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Dries Van Noten, l’idea del designer belga di celebrare le collezioni di moda attraverso i libri

Moda e libri insieme. In principio fu il designer belga Dries Van Noten a celebrare le creazioni della collezione Autunno-Inverno 2016-2017 attraverso due volumi , uno per la linea femminile, uno per quella maschile raccontando così lo spirito delle ultime sfilate.

Il libro dedicato alla collezione femminile trae ispirazione dalla tumultuosa relazione amorosa tra Gabriele D’Annunzio e Luisa Casati, nobildonna, collezionista d’arte italiana e amante dell’alta moda. Trovatasi al centro di uno scandalo con lo scrittore, la marchesa Casati divenne eccentrica, in particolar modo nell’abbigliamento, lei stessa intendeva essere un’opera d’arte per mezzo del suo stile di vita.

Dries Van Noten Official
Dries Van Noten Official

È la decadenza come stile di vita” ha raccontato Van Noten ad i-D nel backstage dopo la sfilata a Parigi lo scorso Marzo. “Si sostenevano a vicenda ma non sono mai stati felici perché volevano sempre arrivare al limite. Con questa collezione volevamo tradurre questa loro passione sfrenata.”

Dries Van Noten Official
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L’opera è stata realizzata insieme all’artista inglese Gill Button, il quale ha saputo interpretare a suo modo la collezione e realizzare la maggior parte delle immagini presenti nel libro tra cui silhouette, tessuti e dettagli dei capi. Il volto bistrato della marchesa è riconoscibile sin dalla copertina e il tratto forte di Gill Button continua anche nelle illustrazioni, nei particolari della collezione, visivamente molto affascinante e ricca di dettagli.

Dries Van Noten Official
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L’illustratore inglese, perfettamente in linea con la visione artistica e stilistica di Dries Van Noten ha dipinto a mano tutti i 1200 inviti per la sfilata di Parigi. “Mi sono concesso due minuti al massimo per ogni invito”- racconta Button. “Per me è stato un onore avere la possibilità di lavorare con Dries perché amo la sua visione estetica e i suoi lavori, per me sono semplicemente perfetti”. Per la collezione maschile invece, Dries Van Noten ha scelto come location per l’evento il Paris Opera Garnier, un sogno percorso e atteso per 17 anni. Il volume realizzato per la collezione Uomo è per lo più un libro fotografico. Una raccolta di scatti di fotografi ufficiali e altri “rubati” sui social media degli invitati allo show.

Una raccolta celebrativa unica che difficilmente potrà sfuggire a collezionisti e appassionati, un album di ricordi, testimonianze di un giorno speciale. I libri sono disponibili nella boutique del brand in edizione limitata.

Dries Van Noten Official
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Fashion ID #44 I Jane Birkin

8588-jane-birkinÈ stata definita come la donna senza curve più sensuale del secolo scorso. Lei, Jane Birkin vanta una carriera di successi nel mondo della musica ,del cinema e non solo.

Nata nel 1946 a Londra, segue le orme di sua madre Judy Gamble, e debutta in teatro giovanissima, durante gli anni della swinging London. Il suo esordio cinematografico è con “Non tutti ce l’hanno”, ma è con il film seguente “Blow up” in cui compare in topless che Jane diventa un personaggio noto e chiacchierato.

Nel frattempo, il suo sguardo da cerbiatta, la sua corporatura esile e il suo stile un po’ sfrontato, attirano diversi giornali di moda, come Harper’s Bazar e Vogue, che le dedicano diverse copertine. Una donna che veste con minigonne e t-shirt ,senza trucco e mai con tacchi alti, non poteva di certo passare inosservata. D’altronde quelli sono gli anni della rivoluzione di Mary Quant, che la  Birkin appoggia e sostiene.

