ma altri giri di poltrona hanno scosso il fashion system nei mesi successivi. Dopo soli tre anni la liason tra Alexander Wang e Balenciaga è terminata nella struggente sfilata dello scorso ottobre. Il giovane statunitense ha dichiarato di volersi dedicare a tempo pieno alla propria griffe, ma c’è chi giura che la maison francese lo abbia cacciato a causa del calo di vendite. Gli ultimi mesi dell’anno non hanno risparmiato scossoni ai piani alti della moda francese. Mentre Raf Simons annunciava di voler lasciare la direzione di Dior, la maison Lanvin estrometteva Alber Elbaz dopo 14 anni di onorata carriera. Entrambi gli stilisti hanno risentito della pressione di dover disegnare circa 10 collezioni l’anno, tra sfilate, cruise collections, capsule e seconde linee.

Alessandro Michele Photo courtesy Gucci.com
Alessandro Michele
Photo courtesy Gucci.com

Anniversari illustri.

A dominare la scena milanese del 2015 è stato Giorgio Armani, che ha festeggiato i 40 anni del suo impero. Una sfilata-evento, una serie di party patinati, la nomina a special ambassador per Expo 2015 e infine l’apertura di Armani/Silos, un museo che raccoglie 600 abiti e 200 accessori tra i pezzi più iconici delle sue collezioni. «La moda, che sembra vivere in un eterno presente, ha necessità di riflettere su se stessa e sulle proprie radici proprio per proiettarsi nel futuro – ha dichiarato durante l’inaugurazione –  Ricordarci come siamo stati ci aiuta a capire come potremo essere». Karl Lagerfeld e Fendi hanno festeggiato 60 anni di amore incondizionato con una nuova sede (presso il Palazzo della Civiltà a Roma), un libro che ripercorre le tappe principali di questi decenni e il debutto nell’alta moda con la prima collezione haute furrure. Anche i gemelli canadesi Dean e Dan Canten hanno voluto festeggiare in Italia i 20 anni del loro marchio DSquared2, in una sfilata colossale che ha aperto Milano Moda Uomo a gennaio.

Il libro "Fendi by Karl Lagerfeld" Photo courtesy Fendi.com
Il libro “Fendi by Karl Lagerfeld”
Photo courtesy Fendi.com

Il valzer degli addii.

Il 2015 è stato segnato da due momenti bui nel mondo della moda italiana: l’addio a due grandi stilisti, Elio Fiorucci e Mariuccia Mandelli. Fiorucci, spentosi a luglio a 80 anni appena compiuti, è stato un grande rivoluzionario del made in Italy. Con lo sguardo sempre rivolto ai giovani e allo streetwear, ha introdotto il camouflage nell’abbigliamento casual, ha creato il primo concept store con un’atmosfera giocosa e pop e ha rivoluzionato il concetto stesso di fashion con la sua love therapy. Mariuccia Mandelli, meglio conosciuta come Krizia, ci ha salutati lo scorso 7 dicembre alla veneranda età di 90 anni. Sempre irriverente eppure profonda, la sua moda raccontava di mondi onirici e animali fantastici, di tagli audaci e linee moderne.

Elio Fiorucci Photo courtesy Lovetherapy.it
Elio Fiorucci
Photo courtesy Lovetherapy.it

Cosa ci riserverà il 2016? Lo scopriremo insieme!

Raf Simons saluta Dior e si racconta alla penna di Cathy Horyn

Raf Simons lo scorso 2 Ottobre a Parigi durante ultima sfilata come direttore creativo di Christian Dior (Photo by Antonio de Moraes Barros Filho/WireImage)
Raf Simons lo scorso 2 Ottobre a Parigi durante l’ultima sfilata come direttore creativo di Christian Dior (Photo by Antonio de Moraes Barros Filho/WireImage)

“È una decisione basata esclusivamente sul mio desiderio di focalizzarmi su altri interessi della mia vita, soprattutto sul mio brand e sulle passioni che esulano dal mio lavoro”.

Pacato ma deciso: ecco come Raf Simons aveva risposto, appena due settimane fa, a coloro che chiedevano il motivo del suo addio, dopo soli tre anni, alla direzione creativa di Dior.  E se all’inizio le motivazioni apparivano comunque nebulose, adesso è la penna autorevole di Cathy Horyn a fare chiarezza.

Raf Simons insieme alla giornalistica e critica di moda del New York Times Cathy Horyn (Photo by BrunoPress)
Raf Simons insieme alla giornalista e critica di moda del New York Times Cathy Horyn (Photo by BrunoPress)

È di poche ore fa, infatti, la pubblicazione online di alcuni stralci dell’intervista che la giornalista e critica di moda ha ottenuto per la rivista System dal 47enne stilista belga.  

