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Asterix & Obelix, al cinema la nuova avventura nel Regno di Mezzo

Il 2 febbraio 2023 arriverà nelle sale italiane, distribuito da Notorious Pictures, Asterix & Obelix – Il Regno di Mezzo, l’attesissimo quinto film sulla serie francese di culto, diretto da Guillaume Canet. I due celebri galli sono lo stesso Guillaume Canet (Asterix) e Gilles Lellouche (Obelix), insieme a loro il premio Oscar® Marion Cotillard nei panni di Cleopatra, Vincent Cassel in quelli di Cesare e un inedito Zlatan Ibrahimović  nel ruolo del romano Caius Antivirus.

Locandina “Asterix & Obelix- Il Regno di Mezzo”
Locandina “Asterix & Obelix- Il Regno di Mezzo”

In questa nuova storica avventura, i due valorosi guerrieri dovranno aiutare Fu Yi, l’unica figlia dell’imperatore cinese Han Xuandi, fuggita dalle grinfie di un principe malvagio e arrivata in Gallia in cerca del loro aiuto.

La pellicola

È l’anno 50 a.C. L’imperatrice della Cina è appena stata imprigionata in seguito a un colpo di stato ordito da Deng Tsin Qin, un principe traditore. Aiutata da Maidiremaìs, il mercante fenicio, e dalla sua fedele guardia del corpo Gan Cho, l’unica figlia dell’imperatrice, la principessa Fu Yi, fugge in Gallia per chiedere aiuto ai due valorosi guerrieri Asterix e Obelix, dotati di una forza sovrumana grazie alla loro pozione magica. I due inseparabili eroi accettano volentieri di aiutare la principessa a salvare sua madre e a liberare il suo Paese. Inizia così un epico viaggio e un’avventura straordinaria sulla strada per la Cina. Ma anche Cesare e il suo potente esercito, con sete di una nuova conquista, si stanno dirigendo verso il Regno di Mezzo.

Photo credits Courtesy of Press Office

“Argonuts – Missione Olimpo”, arriva nelle sale il film d’animazione con le voci della Space Family

Uscirà nelle sale cinematografiche il 9 febbraio  l’avventuroso film d’animazione Argonuts – Missione Olimpo di David Alaux (già regista di originali film d’animazione e di successo come Vita da giungla), con le voci della Space Family, composta dalla celebre coppia Valentino Bisegna e Sara Di Sturco, e di Chiara e Mattia Fabiano, i giovanissimi doppiatori di successo di Stranger Things conosciuti anche come i Mc Brothers, distribuito da Notorious Pictures.

Argonuts: Missione Olimpo è un invito a salpare alla volta dell’antica Grecia con l’avventurosa e super smart topolina Pixi e con il suo compagno, il gatto Sam. Durante il viaggio i due amici affronteranno le creature più stravaganti e pericolose della mitologia greca per aiutare il valoroso eroe Giasone e i suoi argonauti a salvare la città dal dio Poseidone.

Locandina “Argonuts - Missione Olimpo”_credits Courtesy of Press Office
Locandina “Argonuts – Missione Olimpo”_credits Courtesy of Press Office

A dare le voci agli esilaranti personaggi di questo viaggio mitico sono due celebri coppie. La prima, la Space Family, è composta dai due giovani genitori Valentino Bisegna (popolare creator del duo Matt&Bise) e Sara Di Sturco (creator e TikToker), che all’inizio del 2021 si sono uniti in questo duo di successo sia nella vita che nel lavoro e che oggi, dopo la nascita del loro primo figlio, sono diventati un punto di riferimento sul web per i giovani genitori con cui condividono quotidianamente emozioni e paure legate alla genitorialità.

La seconda coppia, invece, è composta dai fratelli Chiara e Mattia Fabiano – i Mc Brothers – doppiatori professionisti che, nonostante la giovanissima età, sono tra le voci più riconosciute nel panorama del doppiaggio italiano per aver prestato la voce alla serie NetflixStranger Things, divenuta un vero e proprio fenomeno. Chiara, infatti, è la doppiatrice di Undici (il personaggio interpretato da Millie Bobby Brown), mentre Mattia è la voce di Dustin Henderson (Gaten Matarazzo).

Il regista Pietro Mereu premiato al Fiorenzo Serra Film Festival con il docufilm “Il Clan dei ricciai”

Il Clan dei ricciai  è la storia di un gruppo di pescatori di Cagliari che hanno avuto problemi con la giustizia in passato. Il boss di questo clan è Gesuino Banchero, disposto a dare un’altra occasione a questi uomini, offrendogli la possibilità di condurre la propria vita in modo onesto e aiutandoli ad integrarsi nuovamente nella comunità.

