Archivi tag: Valentino

Cartoon-mania: un trend colorato e frizzante

cart

 

A chi non piacciono le favole o i cartoni animati? A poche persone, di sicuro. Gli stilisti non sono impazziti nel creare collezioni a tema: con i cartoni animati si va sul sicuro e non si sbaglia mai! Anche le celebrities, disinvolte e naturali, vanno in giro con i loro personaggi preferiti stampati su t-shirt o borse.

Maglie, sneakers, accessori ironici e coloratissimi: è la cartoon mania. Un trend pensato per chi non ha paura di osare, di essere diverso, di distinguersi, per chi è ironico e autoironico. Scritte, stampe e loghi che ricordano cartoni rendono unici abiti e accessori.

cartoon

Facili da mixare e da abbinare tra loro a seconda del gusto personale, della situazione e perché no.. dell’umore, negli armadi non possono mancare  t-shirt di Topolino o Duffy Duck di Eleven Paris.

Max&Co pensa ad un porta Ipad “spaziale” : un astronauta stilizzato.

Moschino sceglie le Superchicche per maglie, borsette e cardigan con le loro teste tonde e gli occhioni luccicanti.

Valentino dedica un’intera capsule collection a Wonder Woman, supereroina bellissima e glamour.

Grandi protagoniste di questo mood, le sneakers in cotone e tela, quelle con le ciambelle color pastello di Vans o quelle con le labbra metallizzate di Converse.

Alice nel paese delle meraviglie passa dal grande schermo alle borse di Olympia Le-Tan, per poi arrivare alla collezione primavera-estate 2016 Essential. La ragazzina bionda e sognatrice strega anche il mondo del make up: L’Orèal e Urban Decay lanciano collezioni dedicate a lei e ai suoi amici: lo stregatto, il cappellaio matto, il bianconiglio.

alice nel paese delle meraviglie

Jeremy Scott sceglie simpatici mostricciattoli e li ha trasformati in maglioni, abiti succinti, shorts e accessori. Fay, sotto la direzione artistica del duo Aquilano e Rimondi, ripropone un dolcissimo Snoopy. LeitMotiv, brand italiano agli esordi, sceglie un abito stile impero con una stampa divertente e colorata. Kenzo crea costumi con squali che saltano fuori dall’acqua ricreando un’atmosfera felice e serena. Gucci punta sul romanticismo con cavalli e arcobaleni.

Largo ai personaggi dei cartoon anche per i bambini! Garfield, Snoopy, Hello Kitty, Braccio di Ferro sono solo alcuni dei tanti protagonisti disegnati, applicati, stampati o ricamati su t-shirt, cappellini, pantaloni per i più piccoli.

Fagottino propone una t-shirt con stampa “Garfield” per i maschietti e una con stampa Hello Kitty per le bambine più spiritose e alla moda.

Per chi ama la nail art e allo stesso tempo è un appassionato di cartoni animati, non può non avere unghie coloratissime e divertenti: personaggi, supereroi, protagonisti dei cartoon decorano unghie sempre alla moda, frizzanti e simpatiche.

pokemon

Un trend giocoso che mette di buon umore tutti!

La moda ai tuoi piedi. Ad ognuna il suo sandalo per l’estate

Estate: tempo di vacanze, di mare e di relax. C’è chi va in spiaggia, chi preferisce rilassarsi in una spa, chi si riposa a casa, ma senza rinunciare al glamour. Oltre a mettere in mostra le gambe, si scoprono i piedi. Si sfoggiano sandali di tutti i tipi: colorati, impreziositi da brillantini, bassi, con zeppa, originali o più classici. Insomma, per tutti i gusti.

sandali

La novità per l’estate 2016 sono di sicuro i sandali alla schiava, indossati anche dalle bellissime Kendall Jenner, Adua Del Vescovo e  Letizia Ortiz che li preferiscono con tacchi vertiginosi e lacci fin sopra al ginocchio o addirittura fino alle cosce, ma c’è anche la versione bassa. Jimmi Choo lancia la variante in camoscio con punta open-toe e nastri da legare al ginocchio.

miu miu

Per chi preferisce la comodità può scegliere i sandali flatform con suola alta colorata o bianca, come quelli proposti da Alberto Guardiani o con suola dentellata di Desigual. Nero Giardini impreziosisce il modello con gioielli e pietre colorate.

desigual

Altro modello molto acquistato sono le espadrillas, le classiche calzature con para in corda che possono essere basse o altissime. Paloma Barcelò si spinge fino a 13 cm di zeppa, Michal Kors e Tabitha Simmons pensano a modelli in denim, Valentino preferisce la stampa floreale o il pizzo.

valentino

Qualcuno storcerà il naso, qualcun altro li amerà: sono i sandali in stile ciabattina, le slippers, pensate per uscire, disegnate e prodotte anche con materiali preziosi. Brand famosi come Roger Viver inseriscono nelle loro collezioni sandali flat con la punta aperta e il tallone scoperto, Chanel preferisce la versione colorata, tinte pastello per salvatore Ferragamo.

©CHANEL

Di sicuro una valida alternativa alle calzature con tacco sottile, per lo più molto scomode, sono i sandali o le dècolletès con tacco grosso. Gucci li propone in versione sabot con tallone scoperto, Miu Miu preferisce la punta tonda e fibbie colorate lungo la tomaia.

gucci

Spopolano i sandali etnici: frange colorate, pom pom, charms, perline e pietre colorate. Dolce&Gabbana, Sam Edelman non rinunciano a questi modelli.

d&g

Ad ognuna il suo sandalo.

Maria Grazia Chiuri da Dior? Rumors confermati

Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli - sfilata uomo SS17
Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli – sfilata uomo SS17

Christian Dior, una delle maison più famose di Francia, avrebbe scelto il suo nuovo direttore creativo: Maria Grazia Chiuri, l’anima creativa di Valentino e da anni la dolce metà professionale di Pier Paolo Piccioli. Un rumor, sempre più insistente lanciato dall’agenzia di stampa britannica Reuters in questi giorni e confermato dalla casa di moda parigina fondata da Monsieur Christian. Si sconvolgono le dinamiche del gioco di sedie delle maison francesi a cui abbiamo assistito i mesi scorsi, impazzisce il web e si scaldano i taccuini dei giornalisti. E non potrebbe essere diversamente.