Ad emergere è l’estrema difficoltà a tener testa ai ritmi di lavoro incalzanti del settore moda: sei collezioni l’anno fra alta moda, pre-collezioni e prêt-à-porter, due collezioni per la propria linea omonima, e in più eventi, presentazioni, aperture di nuove boutique… “Non hai il tempo di incubazione delle idee, – dichiara Simons.  E il tempo di incubazione è molto importante. Quando metti alla prova un’idea la guardi e pensi, Mmm, mettiamola da parte per una settimana e pensiamoci dopo. Ma questo non è possibile se hai un solo team che lavora su tutte le collezioni.” 

L’avventura Christian Dior era cominciata nell’aprile 2012 a seguito del controverso esonero dell’allora direttore creativo John Galliano, colpevole di commenti antisemiti lasciatisi sfuggire in un bar di Parigi. Lo stesso Galliano aveva più volte rimarcato come le tempistiche di lavoro fossero eccessivamente strette e la libertà limitata.

“Quando penso alla prima sfilata di alta moda per Dior nel luglio 2012, – racconta Simons alla Horyn, riferendosi ai momenti presenti anche nel film-documentario Dior and I di Frédéric Tcheng (2015) – Ricordo di essere stato preoccupato perché avevamo solo otto settimane di tempo [per prepararla, n.d.R.]. E un tempo così lungo non lo abbiamo mai più avuto.”

Raf Simons osserva attentamente il proprio lavoro in un frammento del documentario "Dior and I" (2015) (Photo by GoRunway)
Raf Simons osserva attentamente il proprio lavoro in un frammento del documentario “Dior and I” (2015) (Photo by GoRunway)

Se questo ha spinto Simons a mollare, di certo non gli ha impedito di cavalcare l’onda con successo finché ha potuto. Prova ne sono gli ottimi risultati economici ottenuti dalle collezioni da lui create: la moda femminile ha portato, solo nell’ultimo anno, un aumento del fatturato del 18%, un equivalente di 1,94 miliardi di euro in più di vendita.

“Non ho un problema con il continuo processo creativo, – spiega Simons nell’intervista. – Perché è questa la ragione per la quale sono in questo mondo. C’è sempre qualcosa che sta accadendo.”

E che dire dell’eredità di stile che Raf Simons lascia a Dior? In un’intervista a Vogue Uk del 2012, lo stilista sosteneva (con beneducata provocazione) di voler rendere nuovamente riconoscibile la donna Dior tanto quanto lo è la donna Chanel, coi suoi twin set e il suo bouclé. Da qui la scelta di rilanciare nella contemporaneità alcuni classici intramontabili, a partire dal bar jacket, soprabito che modella il busto per donare una forma a clessidra e che Simons ha immaginato in plurime versioni, dall’essenziale a linee dritte al vero e proprio abito-bustino.

Alcuni esempi di bar jacket che Raf Simons ha proposto per la Primavera/Estate Dior 2013
Alcuni esempi di bar jacket che Raf Simons ha proposto per la Primavera/Estate Dior 2013 (Photo from hanjanran.blogspot.it)

Una reinterpretazione che comprende anche l’altro capo iconico della maison Dior, la gonna a ruota, ed ecco che la sontuosità incontra la praticità grazie a tasche nascoste che sdrammatizzano la costruzione architettonica del capo.

Gonne ampie e tasche per la collezione Dior Autunno/Inverno 2014 (Photo by Getty)
Gonne ampie con tasche per la collezione Dior Autunno/Inverno 2014 (Photo by Getty)

Adesso già ci si sbizzarrisce a pensare a chi prenderà il posto di Raf Simons e come potrebbero essere reinterpretati altri pezzi iconici della maison francese. E se all’inizio il toto-nomi si concentrava proprio su chi nelle ultime stagioni ha saputo rilanciare e personalizzare marchi storici (vedi: Riccardo Tisci per Moschino o Phoebe Philo per Celine), negli ultimi giorni ha insospettito l’addio di Albert Elbaz a Lanvin dopo 14 anni di collaborazione. Che sia solo un preambolo dell’ingresso al 30 di avenue Montaigne? Staremo a vedere.