Locandina "Il Clan dei ricciai"_ credits Courtesy of Press Office
Locandina “Il Clan dei ricciai”_ credits Courtesy of Press Office

L’opera filmica, firmata dal pluripremiato regista sardo Pietro Mereu, continua a riscuotere ampi consensi da parte del pubblico e della critica, sul podio del Fiorenzo Serra Film Festival 2021 di Sassari,che si è svolto in Sardegna dal 15 al 20 novembre. L’ultima giornata della kermesse è stata dedicata alle premiazioni. L’award è stato attribuito nella sezione lungometraggi con la motivazione “per aver puntato lo sguardo con coraggio, raffinatezza e profonda umanità verso coloro dai quali il mondo, volutamente e colpevolmente, lo sguardo preferisce distoglierlo. Sono gli ex galeotti della città di Cagliari che, faticosamente, cercano di reinserirsi nella società grazie ad una solida rete di mutuo soccorso e grazie alla pesca dei ricci. Mentre il mondo li rifiuta, l’acqua li accoglie”.  Il documentario, inoltre, ha già ricevuto il riconoscimento “Film riconosciuto d’interesse culturale dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Direzione generale cinema” ed è stato realizzato con il sostegno della Fondazione Sardegna Film Commission e del Comune di Cagliari – Fondo Filming Cagliari. «Sono molto felice ed orgoglioso sia da sardo che da regista di ricevere questo premio, in quanto Fiorenzo Serra è un pilastro fondamentale del cinema documentario non solo della Sardegna , ma del mondo. Il Clan dei ricciai continua a girare e vincere premi da quattro anni, la sua forza credo sia quella di svelare senza filtri una realtà unica e caratterizzata come quella dei ricciai», dichiara Mereu.

"Il Clan dei ricciai"_ credits Courtesy of Press Office
“Il Clan dei ricciai”_ credits Courtesy of Press Office
"Il Clan dei ricciai"_ credits Courtesy of Press Office
“Il Clan dei ricciai”_ credits Courtesy of Press Office

Note di Regia e Motivazioni culturali

Nel libro di Primo Levi, “Se questo è un uomo”, le persone che sopravvivono ai lager nazisti sono gli intellettuali ebrei più raffinati e i commercianti più spietati. Anche nel “Clan dei Ricciai” i protagonisti sono dei sopravvissuti alla galera, alcuni da questa esperienza ne sono usciti distrutti psicologicamente e fisicamente come Andrea, altri ne hanno fatto un punto di forza come Gesuino, che nella storia sono i due personaggi agli antipodi per atteggiamento e temperamento. Il comune denominatore di tutti i protagonisti è l’essere nati da contesti sociali difficili, ed essere esponenti di una vecchia malavita cagliaritana che ormai sta scomparendo. Raccontano di codici di rispetto che ormai nessuno applica più, parlano “su casanzinu” il gergo del carcere cagliaritano, hanno sulla pelle tatuaggi che riportano inequivocabilmente all’ambiente carcerario: in un’epoca in cui il tatuaggio esprimevano i desideri di persone private di tutto. Il lavoro dei ricciai nasce da persone che uscendo dal carcere, si trovano senza lavoro e prendendo una barca si mettono a pescare ricci e altri frutti di mare, un’occasione di riscatto e sostentamento che è diventata una tradizione storica nella città di Cagliari.

"Il Clan dei ricciai"_ credits Courtesy of Press Office
“Il Clan dei ricciai”_ credits Courtesy of Press Office

 

"Il Clan dei ricciai"_ credits Courtesy of Press Office
“Il Clan dei ricciai”_ credits Courtesy of Press Office

La storia dei ricciai è la storia dei quartieri difficili come S. Elia, San Michele, Is Mirrionis in cui nascervi era già un handicap, e come dice Gesuino “Nel mio quartiere per sopravvivere bisognava saper muovere le mani”. Le famiglie di provenienza dei protagonisti sono violente, difficili, poco presenti per cui il carcere diventa un rito obbligatorio e di passaggio, per avere un biglietto da visita nel mondo criminale che è quello che regna in questi quartieri. Gesuino rispetto agli altri, frequenta anche la buona società cagliaritana e definisce la sua barca ”Un ponte” tra il mondo della strada e della criminalità e il mondo rispettabile dei colletti bianchi. Attraverso il lavoro ha trovato un riscatto, e aiuta centinaia di persone del suo quartiere, per cui il Quartiere protegge e rispetta Gesuino, in meccanismi molto sottili ma ben comprensibili. In questo film vedremo una Cagliari e una Sardegna mai vista, a metà strada tra il Sudamerica e il mediterraneo. Colori accesi e zone degradate di una città apparentemente borghese dominata dalla Massoneria, uomini con facce segnate dal carcere e dalla sofferenza La Musica del film è di un artista cagliaritano, Joe Perrino, che ha dedicato ben due album alla malavita e che è il naturale cantastorie di questo Clan sui generis. Lo stile del Film è crudo come è la vita degli uomini segnati dal crimine, con un velo di romanticismo tipico dei mondi in estinzione come quello dei malavitosi cagliaritani.

