Archivi tag: teatro

Sud America, nuova tournée per la performance immersiva “Real Heroes”

Nuova tournée in Sud America per “Real Heroes”, la performance itinerante e immersiva scritta e diretta da Mauro Lamanna e Aguilera Justiniano e prodotta da Oscenica che, dopo aver viaggiato tra Europa e America Latina, torna in Cile con una data al Teatro Regionale del Maule di Talca (20 gennaio) e un doppio appuntamento al festival Santiago OFF (25 e 26 gennaio).
2f170269-4206-43e0-859a-6bbfb11fda9f

Un lavoro molto apprezzato da pubblico e critica, che dopo il debutto al Greek Art Theatre Karolos Koun di Atene nel 2021, è stato ospitato da numerosi teatri e festival di prestigio in tutto il mondo tra Italia, Grecia, Spagna, Cile, Argentina, e Uruguay.
612eb479-efa5-4410-8402-6733da7ae8f7

Real Heroes racconta alcune vicende di forte impatto sociale che appartengono alla storia contemporanea italiana e cilena, utilizzando tanto l’esperienza fisica degli spettatori, quanto quella virtuale e immersiva, grazie all’utilizzo di tecnologie quali audio 360 e virtual reality. Ad essere protagoniste sono due storie vere, storie di due padri lontani nello spazio e nel tempo ma legati dallo stesso destino, che combattono per amore e per resistenza.
0a6bbdd1-c1a7-41ba-83fc-b3b8c293cead

Il primo, Sebastian, si trova nel sud del Cile durante la dittatura di Pinochet, mentre l’altro, Gianluca, vive nel sud Italia, nei primi anni 2000. Entrambi sono costretti a fare quello che nessun genitore vorrebbe mai fare: separarsi dai propri figli. Così, mentre uno è perseguitato dalla dittatura e l’altro da leggi ingiuste e abusi di potere, i loro corpi si fanno protesta, scudi di carne e sangue che hanno il solo obiettivo di proteggere il futuro dei propri figli, sequestrati dalla polizia segreta e messi a repentaglio da azioni criminali.
730128e2-639f-44f6-a3eb-a9efefb65eb8

«Quando abbiamo iniziato a lavorare su Real Heroes, mi sembrava che la drammaturgia fosse infinitamente intima e non immaginavo che potesse ottenere una tale affermazione in luoghi così distanti da noi – commenta Mauro Lamanna, anche produttore creativo del progetto –.  E invece, da Napoli ad Atene, da Buenos Aires a Terragona, gli spettatori si sono sentiti estremamente coinvolti nella performance, anche grazie all’utilizzo delle tecnologie di realtà virtuale, riconoscendo in queste storie private un qualcosa di archetipico che accumuna tutti. Per questo siamo molto orgogliosi che questo lavoro continui a girare il mondo evocando di volta in volta emozioni, ricordi e sensazioni in grado di prescindere dallo spazio e dal tempo».

Mauro Lamanna, regista, attore e autore. Diplomato presso la Scuola Nazionale di Cinema – Centro sperimentale di Cinematografia e il  Piccolo Teatro di Milano, prosegue la sua formazione traNew York e Shanghai. Dopo gli studi, lavora in numerose produzioni nazionali einternazionali, al fianco di premi Oscarcome Danny Boyle, Donald Shutterland e Hilary Swank. Per il teatro si dedica alla drammaturgia contemporanea e al teatro documentario, scrivendo e dirigendo spettacoli che sono stati ospitati da festival e teatri di prestigio in tutto       il mondo, dall’Europa all’America Latina. Cura la regia di numerosi spot e videoclip per brand ed etichette discografiche, tra cui Armani, Samsung, Borotalco, Amazon Prime video, Sony Music, Universal Musice Vogue. È in post produzione il cortometraggio “Del padre e del figlio” di cui è regista e sceneggiatore, che verrà distribuito da Premiere. È in preparazione il cortometraggio musicale “Na Magaria”, sostenuto dalla Calabria Film Commission. La performance itinerante e immersiva “Real Heroes” è in partenza per una nuova tournée in Sud America.

