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“Dreaming Alcestis”, l’installazione dell’artista Beatrice Gibson approda al Macro di Roma

Dopo l’anteprima al British Art Show 9 di Plymouth, e la mostra allo spazio Ordet di Milano, “Dreaming Alcestis”, ultima opera della pluripremiata artista e regista franco-inglese Beatrice Gibson, approda finalmente a Roma.

Dreaming Alcestis, sarà presentata il 9 febbraio nell’Auditorium del MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma, in un’installazione site-specific visibile al pubblico dalle 12 alle 18, per la durata di un singolo ciclo di sonno. A seguire, alle 18.30, Beatrice Gibson dialogherà con il duo curatoriale Francesco Urbano Ragazzi.

Promosso dal Museo Civico di Castelbuono, e realizzato grazie al sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura nell’ambito dell’Italian Council (2021), il lavoro di Beatrice Gibson è pensato come riflessione poetica sulla vita e sulla morte in un’epoca segnata da scarsa empatia, solitudine e un progressivo impoverimento materiale ed emotivo.

Rievocando la protagonista dell’antico mito di Euripide come guida ancestrale, Dreaming Alcestis, documenta in chiave onirica il trasferimento di Gibson e Gordon dalla Gran Bretagna post-Brexit al cuore del Mediterraneo. Due personaggi, che sognano collettivamente una regina morta da tempo (o forse vengono sognati da lei), sono ripresi in lunghe sequenze, come in tempo reale, rifratte olograficamente, infuse e interrotte dai suoni della città e del mare.

Nelle parole di Beatrice Gibson, 2.500 anni dopo la sua nascita, Alcesti – nel film, una figura misteriosa e lynchiana – ritorna dagli inferi, sognando, e sognata lei stessa da un uomo e una donna che hanno attraversato l’Europa alla sua ricerca, da Nord a Sud, con la famiglia al seguito. Nel frattempo, le calotte glaciali si sciolgono, 43 guerre infuriano in tutto il mondo e un’altra città brucia in TV.

I film di Beatrice Gibson sono noti per la loro natura sperimentale e fortemente emotiva. Esplorando tra il vissuto personale e i temi politici, e attingendo a figure di culto della letteratura e della poesia sperimentale – da Kathy Acker a Gertrude Stein- sono spesso abitati da figure amicali e riferimenti personali, incorporando idee e processi co-creativi e collaborativi. Lo stesso è accaduto nella lavorazione di Dreaming Alcestis: la scrittura del film è stata realizzata con il regista Nick Gordon, e con la saggista e teorica culturale Maria Nadotti.

L’evento al MACRO è parte del progetto Alkestis, promosso dal Museo Civico di Castelbuono, vincitore della X edizione dell’Italian Council 2021.

Installation view di Dreaming Alcestis al British Art Show 9. Foto Dom Moore
Installation view di Dreaming Alcestis al British Art Show 9. Foto Dom Moore

Dreaming Alcestis è commissionato dal Museo Civico di Castelbuono (Palermo) e l’Hayward Gallery Touring del Southbank Centre (Londra) per il British Art Show 9 ed è realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council (X Edizione 2021), programma di promozione internazionale dell’arte italiana della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Il film è prodotto da Okta Film, con il supporto di ICONOCLAST e Somesuch. Dopo l’anteprima al British Art Show 9 di Plymouth, Dreaming Alcestis è stato presentato per la prima volta in Italia allo spazio Ordet di Milano, nell’ambito della mostra personale dedicata a Beatrice Gibson dal titolo Dream Gossip, in programma fino al 15 febbraio 2023.

Ad aprile 2023 il film sarà presentato inoltre in una mostra al Museo Civico di Castelbuono, entrando nella sua collezione permanente, e sarà accompagnato da un programma pubblico, curato da Maria Rosa Sossai e Beatrice Gibson, promosso dal Museo con la partecipazione del Dipartimento di Scienze Psicologiche, Pedagogiche, dell’Esercizio Fisico e della Formazione e del Centro Servizi Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Palermo, del Centro Polis di Castelbuono e Nuova Orfeo. Nel 2023 sarà pubblicato un libro dedicato al progetto, edito da Lenz Press.

Beatrice Gibson (nata nel 1978) è un’artista e regista franco-britannica, residente a Palermo. Ha vinto due volte il Tiger Award per i cortometraggi al Rotterdam International Film Festival (2009 e 2013) ed è stata vincitrice nel 2015 del Baloise Art Prize, Art Basel. Nel 2013 è stata nominata per il Max Mara Prize for Women artist (2013) ed è stata nominata due volte per il Jarman Award for Artist’s film (2013 e 2019). Le sue mostre personali più recenti includono:

Crone Music, Camden Arts Centre, Londra; I Couldn’t Sleep in My Dream, Kunsthall di Bergen, Bergen; Plural Dreams of Social Life, Mercer Union, Toronto; KW Institute for Contemporary Art, Berlino. Il suo ultimo film, Two Sisters Who Are Not Sisters, è stato selezionato per la Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes (2019). I suoi film sono stati presentati in musei e istituzioni in Europa e Nord America, tra cui: Centre Pompidou, Tate Modern, Tate Britain, Serpentine Gallery, The ICA e The Art Institute of Chicago. Gibson è membro del collettivo The Machine that Kills Bad People con Maria Palacios Cruz, Ben Rivers ed Erika Balsom. Nel 2021 a Palermo ha co-fondato Nuova Orfeo, un’iniziativa no-profit di cinema, performance e musica sperimentale. www.beatricegibson.com

FRANCESCO URBANO RAGAZZI è un duo curatoriale fondato a Parigi nel 2008. Hanno sviluppato una vasta gamma di strategie produttive e inventato formati espositivi lavorando a stretto contatto con pionieri come Jonas Mekas, Kenneth Goldsmith, Jennifer West, Miltos Manetas, Cheryl Donegan, Haroon Mirza, Pauline Curnier Jardin e altri. Stabilendo nuove alleanze tra arte e realtà, il team ha operato non solo in musei e contesti accademici, ma anche in un’ampia varietà di spazi fisici e mediatici. Nel 2012 hanno curato Io Tu Lui Lei, la prima mostra istituzionale sull’eredità culturale dei movimenti LGBTQ+ in Italia, con il sostegno del Ministero Nazionale delle Pari Opportunità. Dal 2017 il team ha diretto l’archivio dell’artista femminista Chiara Fumai, organizzando anche la principale mostra retrospettiva del suo lavoro e una pubblicazione completa. Nel 2021, il duo ha coeditato FUORI!!! 1971-1974 (Nero Editions), una premiata antologia dedicata alla prima rivista LGBTQ+ della storia italiana. Nello stesso anno Francesco Urbano Ragazzi è stato nominato direttore artistico di LIAF, la più longeva biennale d’arte contemporanea della Scandinavia, la cui diciassettesima edizione si è svolta tra Venezia, Oslo e le Isole Lofoten nel 2022.