Il regista Pietro Mereu_credits Courtesy of Press Office
Il regista Pietro Mereu_credits Courtesy of Press Office

Biofilmografia Pietro Mereu-Regista

Nato a Lanusei nel 1972, si è diplomato in sceneggiatura presso la scuola civica di cinema tv e nuovi media di Milano. Lavora come assistente di produzione ed autore presso la 7, Magnolia, All Music e Mediaset per diversi anni. Nel 2010 ha ideato e scritto il film documentario “Disoccupato in affitto” di cui è protagonista, vincendo vari premi nazionali. Nel 2012 viene distribuito nelle sale da “Distribuzione Indipendente”. Dal 2012 al 2015 ha alternato il lavoro di autore televisivo a quello di regista indipendente lavorando ad alcuni progetti come il reportage trasmesso da Mediaset “La Grecia è qui , lettera dalla Sardegna” e ad altri progetti indipendenti per cause sociali come “Etic Art” (lavoro su una comunità che si occupa di bambini affetti da autismo). E poi ancora “Noi non molliamo – facce e storie dell’alluvione”, che racconta dell’alluvione che colpì la città di Olbia nel 2013. Nel 2015, una serie di documentari da lui ideata intitolata “Senza regole” sul calcio storico fiorentino, va in onda sulla Rai . Sempre nel 2015 gira “Il Club dei Centenari”, sulla longevità degli abitanti della Sardegna, prodotto dalla sua casa di produzione Ilex e vincendo nel 2017 il premio AAMod al “Babel Festival” di Cagliari e nel 2018 il premio del pubblico a “Sguardi altrove film festival” di Milano. Nel 2017 una sua miniserie di documentari sulla regola benedettina , “I manager di Dio ” va in onda su Tv 2000. Un altro suo documentario dal titolo “Il Clan dei Ricciai”, prodotto da Nicolas Vaporidis , vince nel 2018 il premio Ucca al Biografilm 2018 ed è andato in onda su Sky. In questo momento sta girando una serie sulla pesca del tonno per Giuma Produzioni che andrà in onda su Dmax. Pietro sta anche lavorando ad un film documentario in Colombia da titolo “El milagro de Barranquilla ”. Attualmente sta girando il Film documentario “Sonaggios” sulle ultime famiglie che a Tonara, in barbagia, producono i campanacci prodotto da Palomar e Velvet  con il direttore della fotografia Samir Ljuma , nella cinquina dei premi Oscar nel 2019 con Honeyland.

Official Website: www.pietromereu.it   

 

“Franca: chaos and creation”.A Venezia, il film su Franca Sozzani

Moda e glamour sul tappeto rosso con “Franca: chaos and creation”, il ritratto cinematografico che Francesco Carrozzini ha fatto sulla leggendaria redattrice capo di Vogue, Franca Sozzani, nonché sua madre. Il documentario è stato presentato in occasione della 73esima Mostra del Cinema di Venezia, lo scorso 2 settembre nella sezione del Cinema in Giardino.

Francesco Carrozzini, da fotografo apprezzato per i servizi di moda e per i ritratti a personaggi famosi,  passando per videoclip musicali da lui girati, si è dedicato a questo nuovo e sentito progetto cinematografico sulla madre. È il racconto della vita e della carriera di Franca Sozzani, realizzato da un nuovo punto di vista, quello di un figlio che ha sempre seguito la madre in giro per il mondo nei suoi vari impegni di lavoro sin da quando era piccolo.

L’idea del film documentario è nata anche in seguito alla morte del padre di Carrozzini. Lui stesso ha detto di aver girato il film perché «quando mio padre è morto, mi sono reso conto che mia madre era tutto quello che mi restava. Volendo instaurare una connessione più profonda, ho girato la telecamera su di lei e l’ho usata come mezzo per esplorare il nostro rapporto, in un modo nuovo, e per dare voce alle domande che non avevo mai fatto prima».