Dallo scorso ottobre, quando il belga Raf Simons decide di dimettersi dalla propria carica, la domanda rimbalzata da una bocca all’altra e che ci siamo chiesti di continuo, diventando il leitmotiv di questa lunghissima primavera, era soltanto una, sempre la stessa: “Cari signori Christian Dior quando annuncerete il nuovo nome?”. Ad oggi le domande sono molteplici e ben diverse ma lo spirito del quando annuncerete il nome continua ad aleggiare sulle nostre teste.

Cosa succederà? Quali cambiamenti potrebbe apportare la sua figura all’interno di una maison come quella Dior? Perché è stata scelta un’italiana? Maria Grazia Chiuri da Dior, sarà vero? La fortunata coppia della moda si dividerà definitivamente? E se così fosse, cosa accadrà a Valentino?. La notizia così come annunciata è stata ufficializzata alla fine della semaine della Haute Couture francese.

Negli ultimi anni l’aumento del successo della storica maison italiana non può che essere attribuito al duo creativo Chiuri-Piccioli. Sono i numeri a parlare chiaro: il loro regno nella maison ha visto far salire il fatturato a quota 1,7 miliardi. Il duo, promosso a co-direttore creativo Valentino alcune stagioni dopo le dimissioni del fondatore Valentino Garavani, è riuscito a spazzare via le critiche modernizzando il marchio, includendo gli accessori e la moda uomo. Da sempre, i due, sono i promotori di una moda contemporanea che ha ridefinito lo stile italiano, insinuandosi nella cultura popolare ma restando allo stesso tempo fedele all’artigianalità dei capi mozzafiato.

Forse è proprio questo ciò che cerca Dior in Maria Grazia Chiuri e ad un primo sguardo attento la sua nomina potrebbe rivelarsi fruttuosa per le casse della maison francese. Se un tempo Dior vantava un fatturato di 5 milioni, negli ultimi mesi la sua crescita si è fermata. In fin dei conti ciò non significa che la designer riuscirà ad effettuare un cambio di rotta positivo.

Da Yves Saint Laurent all’italiano Gianfranco Ferrè, non dimenticando John Galliano e la sua memorabile cacciata, se il rumor venisse confermato, il nome della Chiuri andrebbe ad aggiungersi alla lunga lista di designer che hanno influenzato il mondo Dior. Un arrivo che, per la prima volta in 70 anni, andrebbe a interrompere la serie di nomi maschili che si sono susseguiti nella maison. Una donna che potrebbe riportare il focus sul gentil sesso. Un new look Chiuri consapevole del corpo femminile e capace di ribaltare il new look di Dior, uno stile femminile ma molto maschilista, che costringeva le donne in stecche e corpetti.

Pierpaolo Piccioli, invece, sarà l’unico direttore creativo al timone della maison romana Valentino.

Snapchat e moda. Storia di un nuovo amore in passerella

Snapchat-large
Logo di Snapchat, il social del fantasmino.

 

“C’era una volta, in un favoloso mondo patinato, una bellissima donna che si chiamava Moda. Era una di quelle bellezze paradisiache la cui semplice visione era riservata solo ed esclusivamente ad una ristretta élite di persone, appartenenti naturalmente al suo stesso mondo di provenienza. Tutto sembrava andare avanti in un modo sereno e tranquillo, scandito da una cadenzata routine. La bella principessa si mostrava al pubblico solo due volte nel corso di un singolo anno, con qualche eccezione nel caso in cui ci fossero eventi particolarmente importanti di Haute Couture. I giorni, i mesi, gli anni, trascorrevano così in modo quasi monotono e così, quella donna che non si era mai permessa di alzare la voce, venne improvvisamente scossa dalla voglia improvvisa di rompere quella vita monotona e far presente i suoi desideri. Così, dall’alto della sua carica prestigiosa, decise di comunicare a tutti i suoi sudditi: stilisti, sarti, modelle e tutti coloro i quali gironzolavano attorno al suo castello, che era arrivato il momento di abbattere le mura di cinta e guardare oltre. Aveva capito che fuori dal mondo incantato all’interno del quale trascorreva la sua esistenza, qualcosa stava cambiano e lei, non poteva assolutamente rimanerne allo scuro. Così le mura venendo abbattute, i cancelli furono aperti e vennero convocati a corte tutti quei nuovi fanciulli che, appartenenti ad una nuova generazione, si pensava potessero apportare grandi idee e novità nella sua vita. La bella Moda però non si accontentò inizialmente di scegliere un solo pretendente ma li mise immediatamente subito alla prova; fu così che Facebook, Twitter, Instagram e il timido Snapchat iniziarono la loro “lotta” per conquistare il cuore della principessa, ognuno secondo il proprio stile. Twitter decise di non abbandonare il suo aspetto elegante e raffinato, cinguettando di qui e di lì in modo sempre piuttosto ermetico, insomma non andava mai oltre le 140 battute. Facebook invece partì “in quarta” mettendo in mostra tutte le su potenzialità; iniziò a creare pagine che contenessero le foto di Moda, pubblicò video, foto, post più o meno lunghi cercando di racimolare sempre più like che invece il tranquillo Instagram non si dovette sforzare di ricercare. A quest’ultimo bastò qualche foto, il filtro giusto e un paio di hashtag per portare sul piatto della principessa un numero di follower davvero incredibile. Moda fu così colpito da Instagram e il suo fashion molto street, se ne innamorò, ma quando stava per gettarsi fra le sue braccia, accadde qualcosa di davvero inaspettato. Mancava un pretendente all’appello durante la riunione finale, il timido e sempre ritardatario Snapchat che però accaparrandosi l’esclusiva in tempo reale e soprattutto limited edition di molti amici della principessa moda, riuscì a baciarla e farla sua per sempre. Fu così che bastò una fashion week per convincere la bella Moda a rendere pubblico l’inizio di questa storia d’amore. I suoi amici, colpiti da questa grandissima novità, iniziarono a manifestare le loro idee. Alcuni decisero di commentare con un pollice rivolto verso il basso altri invece, come Burberry, Louis Vuitton, Dior, Michael Kors si sbizzarrirono fra cuori e mi piace iniziando anche ad instaurare un rapporto con il nuovo amico Snapchat che all’interno della patinata corte di madame Moda, conquistò davvero tutti che poi…” (to be continued)