BeatriceGibson, DreamingAlcestis,2022. DreamGossip,2023,installationview. Project supported by the Italian Council(2021). Courtesy the artist and Ordet, Milan. Photo Nicola Gnesi
BeatriceGibson, DreamingAlcestis,2022. DreamGossip,2023,installationview. Project supported by the Italian Council(2021). Courtesy the artist and Ordet, Milan. Photo Nicola Gnesi

L’Italian Council è un progetto della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura nato nel 2017 con il preciso compito di promuovere la produzione, la conoscenza e la diffusione della creazione contemporanea italiana nel campo delle arti visive. Il Museo Civico di Castelbuono ha vinto la X edizione dell’Italian Council 2021 con il progetto Alkestis. www.aap.beniculturali.it

Il Museo Civico di Castelbuono è un’istituzione pubblica ospitata nel trecentesco Castello dei Ventimiglia, a cui sono affidate la conservazione e la valorizzazione del patrimonio storico-artistico del territorio. Il Museo ospita una collezione permanente di archeologia, arte sacra, arte moderna e contemporanea, spazi per mostre temporanee e un orto pubblico gestito da un’associazione civica e la Cooperativa “I Fauni”. All’interno del Castello si trova inoltre la Cappella di Sant’Anna (1684) con uno straordinario impianto decorativo barocco con stucchi su fondo oro zecchino, opera di Giacomo e Giuseppe Serpotta. Oggi il Museo è un centro di sperimentazione per l’arte e la cultura del Mediterraneo, con un programma culturale di mostre, conferenze, residenze d’artista, collaborazioni con partner nazionali e internazionali, progetti partecipativi e laboratori educativi con la comunità.

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“Physis and rendering”, NFT olografici e foto digitali nella personale di Vincenzo Marsiglia al Visionarea Art Space di Roma

Avamposto dell’arte contemporanea nel cuore di Roma, a pochi metri dalla Basilica di San Pietro, Visionarea ArtSpace inaugura il 2023 con Physis and rendering, personale di Vincenzo Marsiglia, a cura di Davide Silvioli con la collaborazione di Davide Sarchioni, in mostra da oggi 1 febbraio sino al 25 marzo 2023.

“Physis and rendering”
“Physis and rendering”

Artista dalla profonda attitudine interdisciplinare – con presenze alla Biennale d’Architettura di Venezia, alla Fondazione Dino Zoli di Forlì, alla Casa del Mantegna di Mantova, al Museo di Palazzo Collicola di Spoleto, al Museo del Presente di Rende – per l’occasione Vincenzo Marsiglia propone un percorso tra NFT olografici e fotografie digitali, realtà aumentata e occhiali hololensper un incontro ravvicinato con le nuove frontiere dell’arte contemporanea, tra digitale e reale.

“Physis and rendering”
“Physis and rendering”

I lavori in esposizione vanno, infatti, da esiti rispettivi delle serie “Fold”, “Modus”, “Star stone”, “Prospect”, fino a NFT olografici e fotografie digitali eseguite con il dispositivo Hololens 2: visore di ultima generazione a realtà mista e aumentata, applicato per la prima volta nel campo di ricerca delle arti visive dallo stesso Marsiglia.

“Physis and rendering”
“Physis and rendering”

Physis and rendering – mostra organizzata con il supporto della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanueleraccorda quindi una cerchia di opere distintive degli indirizzi di ricerca intrapresi dall’artista durante il suo percorso pluriennale, al punto da restituirne una versione sintetica e paradigmatica.

“Physis and rendering”
“Physis and rendering”

«La mostra – scrive il curatore Davide Silvioli – approfondisce la complessità dell’operato dell’artista attraverso una chiave di lettura critica mirata a stabilire continuità tra risultati dovuti a processi differenti. Dalla realtà tangibile della physis alla realtà virtuale del rendering, l’identità del progetto replica la facoltà della ricerca di Marsiglia di saper abitare entrambi questi emisferi del reale, rilevandone punti di contatto. Termine costante di un lessico evidentemente declinato al plurale è la nota Unità Marsiglia (UM): un modulo grafico dalla forma di stella a quattro punte. Quest’ultima corrisponde all’ente fondamentale del suo universo estetico, unità indivisibile di tutto l’esperibile artistico. Quale generatore e narratore di contesti alternativi e complementari, il logo UM, circa gli ultimi sviluppi dell’attività di Marsiglia, in cui vi è un ricorso alla tecnologia sempre più significativo, transita dalle proprietà della materia fisica alle funzioni di media digitali come monitor lcd, ledwall, visori».

“Physis and rendering”
“Physis and rendering”
“Physis and rendering”
“Physis and rendering”

«La peculiarità di Vincenzo Marsiglia risiede nell’individuare sempre nuove soluzioni per lavorare sulla realtà aumentata e sviluppare in modi innovativi la possibilità di interagire con lo spazio reale attraverso la tecnologia. – commenta il Prof. Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – L’interesse dell’artista si focalizza in particolare sul dialogo fisico/digitale, che è il mezzo per mettere in relazione la dimensione visionaria di chi fa arte con il mondo concreto e tangibile che ci circonda. Grazie alla Fondazione che mi onoro di presiedere, ho già dato spazio nel 2021, a Palazzo Cipolla, a questa nuova frontiera del linguaggio artistico, ospitando la grande mostra antologica di Quayola, uno dei maggiori esponenti della media-art a livello internazionale: come Quayola, anche Marsiglia ci aiuta a pensare e comprendere il tempo in cui viviamo, utilizzando il giusto linguaggio per esprimere una visione del mondo del XXI secolo. La mostra Physis and rendering si qualifica dunque come un vero e proprio viaggio esperienziale, laddove il potere delle tecnologie è anche questo: far vivere esperienze nuove e creare inedite visioni».

“Physis and rendering”
“Physis and rendering”

Vincenzo Marsiglia è nato a Belvedere Marittimo (CS), nel 1972. Ha studiato all’Istituto d’Arte di Imperia e all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, diplomandosi in pittura. Inizia l’attività espositiva negli anni Novanta, con mostre personali e collettive in gallerie, musei e spazi pubblici, in Italia e all’estero. È docente presso l’Accademia di Belle Arti Aldo Galli – IED di Como e l’Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia. La sua ricerca ha origine da un elemento visivo corrispondente a una stella a quattro punte, che è divenuta, nel tempo, una componente distintiva del suo lavoro; autentico “logo” dell’artista. L’aspetto compositivo delle sue opere sembra rispecchiare una pratica ossessiva, generando esiti sempre nuovi in cui questo simbolo si permea con stoffe, ceramica, pietra, vetro, carta, articolandosi secondo variazioni continue di ritmo e di forma. La sua estetica, per rigore ed equilibrio, è riconducibile alla tradizione dell’Astrazione geometrica, del Minimalismo, dell’arte Optical. Negli ultimi cicli di lavori, l’artista sperimenta l’uso di tecnologie per testare le proprietà del suo linguaggio in funzione di nuove soluzioni espressive. Lavori di questa tipologia manifestano una nuova considerazione della contemporaneità, legata agli strumenti di comunicazione che la caratterizzano. Il proposito è quello di conseguire una categoria di opera d’arte mutevole, in potere di completarsi con l’interazione con lo spettatore.