Jane Birkin Official Page
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Decide di trasferirsi a Parigi e qui incontra l’amore della sua vita, il cantante Serge Gainsbourg del quale diventa ben presto una vera e propria musa. La coppia conquista la Francia con la canzone “Je t’aime…moi non plus”, dal testo fortemente esplicito. Nel frattempo, il celebre stilista Hermès le dedica una borsa, la “Birkin”,  una delle it-bag attualmente più riconosciute al mondo.

Jane Birkin Official Page
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Dopo la loro separazione, Jane continua ad essere l’interprete di successo di molte altre canzoni scritte apposta per lei, ma decide di modificare la sua immagine di ragazzina londinese buffa e sexy, facendo emergere una personalità più matura evidenziata nei film realizzati con il nuovo compagno Jacques Doillon.

Oggi, il mito dell’Inglesina senza regole persiste. Nonostante i quasi 70 anni portati splendidamente, si dimostra una donna che non vuole più esibire quella sensualità che l’ha fatta diventare famosa in passato. Ed è forse questa la chiave del suo successo: aver riconosciuto il momento in cui “fermarsi” per lasciare indelebile nell’immaginario collettivo, il ritratto dell’icona Jane.

Jane Birkin Official Page
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Amedeo Testoni, in primavera le sneakers sono un inno ai colori

Proprio come l’alba segna l’inizio di un nuovo giorno, la primavera segna l’inizio di un nuovo anno. Dopo un viaggio di tre anni che ci ha portato attraverso la pandemia, è tempo di un nuovo inizio. La nuova collezione Amedeo Testoni Primavera-Estate 2023 nasce dai temi delle ultime 3 stagioni del marchio: dalla Riscoperta alla Riconnessione all’Esplorazione, è ora tempo di RINNOVARE le nostre passioni e abbracciare il futuro. Amedeo Testoni invita a intraprendere un viaggio per forgiare un futuro plasmato dalla promozione dell’artigianato, l’eco-consapevolezza e il desiderio di dare ai clienti la possibilità di vivere pienamente il loro senso dello stile. 

Amedeo Testoni SS 23
Amedeo Testoni SS 23

Uno dei temi che riflettono il concetto della collezione è REVIVE YOUR COLORS, un’ode alla libertà ritrovata, all’abbracciare senza paura la vita ed esprimersi attraverso stampe, trame, lavorazioni e colori diversi e contrastanti. Gioia, sportività, spontaneità e divertimento si uniscono per una proposta di alta moda che mantiene comunque funzionalità, comfort e leggerezza, sottolineando l’impegno del brand per l’eccellenza del prodotto.

Amedeo Testoni SS 23
Amedeo Testoni SS 23

Muovendosi nei ritmi frenetici della vita moderna con spensieratezza e riscendo a interpretare le principali tendenze, le nuove SNEAKER KIM LEATHER AND SUEDE sono tutto questo e molto altro. Amedeo Testoni unisce stile ineguagliabile alla silhouette contemporanea del modello, pur comprendendo che la comodità viene prima di tutto. Gli elementi a contrasto di pelle e camoscio conferiscono alle scarpe un appeal moderno, rendendole perfette per ogni occasione.

Amedeo Testoni SS 23
Amedeo Testoni SS 23

Prepararsi alla stagione più calda non è mai stato così facile grazie alla palette, dalle tonalità estive, che gioca sui contrasti cromatici per una sferzata energia ad ogni passo.

Photo credits Courtesy of Press Office

Fashion ID #42 I Sonia Rykiel

Caschetto rosso geometrico, occhi segnati dalla matita nera, silhouette longilinea slanciata dai tacchi vertiginosi esibiti con grazia e disinvoltura. Lei, Sonia Rykiel, classe anni ’30, è una donna che ha fatto la storia della moda.