Sfilata Burberry. Ph. GettyImages
Sfilata Burberry FW2017. Ph. GettyImages

Beh, come avrete potuto notare, la nostra storia non ha una fine. Sapete perché? Perché abbiamo deciso di raccontarvi una love story piuttosto moderna, anzi proprio attuale e in via di sviluppo che continua a costruirsi ogni giorno, anche mentre io scrivo e voi leggete, probabilmente qualcosa starà cambiando. È proprio per questo che abbiamo deciso di mettervi al corrente di questo meravigliosi rapporto di amorosi sensi nato fra il mondo della moda e il social del fantasmino, senza però scrivere una fine. Un amore nato quasi per caso che però, stando ai dati resi pubblici durante le fashion week appena terminate, mostra dei dati davvero molto interessanti. “La scorsa New York Fashion Week ha registrato un crollo delle conversazioni su Instagram e Twitter rispetto all’edizione precedente, coinvolgendo 660 milioni di persone a fronte dei 5,8 miliardi di settembre” o meglio è quello che ha ipotizzato il CEO di Pixlee, Kyle Wong, secondo il quale tutto si dovrebbe imputare proprio all’avvento di Snapchat. Ricordiamo che il social, secondo un rapporto di comScore, è il terzo più grande per livello di penetrazione tra i Millennials statunitensi compresi fra i 18 e i 34 anni, dopo Facebook e Instagram.

470105761_1280x535
Chiara Ferragni, The Blonde Salad

Chi però ha contribuito fortemente a rendere “appetibile” Snapchat fra il pubblico nostrano, è stata la trend setter più famosa al mondo nel panorama delle fashion blogger: Chiara Ferragni che con il suo The Blonde Salad è stata una delle prime a portare dietro le quinte e nel front row delle sfilate, tutti i suoi follower proprio grazie ai mini video pubblicati nel social in questione. Movie e foto che ricordiamo si autoeliminano dopo pochissimo tempo, ed è forse questa una delle peculiarità che ha contribuito a renderlo davvero, come direbbe una blogger: glamour! Oltre alla Ferragni sono molti altri i nomi che si potrebbero fare fra le figure del settore che hanno esposto la loro preferenza nei confronti di Snapchat che risulta essere fra i social, il più umano, informale ed immediato. 

Sfilata Alexander Wang. Ph. GettyImages
Sfilata Alexander Wang. Ph. GettyImages

“Il fascino di Snapchat sta nel fatto che è possibile vedere gli eventi moda da diversi punti di vista, quello del fotografo del make up artist, della modella del designer ecc…”, ha affermato Nick Bell, head of content di Snapchat. E a fronte di quanto appena letto possiamo capire perché questo fantasmino bianco e giallo, sia diventato, all’interno dell’immenso cyberspazio, la piattaforma di condivisione più amata da direttori creativi, maison e influecer che spesso decidono di mostrare in esclusiva le proprio collezioni o i dietro le quinte dei fashion show, proprio tramite quei piccoli video della durata di 10 secondi. Un po’ come fece Valentino in occasione di Zoolander o Gucci che ha anticipato così la pre-collezione 2016-2017. Insomma la nostra storia si potrebbe concludere con un “e vissero felici e contenti” ma attenzione, tutto fra qualche secondo potrebbe scomparire quindi vi consiglio di screenshottare o condividere subito!

 

 

Oscar 2016. Kate e Leo, il politically correct e gli abiti da favola

 

Da sinistra: Mark Rylance(miglior attore non protagonista), Brie Larson, Leonardo DiCaprio e Alicia Vikander. Credits: Google.
Da sinistra: Mark Rylance(miglior attore non protagonista), Brie Larson, Leonardo DiCaprio e Alicia Vikander. Credits: Google.

Ancora una volta la notte più attesa dell’anno è stata anche la più discussa, sia per quello che abbiamo visto sul red carpet che all’interno del Dolby Theatre di Los Angeles. Il 28 Febbraio scorso, infatti, tutte le star della Hollywood più glamour hanno gareggiato ancora una volta a colpi di pellicole e strascichi. Da molti verranno ricordati come gli Oscar che hanno (finalmente) visto vincere un Leonardo DiCaprio emozionatissimo, premiato nella categoria degli attori protagonisti, grazie alla sua interpretazione in “Revenant- Redivivo”. Dopo cinque nomination, l’Academy ha pensato che fosse giunto il momento di premiare uno dei migliori attori in circolazione. Tanto che alla ragazza incaricata di porre la targa col suo nome sulla statuetta dorata, DiCaprio ha simpaticamente chiesto: “Fai ogni anno questa cosa? Beh, io non potrei saperlo!”.

Kate Winslet in Ralph Lauren e Leonardo DiCaprio in Giorgio Armani, alla cerimonia degli Oscar. Credits: Google.
Kate Winslet in Ralph Lauren e Leonardo DiCaprio in Giorgio Armani, alla cerimonia degli Oscar. Credits: Google.

Ha fatto commuovere i più romantici l’arrivo di Leo in passerella, in posa di fronte agli obiettivi dei fotografi insieme all’amica/collega di lunga data Kate Winslet che, oltre ad esser stata criticata da alcuni per l’abito nero troppo simile ad una busta della spazzatura, non è riuscita a conquistare la statuetta come miglior attrice non protagonista, categoria nella quale ha invece trionfato la giovanissima attrice di origini svedesi Alicia Vikander per l’intensa interpretazione in “The Danish Girl“. Un abito, il suo, tra i più discussi del red carpet: un esclusivo giallo firmato Louis Vuitton (di cui Alicia è testimonial) che ha diviso il pubblico in perplessi e amanti del look. Molti altri abiti, invece, sono stati apprezzati per l’eleganza e la semplicità. E’ il caso di Rachel McAdams, in gara con “Il caso Spotlight (premio come miglior film dell’anno), splendida con un make-up naturale e un leggerissimo abito color verde smeraldo disegnato dallo stilista semisconosciuto e giovanissimo August Getty (l’unica, visto che di solito gli stilisti da red carpet sono altri). Un punto in più per aver osato!