“Physis and rendering”
“Physis and rendering”
“Physis and rendering”
“Physis and rendering”

Artista: Vincenzo Marsiglia
Titolo: Physis and rendering
Curatore: Davide Silvioli con la collaborazione di Davide Sarchioni
Testi in catalogo: Davide Silvioli e Davide Sarchioni
Durata: Dal 1 febbraio al 25 marzo
Inaugurazione: martedì 31 gennaio dalle 18:00 alle 21:00
Luogo: VISIONAREA Art Space – Auditorium della Conciliazione Indirizzo: Piazza Pia 1, Roma
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Mail: info@visionarea.org
Web: www.visionarea.org

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“Tutti al mare”, alla galleria Restelliartco. di Roma in mostra le memorie fotografiche dell’industria turistica laziale

Sarà presentata oggi alla Galleria Restelliartco di Roma, per la durata di un solo giorno, una selezione di fotografie d’epoca provenienti dall’archivio “Tutti al mare realizzato da BuuuBall of Colors, con il contributo della Regione Lazio : una significativa raccolta di centinaia di scatti inediti tra i primi del ‘900 e i primi anni ’60, che ritraggono le prime vacanze al mare dei cittadini del Lazio, svelata dai galleristi Filippo Restelli e Raffaella Rossi.

Mostra fotografica “Tutti al mare”, galleria Restelliartco.
Mostra fotografica “Tutti al mare”, galleria Restelliartco.

Le immagini raccolte dal curatore e collezionista Valerio Maria Trapasso, non sono solo uno straordinario teatro naturale delle “vacanze che furono”, ma anche un affresco della nascente industria turistica nel Lazio.

Mostra fotografica “Tutti al mare”, galleria Restelliartco.
Mostra fotografica “Tutti al mare”, galleria Restelliartco.

Dagli anni ’20 “andare al mare” diventa un fenomeno di massa innescando fin da subito un cortocircuito tra tempo libero, divertimento, esibizionismo e memoria e che la fotografia, con la sua diffusione popolare tra le due guerre, sintetizza perfettamente. Attraverso la fotografia le vacanze diventano la certificazione non solo di un momento felice, ma anche o soprattutto l’ostentazione di una propria conquista sociale e familiare.

Mostra fotografica “Tutti al mare”, galleria Restelliartco.
Mostra fotografica “Tutti al mare”, galleria Restelliartco.

Rappresentano quindi una “memoria collettiva” all’interno della quale il tempo diventa chiave essenziale della narrazione fotografica. Una narrazione che avviene in questo caso non attraverso fotografi ufficiali, ma attraverso la “fotografia di famiglia”, non posata; uno sguardo informale quindi, molto più spontaneo e reale.

 

Mostra fotografica “Tutti al mare”, galleria Restelliartco.
Mostra fotografica “Tutti al mare”, galleria Restelliartco.

Il titolo “Tutti al Mare” – che richiama la canzone resa celebre da Gabriella Ferri – sta a significare infatti esattamente la portata di massa di questo nuovo accesso al divertimento; tutti vanno al mare e per tutti la spiaggia diventa “la nuova gita fuori porta”: una frontiera da conquistare, un terreno inesplorato di giochi, di legami familiari e di fughe amorose. L’archivio fotografico testimonia un cambiamento epocale nelle abitudini delle persone strettamente connesso alle profonde trasformazioni nel territorio del Lazio.

Dai primi del ‘900 Il Regno d’Italia s’impegna a rafforzare le reti stradali tra le province e il mare, ma è solo negli anni ’20 con la costruzione della via del Mare prima e della via Cristoforo Colombo poi che, soprattutto i romani, avranno il loro accesso diretto ai litorali sul Tirreno. Negli stessi anni l’istituzione del tram a vapore – diventato poi treno – che collega la Capitale a Ostia sancisce definitivamente questo rapporto imprescindibile tra tempo libero e vita balneare.

Mostra fotografica “Tutti al mare”, galleria Restelliartco.
Mostra fotografica “Tutti al mare”, galleria Restelliartco.

È importante sottolineare anche i cambiamenti e le innovazioni nel tipo di mezzo fotografico utilizzato tra il 1920 e il 1960: si passa infatti dalle prime macchine fornite di cavalletto, più costose e di quasi esclusivo appannaggio di una fascia sociale medio-alta all’utilizzo di pellicole più sensibili che non necessitano di supporto e con ottiche più luminose che man mano si avvicineranno sempre più alle reflex, le macchine istantanee che incontreranno da subito una diffusione di massa.

La mostra è visitabile online sul sito www.tuttialmarefotografia.it e sarà accompagnata da un catalogo cartaceo contenente gli scatti più significativi. A breve, inoltre,  l’apertura di una pagina instagram accessibile a tutti, sulla quale sarà possibile inviare fotografie d’epoca, che saranno poi selezionate al fine di incrementare ulteriormente l’archivio.

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Venice Gardens Foundation presenta il progetto green di restauro architettonico “In Venetia Hortus Redemptoris”

È stato presentato in occasione del XXVII Seminario di Venezia organizzato dall’Ambasciata d’Italia a Londra, “In Venetia Hortus Redemptoris”: il nuovo progetto di Venice Gardens Foundation volto al restauro, conservazione, gestione ed apertura ai visitatori del Compendio del Giardino – l’Orto, le Cappelle di meditazione, le Antiche Officine, la Serra e l’Apiario – del Convento della Chiesa palladiana del Santissimo Redentore, luogo di alto valore storico, simbolico e spirituale, caro ai veneziani e al mondo.

In Venetia Hortus Redemptoris
In Venetia Hortus Redemptoris

Un grande Progetto Città di rilevanza internazionale che conferisce a tali spazi un ruolo di riferimento significativo, condiviso con l’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e con la Santa Sede che lo rende un progetto modello di reciproco scambio di visioni e sapere.

Presieduta da Adele Re Rebaudengo,Venice Gardens Foundation promuove il suo impegno dal 2014 nel restauro e nella conservazione di parchi, giardini e beni di interesse storico e culturale, attuando progetti rivolti alla tutela del patrimonio botanico ed artistico. In linea con lo spirito di alto mecenatismo che ne contraddistingue da sempre l’operato e dopo il restauro e riapertura al pubblico nel 2019 dei Giardini Reali di San Marco a Venezia – grazie ad un complesso intervento di oltre 6 milioni di euro (tra i numerosi premi vinti dai Giardini Reali restaurati, anche “Il Parco più bello d’Italia 2022). – Venice Gardens Foundation intraprende oggi una nuova sfida: la rinascita di un luogo di profonda valenza simbolica e spirituale, il Compendio del Redentore, mai aperto al pubblico, attraverso un disegno durevole nel tempo che, nel pieno rispetto dei valori cappuccini, riconduce all’importante tradizione dei giardini e degli orti conventuali, alla loro ricchezza e capacità di sperimentazione, ma che al contempo guarda al futuro con consapevole e responsabile impegno.

In Venetia Hortus Redemptoris
In Venetia Hortus Redemptoris

«È un onore per Venice Gardens Foundation poter concorrere a tramandare un Bene di così alto valore storico, simbolico e spirituale, attraverso il suo restauro e conservazione nel tempo – dichiara Adele Re Rebaudengo, Presidente di Venice Gardens Foundation – Un progetto reso possibile grazie sia alle affinità tra il carisma Cappuccino e la missione della Fondazione sia al proficuo confronto con i Frati del Convento, che ci ha portati, dopo due anni, ad iniziare il cantiere dei lavori domani 30 gennaio. Un percorso che ha coinvolto tanti professionisti, istituzioni e generosi mecenati che partecipano con entusiasmo a questo nostro progetto, condividendone la visione e i principi: il valore del restauro, del rispetto e della protezione della natura in armonioso accordo. Un progetto attento al passato, ma rivolto anche al futuro con responsabile impegno, fedele al senso di responsabilità,sostenibilità, autosufficienza e al riconoscimento del ruolo fondante che questi luoghi ricoprono in un contesto sociale e comunitario attraverso la loro apertura che avverrà nel rispetto dello spirito del luogo».