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Nata nelle periferie di Parigi, lavorò giovanissima come vetrinista in un atelier di moda. La sua carriera di designer iniziò per esigenze personali: quando rimase incinta, nel 1962, non riuscendo a trovare abiti adatti, decise di disegnarseli da sola. Da quel momento, cominciò anche a crearli per gli altri: il pullover attillato a righe colorate fu il suo primo capolavoro che riscosse molto successo, tanto che la rivista francese Elle, lo usò come copertina di una sua edizione.

 

Dopo qualche anno, la Rykiel riuscì ad aprire la prima boutique a Saint Germain des Prés, il quartiere parigino tanto amato dagli artisti dell’epoca che influenzarono il suo stile. Ispirata dal surrealismo e dal dadaismo, creò abiti principalmente neri per poi passare a quelli a righe dalle tonalità vivaci.

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Divenne famosa verso la fine degli anni 60 quando cambiò radicalmente le regole della moda. Propose vestiti fatti in maglia da indossare sulla pelle nuda, molto apprezzati dalle femministe parigine che erano alla ricerca di un look eccentrico ma comodo e trovarono negli abiti di Sonia Rykiel, il modo per essere femminili sentendosi a proprio agio. Erano anche gli anni del total look, ma lei lo stravolse e creò le felpe, le giacche trapuntate e i vestiti da indossare al contrario con gli interni a vista. I pantaloni maschili, dettagli sproporzionati e accessori esagerati divennero iconici.

 

Il messaggio era chiaro: nessuno stilista poteva influenzare lo stile di una donna, padrona di se stessa e per questo introdusse il famoso concetto di démodé, affermando che la moda stessa era fuori moda e poco attenta ai reali bisogni dell’universo femminile.

 

La stilista ribelle, rivoluzionò anche le tecniche sartoriali: cuciture al rovescio in evidenza e abiti da sera senza orli si imposero tra le creazioni più originali di sempre.

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Una donna forte, testarda e stilisticamente controcorrente dotata di una personalità fuori dagli schemi che ha mantenuto finché una grave malattia, che l’ha poi portata alla morte, non le ha impedito di trasferire sui cartamodelli tutta l’energia per cui era famosa.

 

Lascia una grande ed inestimabile eredità: la libertà di esprimersi “provocando-come amava dire lei stessa-non con l’abito ma con l’animo”.

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Fashion ID #41 I Carmen Dell’Orefice

Classe 1931, volto di una straordinaria bellezza e 178 cm di inaudita eleganza. Lei, Carmen Dell’Orefice, icona di stile, vanta una carriera lunghissima nella moda che continua ancora oggi nonostante i suoi 85 anni di età.

 

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Figlia di un musicista italiano e di una ballerina ungherese, vive un’infanzia parecchio difficile e tormentata fatta di stenti. Dopo il trasferimento a New York, viene notata dalla moglie di Herman Landschoff, fotografo di Harper’s Bazar. I suoi lineamenti delicati e il suo sguardo profondo le regalarono la copertina di Vogue, che per la prima volta nella storia fu dedicata ad un quindicenne.

 

Da lì, un percorso solo in salita per Carmen: posò per Irving Penn, Francesco Scavullo e ben 58 volte per Richard Avedon. Musa ispiratrice di Salvador Dalì e volto per la campagna Chanel N5, è riuscita a imporsi nel fashion system.

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La sua carriera di fotomodella ben presto la lancia anche in passerella: nel 2000 sfila per John Galliano e nel 2004 per Hermes.

 

Nonostante avesse un lavoro da sogno, la sua vita privata non lo è stata altrettanto. Corteggiata dai moltissimi uomini ricchi e potenti, ha avuto tre matrimoni, finiti tutti con dei divorzi.

 

Sulla soglia dei 40 anni, la non più giovanissima modella si ritrova a dover ricostruire la sua vita privata mentre quella lavorativa procede a gonfie vele: copertine su Vogue e Town and Country non mancano ad arrivare. Gli anni continuano a passare, ma solo sulla linea del tempo. Helmut Newton la sceglie come modella dotata di un sex appeal straordinario.