Rachel McAdams in August Getty. Credits: Google.
Rachel McAdams in August Getty. Credits: Google.
Da sinistra: Alicia Vilkander in custom Louis Vuitton e Olivia Wilde in Valentino Haute Couture. Credits: Google.
Da sinistra: Alicia Vilkander in custom Louis Vuitton e Olivia Wilde in Valentino Haute Couture. Credits: Google.

Cate Blanchett può essere facilmente inserita nella lista di quelle che non sbagliano mai un colpo (ma proprio mai), grazie al suo abito celeste Armani Privé e gioielli Tiffany&Co. Perfetta, come da copione. E poi ancora Charlize Theron in un classicissimo rosso Christian Dior. Olivia Wilde invece, in Valentino Haute Couture, ha giocato benissimo con i contrasti: abito bianco algido ma con la schiena nuda, acconciatura neoromantica e collier sexy.

Da sinistra: Cate Blanchett in Armani Privé, Brie Larson in Gucci e Charlize Theron in Christian Dior. Credits: Google.
Da sinistra: Cate Blanchett in Armani Privé, Brie Larson in Gucci e Charlize Theron in Christian Dior. Credits: Google.

Tra le ultime ad arrivare sul red carpet, si è fatta notare Jennifer Lawrence, diversa dal solito in un trasparente abito nero in pizzo firmato Christian Dior Couture. Stessa scelta di colore anche per il celebre afterparty a casa di Vanity Fair, dove a trionfare sono stati proprio gli abiti neri e, soprattutto, le applicazioni, gli inserti e i dettagli metallici (silver ma soprattutto gold, proprio come le statuette). Trasformando la notte in una delle più sexy dell’anno.

Jennifer Lawrence prima in Christian Dior Couture, poi in Alexander Wang. Credits: Google.
Jennifer Lawrence prima in Christian Dior Couture, poi in Alexander Wang. Credits: Google.
Da sinistra Anne Hathaway, Olivia Munn, Selena Gomez, Alicia Vikander e Kate Hudson al party di Vanity Fair. Credits: Google
Da sinistra Anne Hathaway, Olivia Munn, Selena Gomez, Alicia Vikander e Kate Hudson al party di Vanity Fair. Credits: Google

Una notte di premi in alcuni casi prevedibili, come la vittoria del cartone animato “Inside Out” e quella di Leo (come ormai ci piace chiamarlo), quest’anno favoritissimo. In altri casi sorprendenti, come quello della giovane Brie Larson, che alla prima nomination si è subito accaparrata la celebre statuetta nella categoria delle attrici protagoniste, per la sua splendida e commovente interpretazione in “Room“, fasciata in uno splendido abito blu firmato Gucci e realizzato da Alessandro Michele su misura per l’attrice. In effetti, nonostante non fosse tipico dello stile della maison fiorentina, Michele si è dichiarato orgoglioso di vestire una delle sue favorite in gara.

Brie Larson in Monse al party di Vanity Fair. Credits: Google.
Brie Larson in Monse al party di Vanity Fair. Credits: Google.

E se questi dovevano essere gli Oscar della protesta (a causa dell’assenza di nomination black), sono diventati invece quelli del politically correct. Si è parlato (tra uno sbadiglio e l’altro) della questione razziale, ripercorrendo la storia delle candidature nere e con degli sketch non sempre apprezzati o riusciti da parte di Chris Rock, presentatore dell’evento per la seconda volta. Se dunque, negli ultimi anni, la forza degli Oscar era proprio nelle gag che si frapponevano tra una premiazione e l’altra, stavolta nemmeno queste trovate (la migliore sicuramente quella della vendita di biscotti delle scout girls ai presenti in sala) sono riuscite a portare brio sul palco degli Academy Awards.

Chris Rock e le Scout Girl che hanno raccolto soldi per beneficenza vendendo biscotti in sala. Credits: Google.
Chris Rock e le Scout Girl che hanno raccolto soldi per beneficenza vendendo biscotti in sala. Credits: Google.

A far brillare gli Oscar quest’anno sono state le star: da DiCaprio che al suo primissimo Academy Award parla dell’importanza di una consapevolezza ambientale, a Kate Winslet che lo guarda commossa. Da Alicia Vikander che con il suo abito da favola bacia il principe (Michael Fassbender, non uno qualsiasi) e poi conquista il suo happy ending, fino a Lady Gaga (che si è esibita sul palco a favore delle vittime di abusi sessuali). Dal tenerissimo Ennio Morricone, che ritira un premio importante quanto mai doveroso salutando tutti con un “Buonasera signori”, fino ad Alejandro G. Iñárritu (per la seconda volta di fila regista dell’anno), per poi arrivare ai creatori di “Mad Max-Fury Road, il pluripremiato della serata con ben sei statuette. Per loro, di sicuro sarà stata una delle notti più splendenti.

Finale della cerimonia con i vincitori sul palco. Credits: Google
Finale della cerimonia con i vincitori sul palco. Credits: Google

Parigi Haute Couture. Il trionfo italiano

 

La sfilata di Valentino, Parigi, 27 gennaio 2016.  (AP Photo/Francois Mori)
La sfilata di Valentino, Parigi, 27 gennaio 2016.
Credits: AP Photo/Francois Mori

Il tempo scorre sotto le nostre dita e noi non riusciamo spesso nemmeno a rendercene conto. Così mentre noi rimaniamo con le mani in mano, c’è invece chi si rimbocca le maniche e impugnando una semplice matita inizia a ricostruire il passato, lo rende vivo attraverso le stoffe, le linee e lo mostra in passerella regalando attimi di meraviglia ed emozioni indescrivibili. È proprio questo quello che sono riusciti a fare Pier Paolo Piccioli e Maria Grazia Chiuri con la collezione Haute Couture Primavera/Estate 2016.