Oscenica è una società di produzione cinematografica e teatrale indipendente fondata nel 2018. Un collettivo di produttori e artisti under 35, creato con l’intento di sviluppare e promuovere progetti, in ambito cinematografico e performativo, di giovani autori provenienti da tutto il mondo, con una forte propensione all’internazionalizzazione e attivamente impegnati sui più importanti temi sociali del mondo contemporaneo.

Real Heroes è stato realizzato con il sostegno di_PRIMAVERA DEI TEATRI (IT) | SCENA VERTICALE (IT) | ATS BeyondtheSUD (IT) | R-Evolution project – network (IT) programma “Boarding Pass Plus” MIC (IT) | NUOVO TEATRO SANITÀ (IT) | GREEK ART THEATRE KAROLOS KOUN (GR) | Ministerio de Educación y Cultura: INAE – Istituto Nacional de Artes Escénicas (UY) | PAISAJE PUBLICO (CL) | SANTIAGO A MIL INTERNATIONAL THEATRE FESTIVAL (CL) | TEATRO BIOBIO (CL) | FIBA – FESTIVAL INTERNACIONAL DE BUENOS AIRES (ARG) e con il contributo di_ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI ATENE (GR) | ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI BARCELLONA (ESP) | ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI SANTIAGO DEL CILE (CL) | ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI MONTEVIDEO (UY).

Photo credits Courtesy of Press Office

Dopo il successo all’OFF OFF Theatre di Roma, torna al Gay Village la pièce “Generazione Disagio”

Dopo il successo invernale all’Off Off Theatre di Roma e le oltre 100 repliche sold out in giro per l’Italialo spettacolo “Dopodichè stasera mi butto”, arriva al Gay Village di Roma il 29 giugno, con gli attori di Generazione Disagio, la compagnia di teatro che ha coinvolto e fatto impazzire dal divertimento migliaia di persone, composta dagli incontenibili attori under 35 Enrico Pittaluga, Graziano Sirressi, Andrea Panigatti e Luca Mammoli, insieme al regista e co-autore Riccardo Pippa.

Sul palco i quattro profeti del Disagio-Pensiero addestrano il pubblico alla loro dottrina: arrendersi al Disagio, accettarlo e coltivarlo attraverso vari prodotti pedagogici. Immaginate una sorta di gioco dell’oca dove un laureando, un precario e uno stagista si sfideranno per vedere chi riesce ad accumulare più sfighe e perciò più disagio. Con l’aiuto e la partecipazione dal vivo del pubblico in sala, i giocatori dovranno avanzare sul tabellone per accumulare Disagio, destreggiandosi tra prove collettive, prove individuali e caselle “imprevisti”.Obiettivo? una casella finale tutta da scoprire!

generazione-disagio_dopodiche-stasera-mi-butto_ph-laura-granelli_gayvillage3-1

 

NOTE DRAMMATURGICHE:

Le tematiche di disagio generazionalecrisi e voglia di cambiamento, vengono trattate con un meccanismo di ribaltamento paradossale: invece di risolvere i propri problemi o lottare per un mondo migliore i personaggi si abbandonano piacevolmente al Disagio, lo difendono e orgogliosamente lo praticano con disciplina. “Non sarai tu a risolvere l’inquinamento ambientale separando la carta dalla plastica, non porrai fine alle guerre, non salverai il panda dall’estinzione. Il mondo non dipende da te. Dunque perché preoccuparsi? Se non hai aspettative non rimarrai deluso. Balla, bevi e fregatene del resto, che tanto poi si muore”. Nel testo proviamo a porre l’attenzione sull’attitudine autolesionista della nostra generazione.Preferiamo cullarci nei nostri problemi e sentirci comodamente impossibilitati a far niente. Ci deresponsabilizziamo e ci spegniamo. Affrontiamo il tema del suicidio per parlare dei nostri piccoli suicidi quotidiani: tutte quelle attitudini, piccole prassi e decisioni che ci fanno morire pian piano e che in qualche modo ci assolvono dal dover prendere posizioni, agire e reagire.Ridiamo insomma, di come siamo bravi a scavarci la fossa giorno per giorno, in compagnia dei nostri paradossi e ossimori: la nostra pubblica intimità, l’inerzia iperattiva, il confortevole precariato, i corpi immaginifici, la condivisione in solitaria e la volgare trascendenza.