 

“Sono anziana, ma sono una professionista“. Dopo quest’affermazione Carmen Dell’Orefice sfila al Palazzo Pitti come testimonial di Alberta Ferretti, in tutto il suo fascino da raggiante 80enne.By Official Page Facebook

 

La taglia 38, il naso sottile, la chioma argento-platino e le gambe lunghe hanno di certo contribuito a rendere questa donna una leggenda. Ma c’è di più. Carmen ha saputo rinnovarsi senza perdere quei valori che la contraddistinguono da sempre ed è in grado tutt’ora di essere al passo con i tempi. Una stella che non perde occasione di brillare, ieri oggi e sempre.

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“Blood Beneath the Skin”, ecco il libro che indaga sulla vita tormentata di Alexander McQueen

There is blood beneath every layer of skin

Alexander McQueen, soprannominato hooligan della moda, racchiuse con questa frase il suo concetto di moda.
Creatività estrema, toni eccessivi, estetica di dannazione e morte. Abiti non cuciti ma feriti, tagliati. Capi scavati alla ricerca di una nuova essenza.

blood beneath the skinCon Blood Beneath the Skin, Andrew Wilson, giornalista e autore di numerose biografie, racconta il talento incisivo di McQueen, raccogliendo testimonianze di chi ha avuto la fortuna di lavorarci insieme e di viverlo.

Una biografia che racconta ciò che è nascosto sotto pelle, ciò che non tutti vedono. Rivela il genio di uno stilista dalla vita tormentata. Una vita che ha deciso di spezzare nel febbraio 2010, a soli quarant’anni.

Pagine che tracciano il legame tra il suo lavoro a tratti oscuro e una vita personale impenetrabile.

“E’ un libro affascinante, profondamente intelligente, pieno di intuizioni e percezioni. Finalmente McQueen ha il biografo che si merita”. The Indipendent.

La morte del designer ha creato nel mondo della moda un vuoto incolmabile. Andrew Wilson riempie questa assenza con parole e immagini intime che rifanno vivere un genio visionario.

I familiari hanno contribuito alla realizzazione del libro raccontando fatti ed eventi che hanno segnato la vita di McQueen, dall’ infanzia alla carriera. Un percorso accompagnato sempre da una forte e invincibile depressione.
Il suo racconto intreccia decine di testimonianze di ex colleghi, studenti, amici, partner sessuali che illuminano tratti di una vita buia e straziante.

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Il libro offre una panoramica totale della vita dello stilista britannico partendo dal suo primo lavoro a Savil Row fino ai primi successi con Romeo Gigli e Givenchy.

McQueen diventa protagonista nell’alta moda portando su passerelle patinate ed eleganti show trasgressivi e scioccanti.

“Io non voglio fare un cocktail party. Preferirei che la gente lasciasse la mia sfilata vomitando.- ha dichiarato McQueen in un’intervista- Voglio dal mio pubblico delle reazioni estreme“.

McQ.840a–d_mcq.840.AV11999, Londra. Aimee Mullins, giovane atleta disabile senza gli arti inferiori calca la passerella di McQueen con protesi tecnologiche.
Lo stupore e lo scandalo del pubblico portano McQueen a continuare lungo questa logica visionaria e irriverente con progetti tra cui “Fashionable?” dove, con la collaborazione del fotografo di moda Nick Knight, crea abiti per chi ha gravi deformazioni fisiche. Nuovi tagli, brutti, rovinati. Il vestito si logora, si strappa, si sporca.

Il corpo non è più protetto, si mostra tramite ferite, incisioni provocate con violenza. Ogni collezione porta qualcosa della vita di McQueen, come tante biografie cucite insieme. Un modo attraverso il quale il designer, l’hooligan, l’enfant terrible, esorcizzava i suoi fantasmi e le sue angoscie.