Una modella sfila per Valentino, Parigi, 27 gennaio 2016.  (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)
Una modella sfila per Valentino, Parigi, 27 gennaio 2016.
Credits: Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

“L’arte di Mariano Fortuny, la sua personale ricerca dell’eternità facendo dialogare oriente bizantino e occidente classico”, è proprio da qui che parte l’ispirazione che sta alla base di questa collezione che fra broccato, chiffon e minuziose lavorazioni manuali, mette in scena il concetto di bellezza esaltando la figura della donna. Una donna senza tempo che con le sue coroncine. i calzari gioiello e avvolta fra voli di farfalle e fiori, è in grado di danzare con ogni suo libero movimento naturale, con leggerezza armoniosa.

Vi siete mai chiesti quale sia il significato dell’Haute Couture? Beh la risposta è stata già data il 27 Gennaio durante la sfilata della maison Valentino, che si erge nettamente sopra tutti.

Il dettaglio di una creazione di Valentino, Parigi, 27 gennaio 2016.  (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)
Il dettaglio di una creazione di Valentino, Parigi, 27 gennaio 2016.
(Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Insomma, noi italiani potremmo varcare la soglia delle principali città della moda a testa alta, fieri di ciò che i nostri designer riescono a creare stagione dopo stagione, portandoci davvero al centro del mondo, all’apice di un settore nel quale “eccellenza” è il termine adatto per descriverci.

Altro catwalk da “chapeau” è stato sicuramente quello di Re Giorgio e la sua collezione monocromatica che fra tessuti impalpabili, organza, cristalli e onde di tulle, ha decisamente lasciato il segno. “Mauve en mouvement” è così che può essere sintetizzata questa sfilata in cui la donna è perfettamente vestita con capi armonici color malva, sia di giorno, che di notte.

Giorgio Armani applaudito dopo la sua sfilata haute couture, Parigi, 26 gennaio 2016.  (AP Photo/Thibault Camus)
Giorgio Armani applaudito dopo la sua sfilata haute couture, Parigi, 26 gennaio 2016.
Credits: AP Photo/Thibault Camus

Sono le dive anni ’40 ad invadere la passerella in cui, fra le sfumature di glicine e lilla non possono mancare l’eleganza del nero e il grigio metallico, adatto ad esprimere il “concetto di normalità eccezionale” che lo stilista ha voluto rendere pubblica con la sfilata Giorgio Armani Privé.

Onde che dalle acconciature delle modelle si estendono fino agli abiti, proprio come il favoloso abito da ballo che forse è già stato definito il “pezzo” migliore dell’ intera collezione. Un capo che sicuramente andrà ad adornare il corpo di qualche bellezza da “Oscar”. Un tripudio di cristalli scintillanti, bagliori sorprendenti e un vortice infinito di lavorazioni certosine ottenute artigianalmente.

Una modella sfila per Giorgio Armani Privé, Parigi, 26 gennaio 2016.  (MIGUEL MEDINA/AFP/Getty Images)
Una modella sfila per Giorgio Armani Privé, Parigi, 26 gennaio 2016.
(MIGUEL MEDINA/AFP/Getty Images)

Armani sarà sicuramente definito ora e sempre il Re della moda italiana, ma non possiamo sicuramente dimenticare, in questa breve carrellata che ripercorre le principali sfilate Alta Moda Primavera/Estate Parigi 2016, la reginetta che con la sua chioma bionda, ha affiancato il fratello, con lui è cresciuta e nonostante la sua scomparsa, continua a portare alto il suo nome e soprattutto il suo stile. Stiamo parlando di Donatella Versace e la sua collezione sport chic che ha visto succedersi in passerella le top model più iconiche del momento; da Gigi Hadid con il tailleur nero rivisitato con oblò che scoprono parti del corpo a Joan Smalls con il minidress arancione indossato subito dall’artista Rita Ora. Quello che possiamo notare osservando le creazioni portate in passerella dall’Atelier Versace è che sicuramente la designer ha cercato di proporre una sua personale concezione di Alta Moda nel 2016, fatta principalmente da uno stile in grado di coniugare: eleganza, sensualità e maestria sartoriale. Non è un caso se fra i tessuti utilizzati per gli abiti in cui spesso compaiono delle applicazioni fluo, ritroviamo anche tessuti tecnici.

La modella russa Natasha Poly (a destra) con una creazione di Versace, Parigi, 24 gennaio 2016.  (MIGUEL MEDINA/AFP/Getty Images)
La modella russa Natasha Poly (a destra) con una creazione di Versace, Parigi, 24 gennaio 2016.
Credits: MIGUEL MEDINA/AFP/Getty Images

Una donna forte, sicura di sé e assolutamente sporty quella che con sguardo deciso calpesta con i suoi sandali pieni di lacci, che ritroviamo anche negli abiti, la passerella total white di Parigi. Questa collezione Haute Couture Primavera/Estate 2016, con le sue tonalità di colori accesi e gli effetti scomposti, mostra come gli abiti di una donna possono essere considerati davvero delle potenti armi di seduzione.

Una modella sfila per Versace, Parigi, 24 gennaio 2016.  (AP Photo/Thibault Camus)
Joan Smalls  sfila per Versace, Parigi, 24 gennaio 2016.
Credits: AP Photo/Thibault Camus

Ma mettiamo da parte per qualche momento l’aggressività tremendamente sexy delle modelle di Donatella che ricordiamo ha avuto a sua disposizione anche Rosie Huntington Whitley e Irina Shayk, per farci trasportare invece verso un mondo più romantico e dolce, quello di Giambattista Valli.