Fanca Sozzani e il figlio Francesco Carrozzini (Franca. Chaos and Creation)
Fanca Sozzani e il figlio Francesco Carrozzini
(Franca. Chaos and Creation)

Tutte le scene sono state girate con una 8 millimetri, in bianco e nero, e il leitmotiv sono le interviste fatte da Carrozzini alla madre, dove lei si racconta parlando non solo del suo lavoro, della moda,  del ruolo che ha avuto e continua ad avere in questo mondo, ma anche del rapporto tra lei e il figlio e la sua vita in generale. Le interviste sono spesso state girate in macchina, nei vari spostamenti della Sozzani, in attesa di prendere un aereo o prima di un evento.

Ma “Franca: chaos and creation” è molto più di questo. Ciò che emerge è sicuramente il lato umano di una donna, con un ruolo importante e un’immagine sempre da salvaguardare. Si capisce che spesso non è stato facile per lei essere la Sozzani, quella che tutti conoscono come la donna della moda, dal giudizio imprescindibile, che si distingue per la sua genialità, senso dell’estetica e un coraggio da vendere. Lei stessa conferma che il mondo in cui vive non è semplice e che una figura come la sua ha davvero segnato la moda « Sì, è vero, io ho fatto la storia della moda degli ultimi 25 anni », lo conferma senza false modestie anche perché, del resto, quello è davvero  il suo mondo.

Francesco Carrozzini (Franca. Chaos and Creation)
Francesco Carrozzini
(Franca. Chaos and Creation)

La sua storia personale è un altro dei fili conduttori di questo film: dalla ribellione e fuga dalla sua famiglia di borghesi milanesi per andare a vivere a Londra, alla scelta di intraprendere la strada del giornalismo, fino all’arrivo a Vogue Bambini e poi Vogue Italia, dove sarà lei a cambiare e stravolgere tutto, rischiando a volte il licenziamento per il suo osare e dare la linea della testata che tutti ora riconoscono come quella definitiva.

Da lì, tutto in discesa: l’incontro con i grandi fotografi di moda, l’invenzione delle top model, le copertine che fanno discutere ma che allo stesso tempo accattivano, storie e testimonianze di talento, creatività e innovazione. Un giornale di moda che si rapporta con l’esterno. È questa la formula, il segreto vincente che ha fatto trionfare la Sozzani e che vedremo raccontato in questo film.

Stile e talento immortalato sulla pellicola cinematografica. Questo è “Franca: chaos and creation”.

Antonio Banderas sarà Gianni Versace in un film

Verrà realizzato un film su Gianni Versace e l’attore che interpreterà lo stilista italiano, ucciso il 15 luglio 1997 a Miami, è Antonio Banderas.

Gianni Versace
Gianni Versace

Ad annunciarlo è il regista danese Bille August: i due avevano già lavorato insieme per “La casa degli spiriti”.

La trama del film è un segreto, non si sa ancora come verrà raccontata la storia dello stilista: le cose certe sono l’inizio delle riprese che avverrà a dicembre e i luoghi in cui verrà girato ovvero Reggio Calabria, Miami e Milano.

Il brand di moda Versace con a capo Donatella Versace, sorella di Gianni, ha già espresso le distanze nei confronti della produzione e che il film dovrà essere visto come un’operazione di finzione.

Donatella Versace
Donatella Versace

Si tratta quindi nuovamente di una pellicola non autorizzata, come era successo per The House of Versace, del 2013 che racconta la vita proprio della stilista in carica della maison.

Banderas, per coprire al meglio i panni dello stilista, già nel 2015 aveva iniziato a frequentare dei corsi alla Central Saint Martin di Londra come fashion designer. Diventato stilista ha deciso di lanciare  con il marchio danese Selected/Homme, due collezioni maschili. L’attore ha ammesso di essersi lasciato ispirare dai dettagli metallici della sua giacca griffata (guarda caso) Versace.

 

Antonio Banderas x Selected Homme
Antonio Banderas x Selected Homme
Antonio Banderas x Selected Homme
Antonio Banderas x Selected Homme

Le parole di Antonio Banderas: “ Come attore, sono sempre stato interessato alla moda e all’idea di usare gli abiti per creare uno stile personale. Che sia davanti a una telecamera o su un palcoscenico, in un’ambientazione passata o contemporanea, gli abiti hanno un grande ruolo nella creazione di un’identità, ed è qualcosa che ho sempre notato chiaramente”.

 

 

Photo Credits: Selected/ Homme official web site.

Mostra del Cinema di Venezia. Ecco i tre film italiani in concorso

La 73esima mostra del Cinema di Venezia è quasi ai blocchi di partenza, e a rappresentare l’Italia alla Biennale, che si terrà dal 31 agosto al 10 settembre, sarà un terzetto composto da un documentario e due film generazionali. Questi Giorni di Giuseppe Piccioni, Piuma di Roan Johnson e il docufilm Spira Mirabilis di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti sono i film italiani in corsa per l’ambito Leone d’oro. Le tre pellicole sono state annunciate alla conferenza  stampa di presentazione del programma della Mostra tenutasi a Roma.