generazione-disagio_dopodiche-stasera-mi-butto_ph-laura-granelli_gayvillage13-1 Courtesy of FabiSavona Press Office

 

GENERAZIONE DISAGIO

E’ un collettivo informale creatosi nel 2013 dall’incontro di Enrico Pittaluga, Graziano Sirressi, Luca Mammoli, Alessandro Bruni Ocana e Riccardo Pippa. Dopo essersi conosciuti alla Civica Scuola D’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano, hanno tutti percorso strade che li hanno portati a collaborare con diverse e importanti realtà del panorama teatrale nazionale. Anni dopo si ritrovano su proposta di Enrico Pittaluga, e a partire da una sua idea, danno vita collettivamente allo spettacolo: “Dopodiché stasera mi butto”. GENERAZIONE DISAGIO nasce come esigenza artistica di dare voce a tematiche di una generazione di mezzo altrimenti non rappresentata. Mosso dalla voglia di creare qualcosa di proprio, il gruppo si distingue fin da subito per la grande capacità di coinvolgimento e di attrazione di artisti, amici e collaboratori che prestano la loro opera e i loro consigli al progetto (video maker, illustratori, costumisti, scenografi e altri attori). GENERAZIONE DISAGIO non è una compagnia teatrale fissa, ma un luogo di incontro di diversi artisti che convergono per lavorare su tematiche condivise che cambiano da progetto a progetto. Si prefigge di essere aperto e sociale, popolare e inclusivo. GD si rivolge a una nuova collettività, una identità allargata, una classe sociale nell’era dell’annullamento delle classi sociali. GD parla di una condizione comune: l’avere fatto del disagio la nostra condizione abituale. Il gruppo collabora con molte realtà artistiche e culturali e al momento porta in scena i suoi due spettacoli “Dopodiché stasera mi butto” co-prodotto dall’associazione culturale Proxima Res e “Karmafulminien – figli di puttini” prodotto dal Teatro della Tosse di Genova.

generazione-disagio_dopodiche-stasera-mi-butto_ph-laura-granelli_gayvillage14- Courtesy of FabiSavona Press Office

Video Integrale

http://www.e-performance.tv/2015/05/generazione-disagio.html?m=1

Video Promo

https://www.youtube.com/watch?v=0hjh7lJd_Ek

Canale Youtube: Generazione Disagio

http://www.youtube.com/channel/UCjYvLTO0FXLBC3Jvgh1WXLw

Pagina Facebook

Dario Fo e Bob Dylan, i Nobel più rivoluzionari di ieri e di oggi

Era il 1997 quando Dario Fo ricevette il prestigioso Premio Nobel per la letteratura. Ben 19 anni dopo, esattamente il 13 ottobre 2016, l’artista è spirato lasciando un grande vuoto nel panorama teatrale. Proprio nello stesso giorno è stato assegnato il medesimo premio a Bob Dylan: il cantautore impegnato, l’uomo che nel 1963 ha scritto la monumentale Blowing in The Wind.

Dario Fo- official Facebook
Dario Fo- official Facebook

La coincidenza di quest’evento è davvero sorprendente, ed entrambe le assegnazioni sono state criticate e discusse per il loro essere controcorrente. Si potrebbe dire che ci sia stato una sorta di passaggio di testimone del Nobel per la letteratura nel campo delle arti cosiddette “minori”.

Bob Dylan- Official Facebook
Bob Dylan- Official Facebook

Già da tempo Bob Dylan era in lista d’attesa per il Premio, più o meno da quando ne era stato insignito il “re dei giullari”: circa una ventina di anni fa. E Fo personalmente nel 2001, alla vigilia dell’assegnazione dei premi a Stoccolma, aveva dichiarato: “Sarei proprio contento se fosse Bob Dylan”.