La sfilata di Giambattista Valli, Parigi, 25 gennaio 2016.  (FRANCOIS GUILLOT/AFP/Getty Images)
La sfilata di Giambattista Valli, Parigi, 25 gennaio 2016.
Credits: FRANCOIS GUILLOT/AFP/Getty Images

Italiano di nascita ma francese di adozione, il designer è riuscito in qualche modo, attraverso la sua collezione colma di tulle, a far rivivere il sogno “da principessa” di ogni donna. È come se il suo giardino personalmente curato con dedizione, sia finalmente rifiorito andando a decorare ogni singolo abito dove margherite, rose e peonie, formano un bouquet Haute Couture. Volumi importanti che però si alternano anche a mini-abiti di organza e cristalli che con il loro taglio dritto e le ruches, mostrano nel migliore dei modi tutta la bellezza del corpo femminile: un corpo degno da creazione Alta Moda!

Una modella sfila per Giambattista Valli, Parigi, 25 gennaio 2016.  (AP Photo/Thibault Camus)
Una modella sfila per Giambattista Valli, Parigi, 25 gennaio 2016.
Credits: AP Photo/Thibault Camus

Da Valentino a Stella Jean. Vento d’Africa sulle passerelle europee

Mai come quest’anno il continente africano ha ispirato stilisti e case di moda con la sua fragilità selvaggia. Terra crudele e fertile, ancestrale culla dell’umanità. Inevitabile che, soprattutto in un momento come questo, produca riflessioni etiche e soluzioni estetiche.

Negli ultimi anni, a rendere l’Africa musa delle sue collezioni è stata Stella Jean, stilista italo-haitiana che fin dal suo esordio nel 2011 ha posto l’interculturalità alla base delle proprie sperimentazioni stilistiche. La sua wax and stripes philosophy mescola le camicie sartoriali di gusto europeo con le stampe animalier, i turbanti esotici, gli accessori tribali. Il tessuto wax utilizzato per gli abiti di Stella Jean viene realizzato in Burkina Faso con tecniche di tradizione centenaria, le tinture a base di fango fermentato sono opera degli abili artigiani del Mali. «Attraverso un dialogo paritario di stili e un’efficace miscela fatta di esplorazione e sperimentazione – dichiara la stilista – vorrei dimostrare come non ci siano limiti agli abbinamenti e ai confronti culturali». È questo infatti il tema costante delle sue collezioni.

Photo courtesy Stellajean.it
Photo courtesy Stellajean.it
Photo Courtesy Stellajean.it
Photo Courtesy Stellajean.it
Photo courtesy Stellajean.it
Photo courtesy Stellajean.it

Per la prossima primavera estate, il vento africano ha soffiato anche sulla passerella di Valentino. Nella nuova collezione, presentata nel corso della Paris Fashion Week, i direttori artistici Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli hanno voluto omaggiare la culla della civiltà. Le collane d’ebano, i motivi tribali e le piume Masai si sono posati sui maestosi sugli abiti in pizzo e tulle. Eliminato il folklorismo e nobilitato l’animalier, il risultato è una collezione romantica e lieve, in cui dominano il bianco candido, il nero impetuoso e i caldi colori della savana. E chi avrebbe potuto esprimere il rispetto delle tradizioni e dei popoli africani meglio di Steve McCurry? Il fotoreporter, pluripremiato dal National Geographic, ha una sensibilità unica nel ritrarre paesaggi e genti di tutto il mondo, e a lui è stata affidata la campagna pubblicitaria svelata pochi giorni fa dalla maison Valentino. McCurry, insieme a Chiuri e Piccioli e tutto il loro staff, ha viaggiato lungo tutto il continente per trovare il luogo perfetto in cui scattare. La scelta finale è ricaduta sull’Amboseli Park, un villaggio Masai tra il Kenya e la Tanzania. Gli scatti sono sublimi e poetici, i colori sono brillanti o evanescenti, le modelle posano nella savana circondate da guerrieri Masai.

Valentino_ss16
Photo courtesy Valentino.com
Valentino-ss16
Photo courtesy Valentino.com
Valentino_pe16
Photo courtesy Valentino.com

L’ultimo contatto tra la moda europea e l’Africa è avvenuto nel corso di Pitti Immagine Uomo 2016, manifestazione di moda maschile terminata pochi giorni fa a Firenze. Lo show Generation Africa ha visto sfilare in passerella le collezioni di quattro brand emergenti africani: AKJP dal Sudafrica; Ikiré Jones (brand statunitense-nigeriano); Lukhanyo Mdinigi x Nicolas Coutts, anche loro dal Sudafrica, e l’anglo-nigeriano U.Mi-1. Fondazione Pitti Discovery e ITC Ethical Fashion Initiative hanno fortemente voluto questo progetto creato per sostenere le capacità dei micro-imprenditori africani e le reti del settore moda, coinvolgendo anche tre richiedenti asilo provenienti dal Mali e dal Gambia.  Perché l’integrazione tra culture è un progetto complesso, al quale anche la moda può contribuire.

Generation of Africa_5 (1)
Photo courtesy Pittimmagine.com
Generation of Africa_7
Photo courtesy Pittimmagine.com
Ikire Jones00
Photo courtesy Pittimmagine.com

Velvet touch. Avanguardia preziosa e vittoriana

Sapete come si chiamano a New York gli invitati ai party che contano e quelli che restano fuori? I “Dos and Don’ts of velvet ropes” , ovvero gli “in e out” delle transenne di velluto (quelle che limitano l’accesso ai selezionatissimi club). Non a caso il libro di cui tutta Manhattan parla è “Confessions from the Velvet Ropes”, nel quale il doorman Thomas Onorato svela al giornalista Glenn Belverio aneddoti e memorie da buttafuori di lusso. Dallo starbusiness alla poesia, la poetessa americana Elinor Wylie scriveva: “Cammineremo con scarpe di velluto e ovunque andremo il silenzio calerà come rugiada sul bianco silenzio sottostante”.

India, Cina o Persia, esattamente dov’è nato il velluto? Chissà le origini non sono così chiare ma se nell’Italia del Cinquecento le leggi addirittura impedirono l’ “uso di velluto e gioielli alle genti non nobili” oggi è vietato rinunciare a drappi e damaschi.

Dai principi rinascimentali, alle regine del nostro tempo. Greta Garbo, Joan Crawford e i loro abiti da sera, Grace Kelly con la sua velvet bag. Poi in tempi moderni, i mantelli di Tilda Swinton in “Orlando”, e ancora un eccentrico Johnny Depp alias Willy Wonka con la sua celebre marsina di velluto rosso rubino in “La fabbrica di cioccolato”.