Logo 73esima Mostra del cinema di Venezia
Logo 73esima Mostra del cinema di Venezia

 

In Questi Giorni, tratto dal romanzo Color betulla giovane di Marta Bertini, viene descritta l’amicizia tra quattro ragazze con interessi e ideali comuni. La pellicola, una storia intimista, racconta le scorribande, gli amori, le passioni e le aspettative di un gruppo di ragazze di provincia in età universitaria. Tra i protagonisti figureranno gli attori Margherita Buy, Filippo Timi e Sergio Rubini.

Una scena del film Questi giorni di Giuseppe Piccioni - By official page Facebook
Una scena del film Questi giorni di Giuseppe Piccioni – By official page Facebook

 

Spira Mirabilis è un documentario con una grande ricercatezza tematica, inoltre è il secondo di una ambiziosa trilogia di cui fa parte L’infinita fabbrica del Duomo. Girato in quattro diversi luoghi del mondo, ha quattro diverse storie protagoniste che narrano e mostrano la tensione verso l’immortalità, raccontata attraverso i quattro elementi della natura (acqua, terra, fuoco, aria) a cui ne viene aggiunto un quinto: l’etere aristotelico.

Spira Mirabilis di  Massimo D'Anolfi e Martina Parenti- By Official Page Facebook
Spira Mirabilis di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti- By Official Page Facebook

 

Piuma è la storia di due ragazzi come tanti, Ferro e Cate, interpretati da Luigi Fedele e Blu Yoshimi, che vivono una relazione complicata. Improvvisamente i due si trovano alle prese con una gravidanza inaspettata e con il complicato passaggio dallo stato di figli a quello di genitori.

Una scena del film Piuma di Roan Johnson - By Official page Facebook
Una scena del film Piuma di Roan Johnson – By Official page Facebook

 

I film saranno giudicati da una commissione presieduta da Sam Mendes e composta dall’artista, cantante, regista e scrittrice statunitense Laurie Anderson, lo scrittore e drammaturgo Giancarlo De Cataldo, l’attrice Chiara Mastroianni, e il regista venezuelano Lorenzo Vigas.

 

Credits immagini: Facebook

Fashion Film Festival Milano: la moda vista con gli occhi del cinema

fashion-film-festival-milanoTorna il Fashion Film Festival Milano, edizione numero tre; al centro cinema, moda e arte, raccontati attraverso il linguaggio più immediato, quello visivo. Fondato e diretto da Constanza Cavalli Etro, dal 24 al 26 settembre, testimonierà il ruolo di Milano, centro internazionale della moda . Oltre 750 film provenienti da oltre 50 paesi, divisi in 14 categorie (come Best Director, Best Fashion Film, Best Styling, Best Photography e Best Music) saranno raccolti in due macrosezioni: Established Talent e New Talent.

Una giuria, composta da personalità di spicco del mondo del cinema e della moda, selezionerà il migliore per ogni categoria: Claudia Llosa, regista vincitrice dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino e candidata al Premio Oscar, Andrea Lissoni, Senior Curator, International Art (Film) della Tate Modern a Londra, Miroslava Duma, fondatrice della piattaforma digitale Buro24/7, Olivier Zahm, fotografo, regista e fondatore della rivista Purple Magazine, Emanuela Martini, direttrice del Torino Film Festival e critica cinematografica, Michelangelo Di Battista, fotografo di moda di fama internazionale, Enrico Dorizza, Chairman & CCO di J Walter Thompson Milano e Franca Sozzani, Direttore di Vogue italia e de L’Uomo Vogue.

L’ultima parola verrà data al pubblico che durante i tre giorni di proiezioni gratuite, dibattiti e special screening, organizzati all’Anteo SpazioCinema, potrà votare on-line i film e i registi in gara. Mentre Mercedes-Benz, anche per quest’anno main sponsor, consegnerà il premio speciale Mercedes-Benz Special Award, per l’innovazione e l’impiego di nuove tecnologie nel processo cinematografico.

"Spirit of Travel" by Gordon von Steiner for Louis Vuitton
“Spirit of Travel” by Gordon von Steiner for Louis Vuitton

Tra le novità la collaborazione con la Cineteca Nazionale e la presenza della giornalista Renata Mohlo, con proiezione di fashion film sperimentali italiani degli anni Sessanta e Settanta, prime testimonianze del legame tra cinema, arte e moda. Sperimentale anche il canale pop-up dedicato ai fashion movies, Fashion Film Festival Milano Channel, in onda su DPLay. La piattaforma digitale di Discovery Channel Italia trasmetterà contenuti delle precedenti edizioni, anteprime e  short film inediti.