Dario Fo- official Facebook
Dario Fo- official Facebook

Dario Fo fu un uomo di teatro in senso lato: attore, drammaturgo, regista, scenografo e impresario. Un militante di sinistra, una voce fuori dal coro, il  giullare che si fa beffe del potere e famoso per i suoi testi teatrali di satira politica e sociale. Fu per queste sue peculiari caratteristiche che gli venne assegnato il Nobel: “Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”, così l’Accademia Svedese aveva motivato la sua scelta.

bob dylan1
Bob Dylan- Official Facebook

Per il menestrello la commissione ha giustificato l’assegnazione sostenendo che il musicista ha “creato una nuova espressione poetica nell’ambito della tradizione della grande canzone americana”. Dylan ha, infatti, rivoluzionato e plasmato la storia della musica partendo dal folk. Un ribelle che ha parlato per una generazione e raccontato come mai nessuno ha saputo fare la sua epoca. Un cantautore prolifico, sempre produttivo e con una grande espressività che ha reso la sua musica una forma poetica contemporanea.

Dario Fo e Bob Dylan
Dario Fo e Bob Dylan

Vi è un legame che unisce i due grandi artisti: entrambi hanno dato voce al popolo, il menestrello e il giullare, poeti, anticonformisti  e spiriti liberi, premi Nobel inconsueti.

Teatro e donne, un connubio senza tempo

I palcoscenici si tingono di rosa, e mai come quest’anno il teatro è stato così Donna. Storie toccanti e ricche di profondità, Il teatro precorrendo i tempi, porta in scena tutto questo e molto più. Esso è fonte di riflessione e non deve soltanto riferire, ma ferire e colpire lo spettatore. Fatto di voce e fisicità l’attore ha il compito di veicolare l’emozioni verso il suo pubblico e inoltrare il messaggio.

Quello della prossima stagione sarà un palinsesto costellato da eroi al femminile. Intense, romantiche, combattive e spesso vittime della storia o di loro stesse, sono le donne, o meglio le “grandi donne”, a essere protagoniste della scena, con la loro bellezza e i loro tormenti.

Monica Guerritore in Judy Garland- Il Sisitna Official site
Monica Guerritore in Judy Garland- Il Sisitna Official site

A inaugurare questa carrellata di eroine vi sarà Monica Guerritore con la sua interpretazione della grande attrice Judy Gardland, nell’ultimo periodo della sua vita, nel dramma musicale “End of the Rainbow”’, la cui trasposizione italiana avrà gli arrangiamenti musicali di Marcello Sirignano, i costumi di Walter Azzini e le scene di Carmelo Giammello.

Malika Ayane in Evita- Il Sistina official site
Malika Ayane in Evita- Il Sistina official site

Una dopo l’altra le interpreti femminili calcheranno i migliori palcoscenici d’Italia, e tra loro la cantante Malika Ayane vestirà i panni di Evita Peron, ruolo che in passato fu di Madonna, nel musical di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber diretto da Massimo Romeo Piparo.

L’attrice napoletana Mariangela D’Abbraccio ricoprirà il ruolo di Filumena Marturano nella omonima commedia di Eduardo De Filippo diretta da Liliana Cavani.

Serena Autieri- Il Sistina official site
Serena Autieri- Il Sistina official site

Serena Autieri sarà Lady Diana Spancer in ”Diana & Lady D” per la regia e sceneggiatura di Vincenzo Incenzo. L’opera è un dialogo per voce sola, in cui l’Autieri illumina le due anime di una delle più grandi icone planetarie del nostro tempo, attraverso una prosa appassionante e ricercate suggestioni sceniche contrappuntate da hit anglosassoni e inediti arrangiati per orchestra.

Anna Bonaiuto
Anna Bonaiuto

 Anna Bonaiuto si misurerà a tu per tu con la diva francese Sarah Bern ne ‘‘La divina Sarah”, una rivoluzionaria anticonformista che per prima si impose sulla scena mondiale in abiti maschili. La pièce tratta da “Memoir” di John Murrell, la cui traduzione italiana è stata curata da Giacomo Bottino, è diretta da Marco Carniti.