Elegante come nessuno è il protagonista delle passerelle autunno inverno 2015/16. La collezione di Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli per Valentino dedicata all’universo femminile, lo propone in versione austera e allo stesso tempo romantica, rigorosa ma sensuale. La qualità palpabile del tessuto arricchito dalla maestria artigiana danno vita a un lusso che non è mai ostentato. Da Gucci in una tonalità retrò del carne il “velvet touch” spicca come una nota nostalgica tra una tavolozza di accostamenti azzardati, pezzi vintage in una carrellata di look rivoluzionari. Tra capi di ispirazione vittoriana in seta,cuoio,lana,chiffon,pelle, e ancora feltro,rete,pizzo e tulle,il gaucho in velluto contrasta e esalta impalpabili trasparenze. Il must?Gli zoccoli con morsetto foderati di pelliccia.

Valentino f/w 15
Gucci f/w 15

Di velluto ne basta un tocco. Un accessorio su tutti, lo stivale. Se Dries Van Noten ne esalta l’ iridescenza scegliendo i toni dell’ azzurro, Stella McCartney propone ankle boots in velluto damascato con motivi floreali,regali. Accostato al tacco dorato,il velluto rosso rubino per la donna fatale di Emilio Pucci.

Stella McCartney f/w 15
Stella McCartney f/w 15
Dries Van Noten f/w 15
Dries Van Noten f/w 15
Emilio Pucci f/w 15
Emilio Pucci f/w 15

Wonder Woman Valentino. La maison firma una capsule collection per Goop

Una cascata di stelle che, come un manto celestiale, ricopre clutch, sneakers, abiti, shorts e magliette. Si tratta della nuova capsule collection che arriva direttamente da Maison Valentino, realizzata in esclusiva per il portale di e-commerce Goop, il pop up store del sito della star attrice e cantante Gwyneth Paltrow. Ogni donna è una Wonder Woman in grado di destreggiarsi tra mille impegni riuscendo a mantenere tutto in perfetto equilibrio, ne sono fermamente convinti Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, direttori creativi di Valentino, che hanno deciso di dedicare la collezione proprio alla celebre super eroina dei fumetti creata nel 1941 dallo psicologo William Moulton Martston.

GwynethPaltrowByAndreaRaffin2011
Gwyneth Paltrow By Andrea Raffin

La proposta made in USA è stata creata in collaborazione con lo street artist romano SOLO ed è stata inaugurata lo scorso 23 novembre all’interno del The Shops di Columbus Circle presso The Time Warner Center di New York in occasione delle  festività natalizie. “Amiamo confrontarci con artisti diversi e con il nostro lavoro cerchiamo un approccio da “factory” hanno dichiarato i geniali direttori creativi “l’idea della capsule collection ci è venuta in mente mentre preparavamo la sfilata Couture Mirabilia Romae a luglio. Gwyneth Paltrow era tra gli ospiti e in quella occasione ci ha proposto di collaborare insieme per goop. Qwyneth è una cara amica che ammiriamo e rispettiamo, per questo abbiamo deciso fin da subito di supportarla in questo progetto speciale. Incontrando poi lo street artist SOLO e conoscendo il suo lavoro artistico, abbiamo ritenuto che fosse l’elemento perfetto per questa collaborazione

 

Valentino Goop
Valentino Goop
Valentino Goop
Valentino Goop

 

La collezione Valentino x Goop si compone di ventiquattro straordinari pezzi di cui diciotto ready-to-wear Valentino e  altri degli accessori Valentino Garavani. Saranno tutti in vendita nel pop-up store ma, se non potete recarvi personalmente e proprio non riuscite a rinunciare alla collezione da “star”, non preoccupatevi perché dieci pezzi RTW più tutti gli accessori potranno essere comodamente acquistati online, dal 23 novembre al 24 dicembre, direttamente sul portale Goop MRKT.

 

Valentino Goop
Valentino Goop

Insomma, è arrivato il momento per tutte voi di sentirvi delle vere eroine, oltre che dentro, anche fuori,indossando le magiche creazioni di Valentino. A 70 anni dalla sua nascita, Wonder Woman continua ad essere riflesso di forza e determinazione che caratterizzano pienamente la donna contemporanea che può fare tutto ma, soprattutto, non rinuncia ad essere elegante e femminile, proprio come la collezione Valentino per Goop.

 

 

Glamorous conversation con Cristina Lucchini

I capelli raccolti, lo sguardo attento ma impenetrabile, la sigaretta tra le dita. Una vita speziata, condita con il il sale del talento e il pepe della curiosità. Una lavoro fatto di bellezza, come lei stessa ci racconta. E’ Cristina Lucchini, Direttore di Glamour Italia, la testata glamorous del gruppo Condé Nast. Il debutto nel giornalismo, la passione per la scrittura (non solo fashion), l’attenzione alla cultura e alla professionalità. Ingredienti vincenti per una ricetta di successo che nella moda, per diventare appetibile, deve essere assolutamente personalizzata. Perché per cucinare un giornale e presentarlo a tavola bisogna essere bravi chef. Quell’aspetto rilassato da fare invidia a Stachanov, nonostante i numerosi impegni professionali, e quel “Piacere, Cristina!”, che ti spiazza e schiaffeggia con eleganza il “presunzion-giornalismo”. E ti fa capire che l’umiltà è dei grandi.

Cristina Lucchini. Photo Glamour.it
Cristina Lucchini. Photo Glamour.it

Direttore, partiamo dalle origini, come è iniziata la sua carriera nel giornalismo di moda?