Alber Elbaz lascia la direzione creativa di Lanvin

Prima Alexander Wang con Balenciaga, poi è stato il momento di Raf Simons con Christian Dior e, adesso, anche la storica casa di moda francese, Lanvin, ha deciso di congedare lo stilista israeliano Alber Elbaz. Sembrerebbe che si stia diffondendo una tendenza che si insidia nei più celebri marchi del lusso, portando con sé profumo di rivoluzione e cambiamenti. Alla base della decisione ci sarebbero dei dissidi tra lo stilista e la proprietaria della società, la taiwanese Shaw-Lan Wang, iniziati mesi fa, quando lo stilista ha suggerito alla Wang di vendere le quote a un investitore che sapesse sviluppare meglio le capacità dell’azienda. Da alcune indiscrezioni, sembrerebbe che lo stilista volesse rafforzare il settore degli accessori, soprattutto delle borse, proposta che non si sposava con le visioni della Wang. Idee e opinioni divergenti, hanno fatto sì che la proprietaria pensasse bene di tagliare il cordone che da anni univa la maison a “papà” Alber.

Alber Elbaz

Nella foto Alber Elbaz

ùEppure nel 2001, Alber Elbaz fu fortemente voluto a maison Lanvin direttamente dalla Wang, dove indossò le vesti di padrone di casa per ben 14 anni. Elbaz non ha tardato a palesare il proprio talento, riportando la casa di moda all’antico prestigio: infatti, sotto la sua direzione, la storica maison ha ottenuto ottimi risultati anche dal punto di vista economico, fatturando, nel corso dell’ultimo anno, ben 250 milioni di euro.“Come potrei andarmene? Le persone che lavorano lì mi permettono di fare ciò che faccio. Loro sono la mia orchestra”, queste erano le dichiarazioni dello stilista in un’intervista al Financial Times ma, gli ultimi avvenimenti, suggerirebbero che il direttore abbia riposto la bacchetta e detto “au revoir” alla sua orchestra. Dall’introduzione dell’abito da cocktail anche per il giorno all’uso di fiocchi e accessori ovunque; dalle ballerine portate al successo commerciale agli orli lasciati a vivo: il genio creativo di Elbaz ha travolto la maison come un uragano, portando cambiamenti e innovazioni che saranno sempre attribuite al suo nome.

Alber Elbaz in passerella

Alber Elbaz in passerella

Lo stilista ha salutato il suo pubblico in occasione della presentazione della collezione Primavera/Estate 2016, lo scorso 1 ottobre a Parigi. Le sue creazioni hanno illuminato la Ville Lumière, in un trionfo di raffinatezza e opposti che si sposano tra loro in un mood in perfetto stile Lanvin. L’abbigliamento maschile contamina quello femminile, il casual diventa elegante, abiti da sera degni di red carpet sfilano accanto a pantaloni dal taglio maschile e le giacche sartoriali sono arricchite da maxi fiocchi. La palette di colori va dal bianco al nero, fino ad arrivare a stampe multicolor. Nella lista dei possibili successori nelle cui mani passerà lo scettro di Alber, spiccano nomi come Simone Rocha, Joseph Altazzurra e Lucas Ossendrijver, che dal 2005 dirige la linea uomo. Per Elbaz, dal canto suo, sembra essere stato rinnovato l’invito da parte del gruppo LVMH che, già nel 2001, l’avrebbe voluto ai vertici di Dior. Ora che la maison è “orfana” di stilista, che sia proprio lì che il nostro stilista israeliano libererà nuovamente la propria arte?

Fragile e determinata. E’ la donna Raf Simons per Dior

 

 

 

 

Christian Dior 2015-16

La femminilità non è solo dolcezza o sensualità. Raf Simons ha voluto far emergere dalla collezione Autunno/Inverno 2015-16 il lato più selvaggio di ogni donna. Quello che alcune tengono nascosto e altre si vergognano addirittura di ostentare. Quello che un po’ ci rafforza e un po’ ci espone alle fragilità. I capelli lunghi raccolti in una coda, lo sguardo dritto e il passo convinto delle modelle sembrano volerci suggerire l’attitude che dovremmo avere nei confronti della vita. Linee essenziali e forme geometriche astratte, gli elementi maschili prendono il sopravvento. La silhouette Dior e le lunghezze sono mini, sopra il ginocchio o appena sotto il polpaccio. I tailleur e i cappotti di taglio maschile sono abbinati a tutine e stampe astratte. Le stampe animalier, i booties con il tacco in plexiglass, gli stivali-calza in vernice colorata e gli occhiali da sole ci ricordano, però, che l’attenzione ai dettagli è fondamentale. Anche quando si opta per un look più minimal.

 

Dior sfilata a/i 2015-16 Christian Dior 2015-16

dior sfilata a/i 2015-16 Christian Dior 2015-16 Christian Dior sfilata a/i 2015 Christian Dior a/i 2015 dior a/i 2015

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