Sostenibilità ed autosufficienza sono i principi-chiave che animano il progetto il cui restauro botanico è stato affidato a Paolo Pejrone, giardiniere e architetto paesaggista di fama internazionale, allievo di Russell Page e Roberto Burle Marx, autore, tra i tanti lavori, anche del ripristino dell’Orto di Santa Croce in Gerusalemme a Roma e, su incarico della Fondazione, i Giardini Reali di Venezia a San Marco. Il progetto di restauro architettonico è a cura di Alessandra Raso, architetto impegnato in restauri di importanti complessi storico-artistici e progetti per istituzioni culturali, tra cui la Biennale di Venezia e la Triennale di Milano.

«Un orto ben coltivato può esse un generoso e versatile compagno di lavoro (e di avventure e di vita); quello dell’orto è un affascinante e lungo viaggio a tappe fatto di partenze e di arrivi e non solo…La diversità e la ricchezza sono il felice programma veloce d’estate e lento d’inverno…», afferma l’Arch. Paolo Pejrone. Realizzato dalla Serenissima e da Papa Gregorio XIII come simbolo di gratitudine e rinascita in seguito alla peste del 1575-1577, il Complesso del Redentore, che si estende per circa un ettaro, dal canale della Giudecca fino alla Laguna, si presenta segnato in maniera significativa dalla “acqua granda” del novembre 2019, una marea eccezionale che, raggiungendo i 187 centimetri, ha sommerso e devastato la città di Venezia. Al fine di impedire che andassero perse le tracce di una testimonianza di così importante rilevanza paesaggistica, culturale e religiosa, nel 2021 il Compendio Monumentale è stato affidato a Venice Gardens Foundation dalla Curia Provinciale dei Frati Minori Cappuccini, con l’autorizzazione della Santa Sede e della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, al fine di consentire il recupero del luogo e la sua successiva riapertura, con ingresso gratuito ai veneziani, prevista nel 2024 al termine dei lavori.

In Venetia Hortus Redemptoris
In Venetia Hortus Redemptoris

Il restauro botanico – che ha ottenuto il finanziamento dell’Unione Europea NextGenerationEU con un contributo di 2 milioni di euro (PNRR Ministero della Cultura Restauro e valorizzazione di parchi e giardini storici) – vede nel progetto dell’architetto Paolo Pejrone oltre 2.500 alberi e piante previste a dimora.

I visitatori potranno trovare accoglienza e svago passeggiando fra gli ulivi, il frutteto i cipressi, la vasca delle ninfee(omaggio alla fascinazione per l’Oriente che da sempre anima la Serenissima), i 400 metri di pergolati in legno di castagno, tramandati negli orti veneziani e ricoperti da piante di uva, rose, glicini e bignonie, nel giardino dei pitosfori e rose affacciato sulla Laguna, nell’antica cappella di meditazione e nella biblioteca accanto al ristoro. Grande attenzione sarà dedicata al benessere delle api, con la presenza di arnie e con lo svolgimento dell’attività di smielatura in loco.

Un’iniziativa di alto mecenatismo, volta a restituire ad un luogo unico al mondo bellezza, tradizione e visione futura nonché l’opportuno riconoscimento del ruolo fondante che orti e giardini ricoprono in un contesto sociale e comunitario favorendo un proficuo accordo fra spirito e natura.

Venice Gardens Foundation, presieduta da Adele Re Rebaudengo, nasce a Venezia nel 2014 per il restauro e la conservazione di parchi, giardini e beni di interesse storico e culturale.

La Fondazione promuove, elabora e attua progetti rivolti alla tutela del patrimonio botanico, artistico e architettonico, nonché al riconoscimento del ruolo fondante che questi luoghi ricoprono in un contesto sociale e comunitario, favorendo l’armonioso accordo tra spirito e natura.

Tutti i luoghi restaurati dalla Fondazione sono poi dalla stessa direttamente curati e preservati con i propri giardinieri attraverso specifici programmi, sintesi delle antiche conoscenze e delle nuove tecniche. Nel novero dei Comitati Privati Internazionali per la Salvaguardia di Venezia e iscritta all’Anagrafe Nazionale delle Ricerche del Ministero, Venice Gardens Foundation è inoltre impegnata nello sviluppo e nell’applicazione di studi rivolti all’innovazione e alla gestione sostenibile e responsabile dei beni paesaggistici e ai relativi percorsi formativi.

La Fondazione collabora inoltre con ricercatori e artisti alla realizzazione di opere strettamente connesse all’essenza e alla vita dei giardini e sostiene, attraverso un sistema di cooperazione internazionale, la pubblicazione e la trasmissione di testi inerenti alla cultura del giardino. Tra le varie attività promosse dalla Fondazione il “Campiello Verde – Premio Venice Gardens Foundation”, un’iniziativa frutto della collaborazione con il Premio Campiello: le due Fondazioni hanno infatti deciso di istituire un riconoscimento speciale alla narrativa che porti al centro della propria narrazione il tema della Natura. Un nuovo riconoscimento per le parole che, in ascolto della natura, con essa risuonano attraverso la scrittura, con particolare profondità.

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Roma, a Villa Carpegna il nuovo progetto di “Cabin art” firmato dal duo Motorefisico

È stata inaugurata ieri  pomeriggio, in piazza di Villa Carpegna a Roma, la seconda opera site-specific di Cabin art, il progetto pilota di rigenerazione urbana promosso dall’Ufficio di Scopo Politiche Giovanili in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

Un progetto creativo e innovativo che, attraverso interventi di arte figurativa e di street art realizzati da giovani artisti, intende ridare vita a 6 cabine dismesse della Polizia Locale, riqualificandole in chiave culturale e trasformandole in elemento artistico che dialoga con la grande ed eterna bellezza di Roma. Tra i suoi obiettivi anche quelli di valorizzare la relazione con il territorio in cui le cabine sono situate nel rispetto del patrimonio culturale, storico e artistico; di esprimere integrazione e rispetto delle differenze; di potenziare le tematiche legate all’ambiente, alla natura e alla sostenibilità.

Roma, inaugurazione dell’opera di Cabin art firmata dal duo creativo Motorefisico
Roma, inaugurazione dell’opera di Cabin art firmata dal duo creativo Motorefisico

All’iniziativa sono intervenuti Lorenzo Marinone, delegato del Sindaco alle Politiche Giovanili, e Sabrina Giuseppetti, Presidente del XIII Municipio. Presenti gli artisti realizzatori dell’opera, il duo Motorefisico composto da Lorenzo Pagliara e Gianmaria Zonfrillo.