La tre giorni si concluderà con l’Award Ceremony, presso la Triennale di Milano, un evento speciale al Teatro dell’Arte, luogo d’incontro della cultura e dell’arte contemporanea in città.

Anna Piaggi, irriverente “visionaria nella moda”

anna_piaggi_una_visionaria_della_moda_foto_1Quando la personalità diventa stile, la moda si traduce in un linguaggio universale. Anna Piaggi ne interpretò le parole con la sua visione estetica irriverente.

Storica giornalista e scrittrice di moda, è stata infatti molto più di questo: un punto di riferimento dagli anni Sessanta ai Duemila, per la moda italiana e internazionale, come per l’arte, la cultura e la società.

Un documentario, presentato in anteprima al Biografilm Festival di Bologna e diretto da Alina Marazzi, ne ripercorre la vita e il lavoro. In “Anna Piaggi, una visionaria nella moda”, titolo emblematico del docufilm, la regista di “Un’ora sola ti vorrei” racconta la sua straordinaria creatività, raccogliendo testimonianze e interviste dei grandi del settore come Manolo Blahnik , Rosita Missoni e il caro amico, Karl Lagerfeld, di cui fu musa. Ma anche istantanee di vita, fissate negli scatti inediti di suo marito e compagno di vita, il noto fotografo Alfa Castaldi.

Ne emerge la personalità rivoluzionaria, contraddittoria nella vita come nello stile: uno scontro tra colori sgargianti su chiome punk e capi aristocratici, pizzi e velette. L’unica che “si presentava variopinta tra 300 giornaliste vestite come corvi neri. Un vero e proprio atto di resistenza”, come si dice nel biopic. Mutevole, come gli anni della moda che ha raccontato: dal boom del Made in Italy, al pret-a-porter fino all’avvento delle nuove tecnologie.

La sua carriera iniziò negli anni ‘60 come traduttrice per Mondadori ma, dopo poco, venne scelta dalla stessa casa editrice come fashion editor di un nuovo mensile, Arianna. Dal 1981 contribuì al progetto di Vanity, studiando un nuovo e sofisticato linguaggio, forse ancora prematuro per quegli anni. Ma è dal 1988 che completò il suo percorso di sperimentazione con  “D.P doppie pagine” per Vogue Italia, collage di testi e immagini, ricchi di rimandi e citazioni, che interpretavano le tendenze di quegli anni, sempre estremamente “avant-garde”.

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Trovava spunti nei suoi numerosi viaggi dove scovava abiti antichi, cappelli, oggetti pop che chiamava “trappole estetiche”, collezionandone migliaia e ‘inventando’ il concetto di vintage, quando ancora nessuno pensava che indossare abiti usati potesse essere tendenza.

Lei stessa era arte, quando assemblando non solo abiti ma intuizioni e visioni, è diventata – e lo è ancora oggi – fonte di ispirazione per il lavoro di designer e creativi di tutto il mondo.

 

La battaglia delle “Suffragette” sul grande schermo

Care donne, per questo 8 marzo evitate di andare in una di quelle cene con menu fisso che comprende nel prezzo una mimosa appassita sul piatto e uno sconvolgente streep-tease intorno alla mezzanotte. Emancipatevi! Fate un ripasso della storia del gentil sesso e andate al cinema a vedere Suffragette. Perché? Semplice: i libri di storia raccontano sempre atti corali, incentrandosi su grandi personaggi, ma tralasciando le vite comuni. Questo film, invece, propone un nuovo punto di vista , ovvero quello di semplici operaie, femministe sì certo, ma anche madri, mogli, con tanto da perdere ma non per questo senza coraggio. «Nei libri si parla poco di queste donne, noi volevamo tirarle fuori dall’oscurità». A parlare è la regista del lungometraggio Sarah Gavron.

La locandina del film Suffragette
La locandina del film Suffragette

Suffragette, prima di approdare sul grande schermo, ha richiesto un notevole lavoro di scrittura e di progettazione. La sceneggiatura, di Abi Morgan, è stata scritta accuratamente e realizzata in un arco temporale di circa sei anni. La Gavron racconta che concluso il copione contattarono immediatamente Carey Mulligan, una delle migliori attrici della sua generazione, già molto apprezzata per i suoi ruoli in An education (in Italia nel 2010) e Il grande Gatsby (2013), perfetta per indossare i panni della loro protagonista, una semplice operaia in una lavanderia.