Lucia Lavia, Asia Argento e Anna Foglietta interpreteranno rispettivamente Madame Bovary per la regia di Andrea Baracco, la scienziata Rosalind Franklin, la prima che fotografò il Dna, ne ”Il segreto della vita” e Alda Merini ne ”La pazza della porta accanto” diretta da Alessandro Gassmann.

“Fashion for Theatre: the Masque of Beauty” – Quando la moda si lega al Teatro

Un trionfo di arti, dove l’amore per il teatro si traduce nella moda dando vita a una delle più interessanti rassegne di Viterbo, nell’ambito di “Quartieri d’arte”, in programma dal 4 settembre fino al 7 novembre e che prende il nome di “Fashion for Theatre: The Masque of Beauty”. L’originalità della manifestazione sta nella possibilità, da parte dello spettatore, di potersi portar via un pezzo di scenografia griffata.

L’evento, che celebra i 400 anni dalla morte di Shakespeare, è giunto alla sua XX edizione, in collaborazione con il “Gay Village”. Qui, diversi stilisti e designer sono stati coinvolti con lo scopo di dare vita alle loro creazioni basandosi sulle più famose opere teatrali, interpretandole con il loro tocco “fashion” personale. È stato chiesto a loro di contribuire alle produzioni teatrali in programma nel festival con la creazione di capi e accessori delle loro collezioni, ideate per interagire con le storie, le scenografie e gli artisti presenti.

Fashion for theatre
Fashion for theatre

Da Gianluca Ferracin e Andrea Masato per Edithmarcel, a Ewa Gawkowska & Malgorzata Szczsna per La Métamorphosé, fino a Anton Giulio Grande e Francesco Pimpinicchio per Might, Olga Sholoh, Carlo Alberto Terranova, Robert Vrzala e Alessandro Vulcano, con la straordinaria partecipazione di Giano del Bufalo e dello Chef Stella Michelin Salvatore Tassa.

Tutti hanno partecipato per dare vita a questo progetto, che riporta alla memoria i “masque” elisabettiani, come sostiene Gian Maria Cervo, direttore artistico del festival, dove gli spettatori, alla fine, potevano portarsi a casa un pezzo di scenografia. Lo stesso avverrà con i gadget che verranno dati al pubblico al termine di alcune rappresentazioni inserite all’interno della rassegna.

In effetti lo scopo generale “Fashion for Theatre” è proprio quello di partire dal teatro di una volta e associarlo alla moda, e quindi, di aver unito brand, stilisti e artisti europei agli autori e interpreti del teatro internazionale contemporaneo. Della serie, “quando l’unione fa la forza”. Ed è proprio questa unione che rende “Fashion for Theatre: The Masque of Beauty” una realtà multiculturale che, a livello internazionale, spazia dalla cultura, alla moda, per un evento imperdibile e innovativo.

Fashion for theatre
Fashion for theatre

L’evento è a cura di Giuseppe Giulio, Leila Tavi e Yuliya Galycheva , con la partecipazione della Rinascimentiamo Gallery e della GB EditoriA e la collaborazione di Lorenzo de Witt,Sarah Mataloni e The London Chef Matthew Drummy ed infine con la partecipazione straordinaria del maestro T Kode.

The black is the new black. A teatro “il nero sta bene su tutto”

A Roma sembra essersi sopita l’emergenza immigrazione, che appena un anno fa riempiva le pagine dei maggiori quotidiani locali e nazionali, in realtà i migranti continuano ad essere una presenza silenziosa e nascosta, invisibili ma presenti continuano ad essere oggetto di spostamenti continui da un centro d’accoglienza all’altro.

A conclusione del laboratorio teatrale tenuto con i ragazzi del Centro Staderini,”The black is the new black” (il nero sta bene su tutto) è uno spettacolo performativo che vede tra i protagonisti ragazzi di origine africana. Il lavoro a cura di Gianluca Riggi con la collaborazione di Carlo Gori, Elena Garrafa, Paola Di Sabatino, Boutros Popos, è una visione surreale dell’ipocrisia che pervade la nostra società europea nel rapporto con le migrazioni, ove assistiamo quotidianamente alla spoliazione della loro umanità per divenire “pacchi”, “sacchi della spazzatura” da spedire e spostare verso nuove destinazioni, senza che nessuno veda, senza che nessuno protesti, senza che nessuno parli. Abbiamo vissuto con gli ospiti del centro di accoglienza l’esperienza del “pacco” umano, ed abbiamo deciso di provare a restituirla sulla scena teatrale. Non c’è pacificazione in questa società, per citare Caligola di Camus, siamo tutti vittime e carnefici.