Per l’intervento pittorico sui quattro lati della cabina situata in Piazza di Villa Carpegna, il duo artistico ha scelto un pattern geometrico, elemento che connota la propria cifra stilistica. Il disegno, realizzato in bianco e nero, si ispira alle composizioni geometriche che a partire dalle trame decorative / astratte del mosaico romano, hanno poi costituito uno dei tratti caratteristici sia della storia antica che moderna del nostro paese e più in particolare della città di Roma, passando per il periodo michelangiolesco e arrivando a Carlo Maderno. Più di recente questo pensiero compositivo è stato ripreso anche da alcuni architetti laziali. Lo schema di decorazione della cabina è quello del camouflage: il pattern che la “veste” con questo nuovo abito, esalta le qualità volumetriche della struttura, esaltandone le linee e trasformando radicalmente l’oggetto in questione.

L’inaugurazione di oggi fa seguito alla presentazione dell’opera Ianus dell’artista ADR (Andrea Piccinno) disvelata lo scorso 16 gennaio in via Petroselli, angolo via Vico Jugario.

Nei prossimi giorni verranno inaugurati anche gli altri 4 interventi artistici realizzati su altrettante garitte dismesse: sulla Cabina 1 in Piazza Vittorio Emanuele II (Municipio I) l’opera Up to You di BiceLuna (Federica Mancini); sulla Cabina 3 in Via Casilina/Via di Tor Pignattara (Municipio V) il lavoro Rifiorire di NIAN (Eugenia Chiasserini); sulla Cabina 4 in Piazzale Labicano (Municipio VII) l’opera Al suono di Roma di Leonardo Crudi; sulla Cabina 5 in Circonvallazione Gianicolense/Via Ottavio Gasparri (Municipio XII) l’intervento The Pinkish Box di Vittorio Pannozzo.

I giovani artisti, autori delle 6 opere totali, sono stati selezionati dall’apposita commissione di Roma Capitale – composta da esperti del Maxxi, della Sovrintendenza Capitolina e di Zètema Progetto Cultura – che ha valutato le migliori 6 proposte tra le 68 che hanno partecipato all’avviso pubblico Cabin Art.

“Pattern geometrico”, l’opera di Cabin art del duo Motorefisico a Villa Carpegna (Roma)
“Pattern geometrico”, l’opera di Cabin art del duo Motorefisico a Villa Carpegna (Roma)

Note biografiche degli artisti

MOTOREFISICO – Titolo dell’opera: Pattern Geometrico

Duo artistico composto da Lorenzo Pagliara e Gianmaria Zonfrillo, entrambi architetti e designer romani, che lavorano in vari campi tra cui decorazioni d’interni, installazioni tridimensionali, allestimento e video art. Dal 2015 disegnano pareti e pavimentazioni per case, scuole, uffici, hotel e locali. I loro interventi artistici che uniscono tape art, interior design e street art sono caratterizzati da illusioni ottiche e da un cromatismo minimale.

ADR (Andrea Piccinno) – Titolo dell’opera: Ianus

Nato a Lecce nel 1991, dopo il diploma in decorazione pittorica si è laureato a Roma in Storia dell’Arte. Ha esposto in mostre collettive e personali e partecipato a diversi interventi artistici di riqualificazione urbana con opere di pittura murale, tra cui quelle al Mercato dell’Appagliatore a Ostia (2015) e al Villaggio Globale (2018).

BiceLuna (Federica Mancini) – Titolo dell’opera: Up to You

Nata a Roma nel 1998 si è diplomata al liceo artistico, indirizzo Figurativo, proseguendo poi all’Accademia di Belle Arti. Attualmente si occupa di grafica editoriale, lavorando come decoratrice e illustratrice.

NIAN (Eugenia Chiasserini) – Titolo dell’opera: Rifiorire

Pittrice e artista fiorentina, pone al centro del suo lavoro l’universo femminile. Ha partecipato a mostre collettive e realizzato numerosi interventi di street art a Firenze, Livorno, Viareggio, Pistoia ed altre città toscane e dell’alto Lazio. Tra gli interventi romani a Roma si segnala il live painting “Memoria Residua” nel 2022 per la Giornata nazionale “Giovani e Memoria” presso l’ex Acquario Romano.

Leonardo Crudi – Titolo dell’opera: Al suon di Roma

Nato a Roma nel 1988, ha scoperto molto presto il mondo dei graffiti. Da alcuni anni si occupa della realizzazione di manifesti per il progetto “cinema e poesia”, diffusi nella città di Roma come opere d’arte urbana. Ha realizzato nel 2020, con Elia Novecento, i murales “Anna Magnani” e “Pier Paolo Pasolini” a Casal Bernocchi per il programma di rigenerazione urbana Culturalize Yourself.

Vittorio Pannozzo – Titolo dell’opera: The Pinkish Box

Nato a Fondi (Latina), si è formato presso la facoltà di Architettura dell’Università Sapienza di Roma e il Politecnico di Torino. Ha collaborato con diversi studi – romani e non – di architettura e design. Ha ottenuto, dal 2017 ad oggi, diversi premi e riconoscimenti internazionali, tra i quali Essential taste of Design – 100 Taglieri d’autore (2017), IdeasxWood (2020 e 2022), Botticino Classico-Coffee Table (2022). I suoi lavori sono stati pubblicati su vari siti e riviste del settore, come Interni Magazine, IQD e Domus Web.

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Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati” d’arte in mostra alla 21Gallery di Treviso

Da mercoledì 1 febbraio la 21Gallery presenta a Villorba di Treviso il lavoro di Cristiano Pintaldi, uno dei più interessanti ed affermati pittori italiani della generazione emersa negli anni ’90, nella mostra “Incontri ravvicinati” a cura dello storico dell’arte Costantino D’Orazio.

Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”
Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”

Fin dai suoi esordi, l’artista affascina il pubblico per la sua straordinaria tecnica, grazie alla quale riesce a riprodurre qualsiasi immagine e colore, utilizzando soltanto tinte di rosso, verde e blu, disposte in milioni di pixel sulla tela. Riproducendo a mano la tecnologia che permette alle immagini di comparire su uno schermo televisivo, Pintaldi realizza dipinti unici ed inimitabili che hanno fatto il giro del mondo e sono stati esposti in musei come il MAXXI – che possiede una sua opera nella collezione permanente – il MACRO o la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Le sue opere sono state acquisite nelle collezioni del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea di Rivoli (Torino), del MART, nella collezione VAF – Stiftung (Trento), del CAMeC Centro d’Arte Moderna e Contemporanea di La Spezia e sono state esposte su palcoscenici internazionali da Singapore a Londra, fino ad uno degli eventi collaterali della Biennale di Venezia.

Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”
Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”

Il mondo di Pintaldi nasce e si muove intorno alla televisione e alle immagini che film, serie o notiziari internazionali hanno trasformato in icone. Molto prima dell’esplosione dei social network e del fenomeno delle fake news, l’artista ha iniziato ad esplorare il processo che fa di una notizia o di una storia un pezzo di memoria collettiva, anche se in pochissimi hanno potuto osservarla dal vero. In particolare, il fenomeno degli avvistamenti di UFO affascina da sempre l’artista, fino a diventare un motivo ricorrente nel suo lavoro. Nei suoi quadri compaiono volti noti dei film del passato, ma anche frame tratti dalle serie globali come La Casa di Carta o Squid Game, dove ogni volta lo spettatore si ritrova in dialogo diretto, coinvolto nella scena, che compare soltanto se osserva il dipinto ad una certa distanza. Sorprendente è l’esperienza nella quale la combinazione di pixel rossi, verdi e blu produce un’immagine in bianco e nero.

Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”
Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”

Quello che differenzia il mio lavoro da quello di altri artisti – afferma Pintaldi – è il modus operandi: il colore scelto, il colore finale che percepisce l’osservatore nel dipinto è invisibile a me durante il processo. È il risultato di una combinazione di tre colori stesi sulla tela in momenti diversi, sistemati uno vicino all’altro e mai mescolati; il “pennello” è guidato solo dal mio istinto.

La natura delle nostre percezioni, il sottile, ineffabile, confine tra realtà e sogno, il rapporto tra anima e natura, verità e illusione, intuizione e progetto: sono temi che già interrogavano i filosofi greci e hanno acceso dibattiti per millenni. Per questo, possiamo dire che il lavoro di Pintaldi costituisce una tappa all’interno del percorso filosofico universale, un punto di vista che non teme di prendere posizione nella secolare investigazione che cerca di assegnare all’essere umano un posto nel mondo. (Costantino D’Orazio, dal testo in catalogo).

Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”
Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”

Il fulmine che ha colpito il crocifisso sulla cupola di San Pietro durante un temporale alle 17.56 dell’11 febbraio 2013, il giorno in cui Benedetto XVI annunciò le proprie dimissioni; l’attimo in cui un UFO compare accanto al vulcano Sakurajima, in Costa Rica, mentre erutta; ma anche il momento dell’impatto tra il Boeing 737 della United Airlines e una delle Twin Towers: sono istanti radicati nella nostra anima, che Pintaldi estrae per costringerci a non nasconderli nel cantone più recondito della nostra coscienza, dove non possono fare male a nessuno. Sono quadri che scavano nella storia e non temono di mostrare quelle paure che da molti anni il mondo cerca di rimuovere o minimizzare.

Sono scene che la maggior parte di noi, ma soprattutto l’artista, ha visto soltanto attraverso lo schermo o una proiezione; eppure le avvertiamo concrete e reali, perché a loro sono legate emozioni forti e reazioni individuali, proprio come se le avessimo vissute dal vero. « I miei lavori rappresentano momenti sospesi, fermi nel tempo.», spiega Pintaldi.

Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”
Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”

About 21GALLERY 

21Gallery si trova nel cuore del TAD (Treviso Arts District) a Villorba (TV): è una galleria dedicata all’arte contemporanea con il suo focus nei confronti di artisti emergenti. Si forma dall’incontro di idee di tre grandi imprenditori impegnati in settori diversi, Alessandro Benetton, Massimiliano Mucciaccia e Davide Vanin, ed è parte della struttura di 1.500 mq che coinvolge professionisti selezionati e aziende di eccellenza nei settori delle arti visive, del food & beverage e del design. A consolidare e massimizzare questa qualitá è stato scelto un autorevole board scientifico, composto da Cesare Biasini Selvaggi, curatore e manager culturale; Luca Boriello, direttore ricerca INWARD Osservatorio Nazionale sulla Creatività Urbana e coordinatore scientifico di Inopinatum Centro Studi sulla Creatività Urbana-Università Suor Orsola Benincasa di Napoli; Alberto Castelvecchi, già fondatore dell’omonima casa editrice specializzata in nuove tendenze, culture giovanili e fenomeni emergenti, oggi docente di public speaking presso l’università Luiss Guido Carli; David Alan Chipperfield, fondatore di Davide Chipperfield Architects di Londra; Ernesto Fürstenberg Fassio, manager, amministratore delegato de La Scogliera S.p.a. e Presidente di Banca IFIS. 21Gallery, valorizzando i più giovani talenti nel campo delle arti visive, punta a sostenere cause benefiche e a creare un impatto positivo sul territorio.

Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”
Cristiano Pintaldi, “Incontri ravvicinati”

About CRISTIANO PINTALDI

Nasce nel 1970 a Roma. Vive e lavora a Roma. Cresciuto in una famiglia di pubblicitari appassionati d’arte, dal 1991 ha cominciato a usare solo i tre colori primari, rosso, verde e blu, su uno sfondo nero, accostandoli nello stesso modo in cui i pixel si dispongono per dare vita all’immagine sullo schermo televisivo. I soggetti scelti – che sono tratti dalla cultura popolare, dai programmi televisivi, dai cartoni animati, dai film cult di fantascienza e dai film di Kubrick – sono così scomposti in pixel, che però sono, di fatto, creati dall’artista con una mascherina di un centimetro quadrato che comprende al suo interno tre segni paralleli verticali dei tre colori. Pintaldi applica numerosi strati di pittura con l’aerografo, lavorando su tre livelli, uno per volta, e scoprendo l’effetto solamente a fine lavoro. Tra le immagini simbolo ci sono: l’alieno, l’UFO, il fulmine, il Papa, la maschera, che, con altre, sono per l’artista in qualche modo delle chiavi d’interpretazione della realtà in cui viviamo. L’abile riduzione dello spettro dei colori operata da Pintaldi instaura un dialogo tra colori e forme, forzandoci a investigare sia i limiti, sia la sintesi, tra realtà e finzione.

Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche a Roma nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna, nel MAXXI Museo d’Arte Contemporanea del XXI secolo, nel MACRO Museo d’Arte Contemporanea e nel Museo d’Arte Moderna di La Spezia.

Pintaldi ha preso parte a numerose mostre collettive e personali. Tra le ultime monografiche si ricordano “Lucid dreams” (2011), curata da Achille Bonito Oliva nell’Ex Cantiere Navale di Venezia, come evento collaterale della LIV Esposizione Internazionale d’Arte  Biennale, “Suspended Animation”, curata da Gianluca Marziani presso il Museo Scientifico e di Ricerca dell’Accademia Russa di Belle Arti di San Pietroburgo e presso la Galleria Partner&Mucciaccia di Singapore (2014), “Dalla materia alla luce”,  a cura di stella Santacatterina presso il MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma (2015).

Photo credits Courtesy of Press Office

Milano, al Museum of Dreamers un tuffo nel mondo subacqueo di SpongeBob

Le installazioni presenti al Museum Of Dreamers di Milano sono in continua trasformazione, le due founder Elena e Giulia Sella amano reinventare lo spazio per dare vita ai sogni di tutti. E, proprio a partire da oggi, sarà possibile immergersi nello speciale mondo Underwater del famosissimo SpongeBob, l’iconica property del brand Nickelodeon. Inoltre, per la prima domenica di inaugurazione, 22 gennaio, è presente il personaggio di SpongeBob SquarePants. Sarà possibile incontrarlo e scattare una foto con lui, di seguito gli orari delle apparizioni: 10:30, 11:30, 14:30, 15:30, 16:30.

SpongeBob al Museum of Dreamers di Milano
SpongeBob al Museum of Dreamers di Milano

Gli incontri con il personaggio di SpongeBob non finiranno qui: tutte le prossime attività saranno comunicate sulle pagine di @museumofdreamers e @nickelodeonit. Il cartone “Spongebob Squarepants” – nato da un’idea del biologo marino e disegnatore americano Stephen Hillenburg – è apparso per la prima volta sullo schermo su Nickelodeon nel 1999 diventando subito un personaggio amato dai bambini e poi arrivato nelle case di tutto il mondo con la sua risata contagiosa e ormai unica.