Ogni pagina di Blood Beneath the Skin é un tributo a una vita di dolore, forte nel successo lavorativo ma troppo fragile per essere vissuta.
Le parole di McQueen rieccheggiano tra le pagine intrise di malinconia e di speranza. Un segno indelebile impossibile da cancellare.

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“Non vale la pena di creare qualcosa che non susciti in un modo o nell’altro delle emozioni“. Alexander McQueen.


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Da blogger a stilista. The Sartorialist per Roy Roger’s

Cosa accade quando il più noto tra i fotografi di street style, Scott Schuman, meglio conosciuto come The Sartorialist inizia a collaborare con Roy Roger’s? Nasce un progetto ovviamente per le prossime due stagioni del marchio, presentato a Firenze nell’ambito di Pitti Uomo nell’ 89° edizione appena terminata. Al centro delle limited edition, c’è lui il denim.

Un progetto a quattro mani questo, che vede come protagonista il marchio Made in Italy pioniere nella realizzazione del denimwear guidato dal direttore creativo Guido Biondi e The Sartorialist la mente creativa dell’omonimo blog, che punta alla creazione di un dialogo reciproco fra mondo della moda e la sua relazione con la quotidianità.

Guido Biondi e Scott Schuman - Courtesy of Press Office
Guido Biondi e Scott Schuman – Courtesy of Press Office

Da blogger a stilista per Roy Roger’s. Un grande passo avanti per Scott Shuman che ha intrapreso questo viaggio con grande entusiasmo e determinazione. «Durante la ricerca e la progettazione – commenta Shuman – la nostra volontà è stata quella di creare qualcosa che avesse una direzione precisa. Nessuno ha bisogno di un semplice paio di jeans con il mio nome sulla salpa. Dal momento in cui sto per presentare una collezione di denim di primo livello voglio infatti offrire qualcosa di inedito, attraente e sopratutto differente da quella che è la proposta della concorrenza. […] Guido e il suo team hanno fatto un ottimo lavoro; parendo dalle mie idee iniziali hanno realizzato dei capi che non vedo l’ora di indossare personalmente e, se tutto va bene, di vedere nei migliori shop internazionali». 

The Sartorialist for  Roy Roger's - Courtesy of Press Office
The Sartorialist for Roy Roger’s – Courtesy of Press Office

Guardando alle origini, per l’Autunno-Inverno 2016-17 la capsule collection realizzata consisteva in una serie di capi dalla forma e struttura impeccabili, che indossati insieme creano un total look unico, ma che indossati singolarmente possono comunque risultare perfetti. D’ispirazione per questa collezione sono gli anni ’70, che vengono rielaborati in chiave moderna attraverso una particolare scelta di volumi, silhouette e dettagli estremamente studiati. Proporzioni nuove per i capi, che introducono una lunghezza inedita a richiamare visibilmente l’epoca di culto presa a riferimento. Vita alta per i jeans e gamba che scende morbida aprendosi sul finale, mentre il capo spalla e il maglione si accorciano decisamente. Taglie oversize per il parka, capo iconico di quel periodo. I materiali d’eccellenza utilizzati provengono dalle realtà tessili fiorentine. A completare la collezione la maglieria in 100% lana pettinata realizzata con i migliori filati italiani.

Elemento chiave della collezione è l’autentica passione per il denim e la condivisione di un punto di vista comune sulla moda. «Mi ha sempre affascinato la visione pionieristica di Scott Schuman – dice Guido Biondi direttore creativo di Roy Roger’s – sul concetto di moda che sottolinea il valore dell’interpretazione personale. The Sartrialist rappresenta infatti un osservatorio permanente sui cambiamenti che avvengono nel mondo, attraverso il suo vigile obiettivo che ci mostra ciò che indossa la gente comune nella vita quotidiana».