Courtesy of Press Office
Courtesy of Press Office

Da cinque anni il progetto Black Reality ha accolto e formato attraverso il teatro giovani provenienti dal Mali, dalla Guinea, dal Gambia, dalla Nigeria, dal Marocco, dall’Algeria, dalla Tunisia, dall’Egitto, dalla Somalia, dall’Eritrea, dall’Etiopia, dall’Iraq, dall’Afghanistan, dal Kurdistan, dal Pakistan, dal Bangladesh, dal Brasile, dalla Colombia, dalla Cina, dall’Ucraina, collaborando con Sprar e Centri di Accoglienza su tutto il territorio della Provincia di Roma. In molti vogliono scegliere il teatro come professione.

Courtesy of Press Office
Courtesy of Press Office

Percorsi Migranti , progetto organizzato da Sala Umberto, è una riflessione attorno al tema dell’identità culturale attraverso lo sguardo dei giovani immigrati di seconda generazione, nel loro rapporto da un lato con le culture di provenienza, dall’altro con il Paese in cui crescono. Sfida del progetto è fornire non solo strumenti, ma anche suggestioni, spunti di riflessione, confronti affinché i ragazzi, tra i 15 e i 26 anni, si esprimano nel dialogo interculturale e diano spazio all’innovazione che nasce dal rapporto con il contesto metropolitano multietnico. I giovani che frequentano gli spazi di Termini Underground alla Stazione Termini di Roma gestiti dall’Associazione ALI Onlus (che coinvolge la comunità asiatica, africana e sud americana) integrati a loro volta con i ragazzi rom dell’Associazione Roma Onlus sono stati i protagonisti di vari percorsi laboratoriali (danza, musica, scrittura, teatro ) che li vogliono autori di contenuti, elaboratori di senso, portatori di un nuovo e diverso concetto di società.

Adesso è notte. Armando Quaranta in scena al teatro Lo Spazio di Roma

Una pièce unica nel suo genere al teatro Lo Spazio di Roma, di e con  Armando Quaranta, primo premio  e premio della giuria al concorso “Autori nel cassetto Attori sul comò”.  In “Adesso è notte“, in scena il 26 e 27 maggio  sul palcoscenico di via Locri, Nicola Palmisano è un ragazzo, confuso, “tormentato” e spaventato  dalla vita, dagli affetti e dal sospetto di aver rimandato già troppe cose. Il suo cervello viaggia a velocità proibitiva ed è pericolosamente predisposto a sviare i problemi mettendoli in ridicolo, dissacrando tutto, anche ciò che ama. Non riesce più a dormire.

unnamed

Non ha abbastanza coraggio per rimanere sveglio ma nemmeno la forza per provare a spegnere il cervello. Preso alla sprovvista dagli eventi che rendono all’improvviso casa sua uno spazio ostile, conosciuto ma irriconoscibile, si aggira come un’anima in pena, con l’atroce dubbio, però, che la sua pena sia vacua e stupida. Gli oggetti, i mobili, i relitti della sua camera prendono vita e lo sostengono nei suoi vorticosi pensieri. Le asprezze della vita, il rigore del padre, la paura per il mestiere che ha scelto ma che non riesce ad affrontare, lo portano a notti solitarie, tra il salotto e il balcone di casa sua, tra ricordi e paure, tra frivole indecisioni e importanti decisioni. L’unico pensiero che riesce a placare le sue vertiginose paturnie è che “Adesso è notte” e che, scrutando bene il cielo, tra i palazzi c’è un po’ di vita a fargli compagnia.

Un uomo in bilico.Il mondo visto con gli occhi di un altro mondo.