SpongeBob al Museum of Dreamers di Milano
SpongeBob al Museum of Dreamers di Milano

Oggi gli ospiti del museo potranno quindi visitare la nuova installazione che, grazie alle sue colorate luci al neon e alle sfere olografiche, saranno contagiati dalla vivacità e dall’allegria trasmessa da SpongeBob e dal suo mondo. Le sfere olografiche che accoglieranno i visitatori richiamano l’ambientazione marina di Bikini Bottom insieme agli originali fiori del cartoon, mentre non poteva mancare la sagoma dell’originale casa a forma di ananas della celebre spugna! Tutta l’attenzione è poi posta sul neon che riporta la scritta “Choose Happiness”, vera protagonista dell’installazione, il messaggio che vuole comunicare è proprio la tipica gioia e spensieratezza di cui SpongeBob è il simbolo.

SpongeBob al Museum of Dreamers di Milano
SpongeBob al Museum of Dreamers di Milano

Anche in questa occasione i visitatori sono invitati a interagire con l’installazione per entrare nel mondo della serie animata, tutti possono giocare e divertirsi con le sfere, i neon e i simboli di Bikini Bottom che animeranno il Museum of Dreamers. I biglietti sono acquistabili presso la biglietteria della mostra senza costi di prevendita o tramite il sito TicketOne, all’indirizzo www.ticketone.it.

Photo credits Courtesy of Press Office

“Wonderland”, alla galleria SpazioCima di Roma in mostra il mondo delle fiabe

Correva l’anno 1872 quando Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie (Alice’s Adventures in Wonderland) arrivò in Italia, edito da Loescher.

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Il romanzo, scritto nel 1865 da Charles Lutwidge Dodgson, sotto lo pseudonimo di Lewis Carroll, racconta lo straordinario viaggio di Alice in un mondo fantastico popolato da strane ma affascinanti creature antropomorfe, tra animali parlanti e battagliere carte da gioco. E’ considerato non soltanto il capolavoro dello scrittore britannico, ma anche uno dei capisaldi della letteratura fantasy di sempre.
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Oggi le sue ambientazioni e i suoi personaggi leggendari rivivono nella collettiva “Wonderland”, curata e organizzata da Roberta Cima, comprendenti le opere di AjnoS, Le Fiabe nel Cassetto di Serenella Lombardi e Alessandra Pierelli.

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Circa 30 le opere esposte, con differenti tecniche e stili, per riproporre non soltanto il mondo di Alice, ma anche altre storie “favolose”.

Photo credits Courtesy of Spazio Cima 

“Arte Liberata”, alle Scuderie del Quirinale in mostra i capolavori salvati dalla guerra

Le Scuderie del Quirinale presentano Arte Liberata 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra, una nuova grande esposizione, dal 16 dicembre 2022 al 10 aprile 2023, a Roma, curata da Luigi Gallo e Raffaella Morselli ed organizzata dalle stesse Scuderie in collaborazione con la Galleria Nazionale delle Marche, l’ICCD – Istituto Centrale per il catalogo e la Documentazione e l’Archivio Luce – Cinecittà.

La mostra offre una selezione di oltre cento capolavori salvati durante la Seconda Guerra Mondiale, oltre che un ampio panorama documentario, fotografico e sonoro – riuniti grazie alla collaborazione di ben quaranta Musei ed Istituti – per un racconto avvincente ed emozionante di un momento drammatico per il nostro Paese ma altrettanto lungimirante e fondativo per una nuova coscienza civica. Un omaggio doveroso alle donne e agli uomini che, nella drammatica contingenza bellica, hanno interpretato la propria professione all’insegna di un interesse comune, coscienti dell’universalità del patrimonio da salvare.

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Al centro del progetto espositivo l’azione lungimirante di tanti Soprintendenti e funzionari dell’Amministrazione delle Belle Arti – spesso messi forzatamente a riposo dopo aver rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò – che, coadiuvati da storici dell’arte e rappresentanti delle gerarchie vaticane, si resero interpreti di una grande impresa di salvaguardia del patrimonio artistico-culturale.

Fra questi si annoverano Giulio Carlo Argan, Palma Bucarelli, Emilio Lavagnino, Vincenzo Moschini, Pasquale Rotondi, Fernanda Wittgens, Noemi Gabrielli, Aldo de Rinaldis, Bruno Molajoli, Francesco Arcangeli, Jole Bovio e Rodolfo Siviero, agente segreto e futuro ministro plenipotenziario incaricato delle restituzioni: persone che, senza armi e con mezzi limitati, presero coscienza della minaccia che incombeva sulle opere d’arte, schierandosi in prima linea per evitarla, consapevoli del valore educativo, identitario e comunitario dell’arte.

Storie avvincenti, dunque, dall’alto valore civile, che si dipanano in mostra attraverso tre principali filoni narrativi.

Il primo – Le esportazioni forzate e il mercato dell’arte – si riferisce all’alterazione subita dal mercato dell’arte all’indomani della stipulazione dell’asse Roma-Berlino (1936); per assecondare le brame collezionistiche di Adolf Hitler ed Hermann Göring, i gerarchi fascisti favorirono il permesso di cessione di importanti opere d’arte, anche sotto vincolo, come il Discobolo Lancellotti(vincolato dal 1909), copia romana del celebre bronzo di Mirone – fra le opere di spicco della rassegna – o i capolavori della collezione Contini Bonacossi di Firenze.

Il racconto afferente al secondo nucleo – Spostamenti e ricoveri – trova principio nel 1939, quando, con l’invasione della Polonia da parte di Hitler, il ministro dell’educazione Giuseppe Bottai mise in atto le operazioni di messa in sicurezza del patrimonio culturale, con la conseguente elaborazione del piano per lo spostamento delle opere d’arte.Da qui si dipanano molte storie: i rapporti tra i sovrintendenti italiani e il Vaticano, l’impegno dei singoli funzionari per inventariare e nascondere i beni culturali nel Lazio, in Toscana, a Napoli, in Emilia e nel Nord Italia, l’impegno fondamentale di curatrici donne, quali Fernanda Wittgens, Palma Bucarelli, Noemi Gabrielli, Jole Bovio ed altre, nonché la razzia della Biblioteca Ebraica di Roma.

Tra le figure-chiave di questa sezione figura Pasquale Rotondi, il giovane soprintendente delle Marche che fu incaricato di approntare un deposito nazionale e mise in salvo nei depositi di Sassocorvaro e Carpegna capolavori provenienti da Venezia, Milano, Urbino e Roma, per un totale di circa diecimila opere sotto la sua custodia.
Un caso esemplare nella formazione di un’identità professionale degli storici dell’arte italiani.

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Il terzo ed ultimo filone – La fine del conflitto e le restituzioni – prende in considerazione le missioni per il recupero e la salvaguardia delle opere trafugate al termine della guerra. Ai funzionari italiani si affiancarono gli uomini della “Monuments, Fine Arts, and Archives Program” (MFAA), una task forcecomposta da professionisti dell’arte provenienti da tredici diversi paesi ed organizzata dagli Alleati durante il secondo conflitto mondiale per proteggere i beni culturali e le opere d’arte nelle zone di guerra. Con la fine della guerra ha inizio l’avventura delle restituzioni dei beni trafugati dai nazisti con oltre seimila opere ritrovate finora.