The Sartorialist for Roy Roger's - Courtesy of Press Office
The Sartorialist for Roy Roger’s – Courtesy of Press Office

«Il miglior modo per progettare qualcosa di valido è quello di essere estremamente accentrati su ciò che personalmente si vuole – dichiara Shuman – […]. Ho infatti una grande stima del marchio e della sua storia, ma sin da subito sono rimasto colpito da Guido e dal suo team, per la passione e conoscenza del denim che ha e per la sua apertura mentale nel creare una collaborazione che portasse il mio nome in maniera speciale e non ordinaria» Come afferma lo stesso direttore creativo Biondi, «la strada è da sempre la prima forma di ispirazione ed è da qui, che ancora oggi parto quando devo cercare una nuova collezione. Perché è dalla vita di tutti i giorni che prendono forma le nuove tendenze». Date due personalità così affini di certo non poteva non nascere un progetto migliore.

Libri di moda: ecco 8 volumi da leggere subito

Essere un esperto o un giornalista di moda non significa soltanto saper scrivere bene e avere una grande passione per il mondo del fashion. Un bagaglio culturale ricco e variegato, con conoscenze che possano spaziare dalla storia della moda e la fotografia, a campi come attualità, economia, arte e cinema è indispensabile. Lo studio continuo, l’aggiornamento costante e l’attenzione alle novità contribuiscono alla formazione di quello spiccato senso critico che una giornalista deve assolutamente possedere. Un vocabolario settoriale ricco a cui poter attingere nella stesura degli articoli e un ampio campo di conoscenze permettono poi la creazione di contenuti di qualità, con riferimenti colti e originali. Un buon giornalista non deve dunque mai smettere di studiare e aggiornarsi.

Ecco 8 libri assolutamente da leggere e rileggere, per avere conoscenze sulla storia, sul vocabolario e sulla comunicazione di moda sul web.

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Vuoi diventare giornalista di moda? Potrebbe interessarti il Master in comunicazione e giornalismo di Moda di Eidos Communication in partenza a settembre 2017

1. Storia della moda dal XVIII al XX secolo di Enrica Morini

Avere una panoramica sulla storia della moda è essenziale per poterne scrivere, analizzare i fenomeni attuali e prevedere i cambiamenti futuri. Storia della moda dal XVIII al XX secolo di Enrica Morini è un viaggio attraverso tre secoli di cambiamenti e sviluppi, per arrivare alla moda moderna, passando di capitale in capitale, da Parigi, a New York, da Londra a Milano, Firenze e Roma. Questo libro illustra il percorso del sistema moda e tutte le trasformazioni sociali che essa ha subito per diventare oggi un fenomeno di massa.

2. Parole di moda. Da A-line dress a Zuava di Michela Zio e Monica Camozzi

Un buon giornalista di moda deve conoscere il lessico di settore, a cui attingere nella stesura dei propri articoli. Dai capi ai tessuti, dagli accessori alle scarpe, dalla terminologia storica “tecnica” ai neologismi di settore. Parole di Moda è un vocabolario fashion che contiene in ordine alfabetico tutti i vocaboli ricorrenti e anche i meno noti, che sono ormai entrati a far parte del lessico quotidiano di giornalisti, sarti, stilisti e fashion blogger.

3. Modabolario dizionario tecnico creativo di Antonio Donanno

Un vocabolario innovativo e originale quello di Donanno, con termini che si articolano nei vari settori tecnologici, storici, stilistici, sartoriali e industriali del tessile/abbigliamento, arricchito da molte figure a colori, fra dipinti, fotografie e illustrazioni scelte per integrare il testo scritto e spiegarlo attraverso l’immediatezza visiva. Non si tratta però solo di un semplice vocabolario: Modabolario contiene anche un inserto realizzato dal semiologo-psicologo Pietro Brunelli che esamina il fenomeno moda degli ultimi cinquant’anni e di oggi e un ultimo capito interamente dedicato agli stilisti.