L'attrice Curey Mulligan, che nel film interpreta Maud Watts, l'operaia protagonista @Getty Images
L’attrice Carey Mulligan, che nel film interpreta Maud Watts, l’operaia protagonista @Getty Images

Il film racconta la storia del movimento delle suffragette esploso a Londra all’inizio del XX Secolo, quando la combattiva Emmeline Punkurst, attivista e politica britannica, sollevò le donne invitandole a combattere contro il Governo per i loro diritti e istituì la WSPU (Women’s Social and Political Union). La Punkurst, interpretata da un’icona del cinema come Meryl Streep, compare in realtà in un tempo limitato. La narrazione, infatti, come dicevano inizialmente, si concentra su Maud Watts (la Mulligan) e sulle sue compagne operaie, enfatizzando il lato realistico e umano della vicenda. Così, per la prima volta, la dura battaglia per l’emancipazione femminile nel Regno Unito alla vigilia della Prima Guerra Mondiale si propone agli spettatori in una nuova veste, più cruda e dura.

Meryl Streep in una delle scene del film
Meryl Streep in una delle scene del film, in cui interpreta Emmeline Punkurst

Su uno sfondo fatto di grandi discorsi e atti eroici, si colloca la storia della giovane Maud, costretta a orari disumani in una fabbrica sin dalla tenera età di 8 anni, oltre che sottoposta a “naturali” avance da parte del suo capo. La giovane operaia, al culmine della sopportazione, si trova casualmente ad assistere a uno dei discorsi dell’azione femminista delle suffragette e da lì diventa consapevole del bisogno di agire. Nel film si racconta l’alba del movimento. Ci si sofferma sul coraggio delle prime donne che intrapresero una battaglia per i loro diritti. E si cerca di esporre l’evoluzione del loro atteggiamento che, sebbene fosse nato come pacifico, si inasprì dopo che il Parlamento non assecondò le varie richieste.

Una delle scene del film
Una delle scene del film

L’atteggiamento della politica ben esplicitato nel film desterebbe di certo rabbia e sbalordimento, eppure la scelta di questo tema oggi, un secolo dopo, non è del tutto casuale. «Questa è una storia – afferma la regista – che affronta temi che sono ancora attuali. Le donne non hanno smesso di lottare per ottenere il riconoscimento dei loro diritti fondamentali. Al giorno d’oggi, 62 milioni di donne non hanno diritto all’istruzione e in Parlamento le donne sono presenti solo al 22%. Nel Regno Unito, inoltre, una ragazza su tre subisce violenza sessuale. Le donne, infine, hanno poco accesso ai centri di ricerca scientifica e all’industria cinematografica. Questo film serve anche a evidenziare quanto sia stata dura la battaglia fino ad oggi e a spronare le persone a esercitare il loro diritto al diritto». A tal proposito vorremmo aggiungere che Suffragette è stato eletto  dall’associazione Women Film Critics Circle, che rappresenta l’identità femminile nel cinema statunitense, un film simbolo dell’universo femminile e di questa fase storica che ha permesso il raggiungimento della parità di genere nella legge.

Accanto Carey Mulligan e Meryl Streep vi è un’altra attrice di alto calibro, ovvero Helena Bonham Carter, la quale è è la bisnipote del Primo Ministro Asquith, l’arcinemico delle Suffragette. Il cast femminile della pellicola ha preso molto a cuore la storia delle suffragette e ha interpretato in modo sublime i ruoli delle protagoniste.

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Helena Bonham Carter in una scena del film

Il realismo è enfatizzato anche dalla scenografia e dai costumi. Per quanto riguarda il set, la produttrice Faye Ward commenta entusiasta che il loro film è stato il primo ad avere delle scene girate realmente nel Parlamento. «Ci è anche stato concesso – aggiunge – di organizzare, proprio davanti al Parlamento, una grande scena di rivolta. C’erano 300 comparse, cavalli e controfigure». I costumi, invece, sono opera di Jane Petrie, professionista del settore da oltre quindici anni. Gli abiti sulla scena sono studiati in ogni minimo dettaglio. Prima della fase creativa, infatti, la costumista si è cimentata in uno studio attento dell’abbigliamento di inizio Novecento. Inoltre ha utilizzato capi e accessori originali dell’epoca per rendere il tutto più efficace. Sciarpe e cappelli fatti all’uncinetto e abiti delicatissimi sono stati più volte rammendati sul set. Modelli semplici e classici, colori neutri.

La protagonista del film è una semplice operaia e madre di famiglia
La protagonista del film è una semplice operaia e madre di famiglia

L’abbigliamento esalta inoltre anche le differenze di classe delle suffragette interpretate. Spiega la regista: «All’epoca in Inghilterra la divisione fra le classi era molto marcata e quindi sorprende che, nel movimento delle Suffragette, donne di ogni provenienza sociale lottassero fianco a fianco. E’ una cosa che abbiamo scoperto leggendo le lettere e i diari delle operaie». Proprio l’attenzione al dato documentaristico ha reso il film genuino e coinvolgente.