Che cosa accadrebbe se un giorno venisse chiesto a un clown di liberare l’uomo dagli impegni della routine e dai suoi ritmi stressanti? Il clown grazie alla sua frizzante allegria e alla sua profonda gioia di vivere sembra essere infatti l’unico in grado di portare spensieratezza nella vita dell’uomo moderno, sempre più schiacciato da finti problemi e da bisogni superflui. L’unico che può strappargli un sorriso e restituirgli una visione fiduciosa e ottimista.

mail.google.comÈ questo il compito non facile del protagonista dello spettacolo teatrale Un uomo in bilico scritto da Marzia Pez e diretto da Umberto Bianchi, in scena al Teatro Abarico di Roma fino al 3 febbraio. Uno spettacolo che ha riscosso grande successo di pubblico in cui i personaggi si scambiano battute sotto forma di aforismi tratti dalla raccolta Siamo come negozi. Aforismi per lasciarsi vivere di Giuliano Compagno in cui l’autore riesce a sintetizzare con tagliente ironia decenni di cultura di massa.

L’uomo di questo secolo viene descritto da Compagno come il paziente anestetizzato di Eliot, in uno stato di incoscienza che non gli permette di cogliere la vera essenza delle cose. Queste pillole letterarie agiscono sullo spazio scenico come una catarsi che rieduca il pubblico alla sobrietà. Risvegliato da questo torpore, lo spettatore può liberarsi dalle sovrastrutture di una finta cultura imposta negli ultimi decenni. Non mancano infatti i riferimenti alla politica del Paese come agone in cui vanno in scena protagonisti meschini e gretti e in cui l’aridità di sentimenti e l’ipocrisia la fanno da padroni.

Tutto lo spettacolo si muove così tra due situazioni perfettamente antitetiche, il successo e la sconfitta con una sensazione di impotenza che aleggia su quasi tutta la pièce. Un uomo in bilico è metafora della vita di ognuno di noi, costellata di gioie e dolori, momenti di euforia e momenti di sfiducia.

La scenografia quasi inesistente fa emergere ancora di più i personaggi come essere vivi che mostrano le loro debolezze e i loro vizi davanti ad un pubblico partecipe e emozionato. In un arco di tempo breve rispetto alle normali rappresentazioni teatrali, lo spettatore diventa il centro di una serie di stati emotivi altalenanti che si susseguono per tutto lo spettacolo secondo un ritmo dettato dal sassofono di Gian Domenico Murdolo.

Le sue note evocano nello spettatore atmosfere a volte malinconiche, a volte allegre, in uno stato di empatia2013-01-30 21.42.22 mai interrotta rispetto alle vicende del clown.

Questo progetto nasce dalla volontà del TIL – Teatro in Libreria, di coniugare la rappresentazione teatrale con romanzi in lingua italiana. Nato nel 2007, il TIL si è fatto conoscere per i suoi trailer teatrali e a ha al suo attivo quattro stagioni di spettacoli.

Nel cast artistico, oltre a Umberto Bianchi, ci sono Monia Rosa, Silvana Spina, Carolina Izzo, Manuel Ferrarini, Raffaele Fracchiolla e la ballerina Sara Baccarini. I costumi sono di Francesco Caravaggio.

La locandina dello spettacolo è opera dall’artista siciliana Roberta Manuello la quale ha creato per l’occasione un’illustrazione esclusiva. Nata a Caltagirone, Roberta Manuello si è imposta nello scenario artistico per i suoi lavori che rievocano un mondo infantile e magico. Recentemente, il suo talento è stato paragonato a quello dell’illustratore Enrico Casarosa, nomination agli Oscar 2012.

//

Gianni Versace, tributo all’esuberanza della creatività

“A quindici anni dalla sua morte cosa ricordo di Gianni Versace? La sua incredibile esuberanza, un senso di felicità in cui mischiava ogni cosa – idee, tendenze, ricordi, arte – con una sorta di vitalità ma anche nonchalance. Gianni era un grandissimo creatore ed il passare degli anni non fa che sottolineare quello che era il suo talento.”