4. La comunicazione della moda (significati e metodologie) di Hélène Blignaut e Luisa Ciuni

L’avvento di Internet, con la nascita di numerosi giornali digitali e blog, ha portato a un aumento delle nozioni inesatte, urlate e confuse. Per fare una buona comunicazione di moda è quindi necessario secondo Blignaut e Ciuni rinnovare la capacità di osservazione dei fenomeni per ricominciare a distinguerli e ridare una mano a chi comunica per mestiere. Questo volume si pone proprio questo obiettivo, rivolgendosi agli studenti e ai professionisti (giornalisti, addetti stampa o studiosi di pubblicità) ai quali offrire una nuova guida per farsi leggere, ascoltare e seguire.

5. Alla corte di re moda di Daniela Fedi e Lucia Serlenga

Un’altra caratteristica che un buon giornalista non può non possedere è la curiosità. La voglia di scoprire, conoscere, andare oltre ciò che appare, per poi raccontarlo. Cosa si cela nel backstage delle sfilate di moda? Daniela Fedi e Lucia Serlenga, due giornaliste da anni impiegate in questo settore, lo raccontano senza peli sulla lingua, svelando tutti i segreti che si celano dietro le quinte dei fashion shows.

6. Comunicare la moda. Il manuale per futuri giornalisti e addetti stampa del settore di Hélène Blignaut, Luisa Ciuni, Maria Grazia Persico

La comunicazione di moda viene analizzata a 360° in questo volume, concentrandosi sia sulla figura del giornalista di moda, ma anche su quella dell’addetto stampa e sul rapporto che intercorre tra i due. Qual è il ruolo e quali sono i mezzi del giornalista che si occupa di moda e dell’addetto stampa che comunica la sua azienda all’esterno? Come si scrive un articolo su una sfilata e come si prepara un corretto ed efficace comunicato stampa? Come far fruttare al meglio la collaborazione tra giornalista e addetto stampa? Queste sono alcune delle domande a cui Blignaut, Ciuni e Persico cercano di dare una risposta.

7. Runway: The Spectacle of Fashion di Alix Browne

Un libro interamente dedicato alle sfilate e all’importanza delle scenografie. Si va dalla prima sfilata di Raf Simons da Dior, che fece ricoprire le pareti della sala in cui si trovava il pubblico di fiori veri, agli spettacoli accuratissimi di Miuccia Prada, a quelli dall’ambientazione sempre diversa di Karl Lagerfeld per Chanel.

8. Fashion Blogger, new dandy? di Giulia Rossi

C’era una volta il giornalista di moda, l’esperto. Poi, con il web, è arrivato il fashion blogger, inizialmente un semplice appassionato, poi sempre più professionale e dalle qualità complesse da accostare più che al giornalista in senso stretto a un influencer o a una celebrity. Il libro ripercorre gli approcci alla moda dei principali filosofi e sociologi, poi descrive nel dettaglio il fashion blog nelle sue principali tipologie, illustrandone case history e confrontandoli con i media tradizionali, per poi analizzare le principali tendenze della comunicazione online della moda. Una panoramica completa sull’evoluzione contemporanea di uno dei fenomeni più pervasivi e influenti dei nostri tempi: per comprendere come la moda, intesa come spinta all’uniformità e nello stesso tempo motore di creatività e distinzione, sappia essere anche un importante fattore di mutamento e una lente straordinaria con cui leggere la società nel suo complesso.

E voi? Qual è il libro di moda che vi interessa di più?

Fashion ID #40 I Iris Apfel

La sua chioma è un perfetto total white. Nonostante la statura minuta, non passa affatto inosservata. Lei è strati di collane, bracciali, bijoux, ciondoli e spille di ogni sorta. Abiti e tessuti sono accostati senza una logica del colore, della forma, delle fantasie. Parliamo di una donna diventata “fashion icon” per la sua deliziosa stravaganza, ma così difficile da imitare che preserva da quasi un secolo la sua unicità. Alla veneranda età di 101 anni, lei si definisce una “geriatric star”. I suoi tratti distintivi? I maxi occhiali da vista, rotondi ed extra large e il rossetto sempre rigorosamente rosso. Insomma, avete capito? Stiamo parlando di Iris Apfel. È una di quelle donne difficilmente classificabili. È una business woman, una arredatrice di interni, un’icona mondiale della moda (forse l’unica con la I maiuscola), una collezionista di accessori e abiti recuperati in ogni dove. È un personaggio che conquista, le cui citazioni, diventate celebri, sono grandi insegnamenti di vita. Ma chi è Iris Apfel? Qual è la sua storia?