E’ iniziata per caso, mi ero appena laureata in Filosofia, specializzazione in Psicologia. Il mio sogno era fare la psicologa adolescenziale o ancor meglio la criminologa. Avevo fatto degli stage in situazioni borderline tra cui il Carcere minorile di Milano e una comunità di recupero per tossicodipendenti. Mi ero molto appassionata. La verità però è che avevo 23 anni e volevo lavorare ed essere indipendente. Mi avevano offerto una cattedra all’Università come ricercatrice ma non sarei stata autonoma dalla mia famiglia. L’altra grande passione era la scrittura. Ho inviato il curriculum a tre o quattro case editrici ma non avevo come focus la moda. Per me giornalismo significava scrivere. La fortuna è stata quella di essere stata chiamata in Condé Nast e in quel periodo la specializzazione moda era più diffusa, quindi ho iniziato sia scrivere che a seguire i servizi fotografici (che per chi debutta e fa l’assistente moda vuol dire stirare, stirare, stirare, fare il borsone e alzarsi all’alba). Ho iniziato a “L’Uomo Vogue” nel 1987 pensando a cosa fare da grande. Sono passati ventotto anni (sorride).

Crimini stilistici e giornalistici. Barocco e Rococò, ampollosità. Come si è evoluta la comunicazione di moda ai tempi di Instagram?

Credo che il discorso fondamentale nella comunicazione di moda, e che non va mai perso di vista, sia la competenza. E la cosa vale per il giornalismo, il blog, lo stesso stilista su Instagram, il cliente finale che ha milioni di followers, l’icona, la hit girl. Prima di parlare di moda devi conoscerla, devi studiare, devi conoscere i tessuti, devi sapere tutto ciò di cui parli. La comunicazione di moda, sia su carta stampata che digitale, senza competenza si riduce ad aria fritta. E questo mi ha sempre dato molto fastidio. Perchè la moda è un settore serio, è una realtà che dà lavoro a tantissime persone e solo chi ci vive dentro conosce la fatica, l’impegno, l’entusiasmo, lo sforzo di tutti i professionisti. Oggi sembra che il giornalismo di moda non sia più di moda, che ci siano altre forme. Quello che penso è che le forme possono anche mutare ma non deve cambiare la sostanza che è fatta di cultura, competenza e anche un po’ di umiltà. Perché da parte di chi racconta la moda c’è sempre un po’ la presunzione di saperne di più di chi l’ha fatta. Ecco, inviterei tutti prima a studiare e poi a commentare.

Cristina Lucchini. Photo Glamour.it
Cristina Lucchini. Photo Glamour.it

Il ritorno di Valentino a Roma. Per alcuni influenti giornalisti di moda si è trattato di una “toccata e fuga” per altri di un esempio di civiltà. Cosa ne pensa?

La sfilata Valentino Couture è stata meravigliosa e ancora più entusiasmante, forse, è stata la mostra diffusa che hanno creato attorno in ambienti solitamente chiusi al pubblico. Una sorta di caccia al tesoro. Toccata e fuga? Si tratta di un omaggio alla città di Roma, poi torneranno a sfilare a Parigi dalla prossima stagione. C’è ancora per fortuna la libertà di scegliere e non sta ai giornalisti criticare. E’ una dichiarazione d’amore da parte di Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, due persone molto preparate e molto colte, per una città in cui vivono, lavorano e creano. E’ stato un esempio, non so se definirlo di civilità, ma un’operazione molto intelligente e utile per l’immagine italiana nei confronti degli stranieri presenti perché si tratta di far conoscere le eccellenze nostrane agli ospiti internazionali. Quindi ringraziamo.

Valentino, come altri marchi simbolo del made in Italy nel mondo, è stato acquistato da proprietà estere. Il fenomeno è molto diffuso e in crescita. Cosa resta di italiano?

Il talento. Oggi non è più possibile parlare di autarchia considerando il mercato globale e il modo di pensare internazionale. Quello che resta di italiano, in questo caso parliamo di Valentino, sono la creatività e la sensibilità. Un certo tipo di moda e di vestiti sarebbero diversi se a crearli fosse uno stilista di un’altra nazionalità. Il fatto che la proprietà non sia più italiana e che Maria Grazia e Pierpaolo siano messi nelle migliori condizioni di lavoro lo vediamo dai risultati. L’intelligenza della proprietà è quella di dare tutte le possibilità e il sostegno allo sviluppo di un talento e ad una capacità di savoir faire italiani. Così come per le maestranze che, in particolare dell’alta moda, sono tutte italiane. Un po’ come in passato quando c’era la grande guerra ai tessuti stranieri. In un mondo globale se lo stilista per creare e dare forma alla sua idea, al suo sogno, utilizza un tessuto fatto in Francia, in India, in Cina, non vedo perché non debba essere possibile. Il made in Italy è sicuramente sinonimo di qualità ma non può essere l’unico parametro con cui giudicare la qualità di una collezione.

Che poi deve essere vendibile…

In tutto il mondo, in questo momento,il mercato italiano è forse quello che dà meno soddisfazioni. Però, sempre parlando di Valentino, il fatturato è in crescita costante. E ciò dà la misura di quanto il percorso intrapreso sia positivo.

Grazie per aver condiviso con con noi il suo punto di vista. Un’ultima domanda. Chi è Cristina Lucchini quando non è Direttore di Glamour Italia?

Una persona assolutamente normale, anche quando è Direttore di Glamour Italia. Appassionata della vita e molto grata alla vita di aver avuto per caso la possibilità di entrare in un mondo pieno di bellezza e anche molto faticoso. Che molti giudicano come futile. Ma c’è tanto, tanto lavoro dietro. Certo, non stiamo salvando l’umanità, non siamo la Croce Rossa, non facciamo operazioni a cuore aperto. E di questo sono consapevole ed è il motivo per cui dico sempre che bisogna lavorare molto professionalmente ma non prendersi troppo sul serio. E pensare che siamo comunque dei privilegiati. Di sicuro (sorride) sono quella che in assoluto lavora di più fra tutte le mie amiche e fa meno vacanze. Non ci sono orari. Non divido Cristina Lucchini fuori dal ruolo di Direttore e dentro il giornale anche perché l’80% del mio tempo lo passo in redazione. La cosa che lega idealmente la mia vita privata al lavoro è la passione per la cucina. Il mio passatempo è cucinare e invitare amici a cena. Così come per fare un giornale: gli ingredienti sono gli stessi per tutti, cambia come li scegli e come li presenti.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...