Le parole del collega e antagonista di sempre Giorgio Armani descrivono con sintetica efficacia l’estrosa personalità di uno degli ultimi geni creativi e provocatori della moda italiana, il cui ricordo è ancora vivo nel cuore di molti: Gianni Versace, assassinato a soli 51 anni nella sua villa di Miami da un tossicodipendente nel lontano luglio 1997.

Ed è proprio Armani che firma la prefazione alla nuova biografia di Versace appena ripubblicata da Lindau Edizioni ed in libreria dal 22 Novembre, scritta dal giovane giornalista pugliese Tony Di Corcia, il cui lavoro originario viene pubblicato per la prima volta nel 2010, mentre l’edizione del 2012 si avvale di una vera e propria chicca, ovvero proprio l’aggiunta della prefazione di Re Giorgio, che negli effervescenti anni 80 diventa l’eterno rivale di Gianni sia sulle passerelle che nei salotti della Milano bene.

Il volume ripercorre con stile veloce ed asciutto – tipico del giornalista di professione qual è Di Corcia – le tappe della vita di un uomo che parte dal difficile e profondo Sud di Reggio Calabria e riesce – complici il suo innato talento creativo e il carattere curioso, caparbio e immancabilmente entusiasta – ad approdare nel dorato mondo del fashion system internazionale fino diventarne una stella di prima grandezza, un autentico e perfetto ambasciatore dello stile Made in Italy nel mondo.

E’ da bambino che Gianni scopre la sua vocazione per la moda, fin da quando gattona nel laboratorio sartoriale di famiglia.

Da qui alla notorietà il passo poi diviene incredibilmente breve, in quanto da Reggio Calabria l’aspirante creativo approda addirittura alle passerelle parigine, passando però prima per Firenze e Milano.

Ingrediente principale di questo viaggio nel mondo dell’uomo e del personaggio Versace sono soprattutto le testimonianze orali – e dunque le voci – di tutti coloro che hanno conosciuto lo stilista, in una sorta di collage intimista fatto di memorie, ricordi e sensazioni ancora vive: dalle imprenditrici Marisa Zanetti e Donatella Girombelli, che per prime credono e puntano sul suo talento alle giornaliste di costume che lo hanno “studiato” da vicino come Natalia Aspesi, Gisella Borioli, Adriana Mulassano e non ultima Giusi Ferrè, che ne prende le parti di fronte alle accuse mosse allo stilista negli anni fulgidi della sua carriera, colpevole di proporre un concetto di moda “rasente al volgare”. E subito la Ferrè interviene obiettando fermamente che “Gianni è uno stilista dal cuore elegante, e l’eleganza in sé non è mai volgare”.

E poi alcune delle artiste che hanno indossato i suoi abiti sulla scena, come l’etoile Luciana Savignano, che è stata la prima ballerina che ha indossato i suoi costumi disegnati per il teatro, fino ad arrivare a personaggi dello spettacolo come Patty Pravo ed Alba Parietti.

A fungere da perfetto contorno le splendide fotografie tratte dall’archivio privato della famiglia Versace, oltre alle illustrazioni di Manuela Brambatti: una serie di bozzetti originali con cui l’artista ha voluto rendere omaggio agli abiti e ai costumi più iconici disegnati da Gianni.

Ma tra le pieghe del suo vissuto, costellato di successi e glamour allo stato puro, escono allo scoperto anche aspetti meno noti e contrasti: la sua passione per la lettura, l’arte e il teatro, per il quale disegnò molti costumi di scena, in particolare per il teatro AllaScala di Milano e per i balletti di Maurice Bejàrt.

E inoltre le invidie ed i piccoli pettegolezzi relativi al designer, quelli di chi in un’epoca in cui iniziava a delinearsi la figura di una donna androgina ed emancipata, vedeva negli abiti iperfemminili griffati Versace un prodotto meno raffinato di quelli del rivale Giorgio Armani, e in lui nient’altro che un ragazzo del Sud arrivista ostinato a far carriera a tutti i costi.

Ma a fare di Versace lo stilista e il personaggio speciale che era, hanno contribuito in misura determinante i suoi affetti più cari, come la madre Franca e la famosa sorella Donatella, da sempre vera e propria musa ispiratrice e ideale prosecutrice dello stile dell’Impero della medusa.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...