Le donne che hanno dato vita al film Suffragette @La Stampa
Le donne che hanno dato vita al film Suffragette. In primo piano, sedute, a partire da sinistra: Abi Morgan (sceneggiatrice), le attrici  Anne Marie Duff, Meryl Streep, Carey Mulligan ed Helena Bonham Carter e la produttrice Faye Ward. Dietro di lei, in piedi, l’altra produttrice Alison Owen, a seguire verso sinistra le discendenti della Punkurst e, infine, la regista Sarah Gavron.  @La Stampa

Scritto, diretto e prodotto da donne, Suffragette vi renderà fiere di essere tali e vi ricorderà di combattere con coraggio per i vostri diritti e per l’uguaglianza di genere.

Alexander McQueen, al cinema la storia dell’hooligan della moda

 

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Geniale, creativo, visionario, eccessivo, estroso, in due parole Alexander McQueen. L’hooligan britannico della moda, come il Fashion System ama definirlo, arriverà presto sul grande schermo con un film a lui dedicato. Una personalità eccentrica quella di McQueen che ha saputo farsi largo con le sue proposte sempre innovative, all’avanguardia, un vero e proprio occhio sul futuro del mondo della moda. Il biopic metterà in scena la vita dello stilista, la sue umili origini, i suoi studi, la sua carriera e la tragica scelta di porre fine alla propria vita. Un vero contributo ad un artista che ha lasciato il segno nel patinato mondo delle passerelle. Nato nel 1969, da padre tassista e madre insegnante, cresce nell’East End londinese; la sua creatività dirompente non tarda ad emergere, a 16 anni lascia la scuola per iniziare a lavorare presso la nota sartoria di Savile Row: Anderson & Sheppard, nota fornitrice del principe Carlo d’Inghilterra e siamo solo all’inizio. In Italia lavora presso Romeo Gigli e tornato in Inghilterra conclude la sua formazione presso la St. Martin School, scuola di moda delle più prestigiose che ha dato il via alle carriere di alcuni dei più celebri stilisti tra cui John Galliano. Lo stile del giovane designer è presto noto, una commistione tra gotico e romantico, vittoriano e dark. La prima collezione di McQueen, quella creata nel 1992 per la fine del corso alla St. Martin fu un vero successo tanto che, la nota stylist e scopritrice di talenti, Isabella Blow la acquistò tutta. Davvero un buon auspicio se si pensa alla sua rapida scalata al successo. Nel 1995 inaugura una linea col suo nome dalla quale si evince il suo stile eclettico e visionario. Direttore artistico di Givenchy fino al 2001, succede alla direzione creativa al già citato Galliano, inglese come lui e come lui uscito dalla St. Martin.

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Poliedrico, rivoluzionario e grande provocatore, impossibile non ricordare la collezione dedicata alle sue origini scozzesi Highland Rape, un vero e proprio grido provocatorio. Stupro delle Highland sta ad indicare il nome della collezione, autunno/inverno 1995-1996, che lo stilista ha portato sulle passerelle. Uno stupro appunto, uno stravolgimento al quale McQueen sottopose uno dei più classici tessuti britannici, il tartan. Abiti di pizzo stracciati, gonne ridotte a brandelli, scollature volutamente ampie a scoprire interamente i seni di modelle dagli occhi alieni. La stampa gridò allo scandalo ma McQueen seppe motivare tutto ciò. Tacciato di misoginia infatti lo stilista rispose che il suo intento non era quello di portare sulla passerella la tematica dello stupro femminile quanto invece quello stesso stupro che l’Inghilterra aveva fatto alla Scozia. Un enfant terrible, un artista maledetto, una genialità spiccata e precoce la sua che lo vide creare costumi per lo stesso David Bowie, negli anni ’90; allo stesso tempo sensibile, introverso ed estremamente fragile, a tal punto da compiere un gesto estremo, quello che c’ha privato delle sue straordinarie creazioni. Il progetto che porterà la vita del designer sul grande schermo è affidato al regista Andrew Haigh e al drammaturgo Chris Urch, che si occuperà della sceneggiatura. Sono trascorsi circa sei anni dalla sua scomparsa, eppure di artisti così non si finisce mai di sentirne la mancanza; in attesa dell’uscita del film vogliamo ricordare l’eclettico artista, interprete visionario del romanticismo, con una sua frase che più di tutte racchiude il suo concetto di moda:« Non voglio fare un cocktail party, preferisco che la gente vomiti e abbandoni il mio show. Preferisco le reazioni estreme».

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