Un’occasione unica per ammirare, per la prima volta riunite nello stesso luogo, opere di altissimo valore artistico fortunatamente sopravvissute: dal Discobolo Lancellotti alla Danae di Tiziano Vecellio a Santa Palazia di Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino, dai celebri ritratti diAlessandro Manzoni di Francesco Hayez e di Enrico VIII di Hans Holbein il Giovane fino a numerosi capolavori custoditi nella Galleria Nazionale delle Marche di Urbino, quali Crocefissione di Luca Signorelli, l’Immacolata Concezione di Federico Barocci e la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca.

In mostra anche circa centoquaranta riproduzioni fotografiche ed oltre trenta documenti storici nonché più di una ventina di estratti da filmati d’epoca; testimonianze significative di una delle pagine più drammatiche della storia del nostro Paese.

Distruzioni e razzie di monumenti e opere d’arte fanno parte da sempre delle manovre belliche; la Seconda Guerra Mondiale va considerata, tuttavia, come un momento imprescindibile della moderna riflessione sulla tutela dei beni culturali, con un nuovo approccio ai temi del restauro e della museografiache seguì agli esiti drammatici del conflitto.

Dall’esperienza di quegli storici dell’arte nacque un nuovo modo di intendere la tutela e la valorizzazione dei Beni Culturali, a partire dalla fondazione dell’attuale Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Non solo, nel secondo dopoguerra, la museografia italiana avviò una delle stagioni più prolifiche per la valorizzazione e la divulgazione del capitale culturale del Paese: i musei italiani divennero il campo di sperimentazione di una didattica permanente rivolta a tutti i cittadini, luoghi della coscienza civica in rapporto con il territorio.

Mario De Simoni, presidente Scuderie del Quirinale

“È una mostra di storie. Storie di donne, di uomini, di opere d’arte protette, salvate, perse e recuperate. Il racconto della tutela in tempo di guerra resta un monito sui rischi che corre il patrimonio artistico, messo in salvo dagli interpreti di una vera e propria epopea: le loro gesta eroiche costituiscono un esempio di patriottismo e di senso del dovere, testimoniando l’efficacia dell’azione di un’intera generazione di funzionari dello Stato che mise in salvo l’immenso patrimonio culturale italiano, offrendolo alle generazioni successive. Una mostra che è un esempio di collaborazioni istituzionali, con la partecipazione della Direzione Generale Musei del Mic, della Galleria Nazionale delle Marche, dell’Archivio Luce – Cinecittà, dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, e di collaborazione con partner che hanno sostenuto il progetto: Ferrovie dello Stato Italiane, American Express, Unilever-Magnum, Banca Passadore & C., Fondazione Passadore 1888, che ringrazio per esserci stati a fianco in questa occasione”.

Raffaella Morselli, curatrice

“La túche, il destino o la sorte a cui i greci antichi sottopongono le avventure di dei e di uomini, è il sostantivo che meglio si addice alle opere riunite in questa mostra. Ognuna di loro avrebbe potuto non esserci più se qualcuno non avesse lavorato perché questa o quella fosse imballata, nascosta, trasportata, salvata. La resistenza delle storiche e degli storici dell’arte, in quella che è stata la guerra degli oggetti, è stata la chiave di volta per determinare la fortuna del patrimonio italiano in pericolo durante la II guerra mondiale. Questa mostra cuce, per la prima volta, tante storie di singoli operatori animati da una forte coscienza civica, e trasforma le loro singolarità in una grande epopea collettiva di passione e di impegno”.

Luigi Gallo, curatore

“La mostra racconta la storia di un’epica impresa di salvaguardia compiuta da donne e uomini che credevano nel valore etico dell’arte e del suo ruolo nella nostra identità nazionale; fra loro si contano funzionari dello Stato, rappresentanti delle gerarchie vaticane, civili e militari che, con coraggio e determinazione hanno permesso di trasmettere al presente l’immenso, delicatissimo patrimonio culturale italiano. Ed è una fortuna, perché senza passato saremmo senza futuro. Lo testimonia l’azione di Pasquale Rotondi, lo storico direttore di Palazzo Ducale, che tutti nelle Marche ricordano per la lucidità delle sue scelte, la compostezza del suo comportamento, lo spessore della sua cultura. In suo onore la Galleria Nazionale delle Marche ha collaborato alla mostra con prestiti prestigiosi ed un importante lavoro di ricerca e documentazione che testimonia la lungimiranza della sua azione di tutela. L’operazione è stata resa possibile anche grazie alla disponibilità dei Musei Civici e Diocesani, nonché dalla collaborazione delle Soprintendenze”.

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Iniziative:

Come di consueto, anche in occasione della mostra Arte Liberata 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra, le Scuderie del Quirinale propongono ai visitatori, a partire da gennaio 2023, un ricco programma di incontri collaterali: una serie di conferenze – coordinate dal giornalista Paolo Conti ed organizzate presso la sede delle Scuderie del Quirinale –  volte ad approfondire alcuni aspetti peculiari della rassegna attraverso il racconto di storici dell’arte, archeologi, documentaristi e dei protagonisti del recupero delle opere d’arte trafugate, quali i Monument Men ed il Nucleo Arma dei Carabinieri.

Seguendo il percorso tracciato dalla rassegna, gli incontri condurranno i partecipanti attraverso un avvincente racconto delle atmosfere, dei ricordi vivi e dei sentimenti che hanno caratterizzato i difficili anni di guerra in cui molto nel nostro Paese sembrava perduto.

Il programma degli incontri è disponibile su: www.scuderiequirinale.it

Il catalogo è edito da Electa

 Photo credits Alberto Novelli 

Milano, al Museo Diocesano in mostra la Predella della Pala Oddi di Raffaello

Predella della Pala Oddi di Raffaello_credits Courtesy of Press Office
Predella della Pala Oddi di Raffaello_credits Courtesy of Press Office

Festa di Natale con cocktail e visita privata esclusiva della Predella della Pala Oddi di Raffaello al Museo Diocesano di Milano per i 150 ospiti di Sza Studio Legale, lunedì 12 dicembre. Sarà la direttrice del museo intitolato al cardinale Carlo Maria Martini, Nadia Righi, ad illustrare ai visitatori la bellezza del capolavoro giovanile del grande pittore italiano. Dal 4 novembre 2022 fino al 29 gennaio 2023,  il Museo Diocesano del capoluogo lombardo ospita la Predella della Pala Oddi, capolavoro proveniente dalle collezioni dei Musei Vaticani, dove è esposta nella sala VIII della Pinacoteca dedicata a Raffaello (e dove tornerà).
L’opera, un olio su tavola (cm 39 x 188), è suddivisa in tre scomparti raffiguranti l’Annunciazione, l’Adorazione dei Magi e la Presentazione al Tempio. La mostra è curata da Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani, e Nadia Righi, direttrice del Museo Diocesano.
La mostra fa parte dell’iniziativa “Un capolavoro per Milano” con cui ogni Natale il Museo Diocesano offre ai suoi concittadini un’opera d’arte in prestito da altre gallerie o pinacoteche. Tra i sostenitori dell’evento c’è Sza Studio legale che proprio al Museo terrà lunedì sera il consueto brindisi natalizio con visita della Pala.
«Per noi sostenere questa mostra è un modo di partecipare alla vita della nostra città – spiega l’avvocato Marisa Meroni, managing partner di Sza – e crediamo che “ascoltare” un’opera d’arte sia anche un altro modo di lavorare».

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