Iiris Apfel, © Gabriel De La Chapelle 2016
Iiris Apfel, © Gabriel De La Chapelle 2016

Molto prima che i social conquistassero il mondo, prima del digitale, del telefonino, delle boy band, del prêt-à-porter milanese, dei mitici anni ’80, dei figli dei fiori, dei Beatles, dei Rolling Stones, prima della Seconda Guerra Mondiale, nell’agosto del 1921, nasceva nel Queens, a New York, la piccola Iris Barrel. Il padre Samuel Barrel, un americano di origine ebrea, possedeva un’azienda di vetri e di specchi. La madre Sadye, russa, aveva una boutique di moda. Da lei probabilmente Iris ereditò l’amore per abiti e accessori. La ragazza, negli anni universitari, si dedicò allo studio della storia dell’arte, prima alla New York University, poi all’università del Wisconsin. Agli inizi della sua carriera lavorativa si contano un’esperienza alla rivista Women’s Wear Daily, poi presso la designer di interni Eleanor Johnson, quindi per l’illustratore Robert Goodman, per il quale lavorò come assistente.

Iris e Carl Apfel, © Magnolia Picture
Iris e Carl Apfel, © Magnolia Picture

Nel 1948 incontrò Carl Apfel che divenne suo marito l’anno successivo. Carl e Iris sono stati compagni per tutta la vita, non solo nel settore privato, bensì anche in quello professionale. Con lui, infatti, nel 1950 fondò l’azienda tessile Old World Weavers. Essa si occupava della riproduzione di tessuti. La professionalità, il talento, la curiosità e l’amore per la bellezza dei due coniugi che spesso attraversavano l’oceano alla volta dell’Europa per procurarsi tessuti e ninnoli di ogni genere) sono stati il punto di forza della Old World Weavers, diretta da loro fino al 1992. L’azienda, sotto la loro guida, divenne tra le più famose del settore. Addirittura arredò gli interni della Casa Bianca per ben nove presidenti: Harry Truman, Dwight D. Eisenhower, Richard Nixon, Gerald Ford, John F. Kennedy, Lyndon B. Johnson, Jimmy Carter, Ronald Reagan e Bill Clinton.

Iris e Carl nel 2008. Carl Apfel è venuto a mancare nel 2015
Iris e Carl nel 2008. Carl Apfel è venuto a mancare nel 2015
Iris Barrel Apfel—fashion muse, decorator, and cofounder of Old World Weavers—wearing Chado Ralph Rucci and jewelry of her own design in the New York City apartment she shares with her husband, Carl. The living room's bleached-oak boiserie is 18th-cen
Iris Barrel Apfel nel suo appartamento a Manhattan. © Roger Davies

Iris ha svolto il suo lavoro con grande dedizione, ma non ha mai messo in secondo piano il suo amore per la moda. Ogni occasione era quella perfetta per fare nuovi acquisti. E gli accessori erano (e sono tutt’ora) linfa vitale per lei. L’incoronazione come “fashion icon” arrivò nel 2005. Quell’anno, infatti, il curatore del Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York, Harold Koda, curatore del prestigioso,  allestì la mostra Rara Avis: The Irreverent Iris Apfel,  in cui furono esposti gli abiti e gli accessori della collezionista. Il successo fu tale che la Apfel divenne famosissima nel mondo della moda e cominciò a essere un’ospite richiestissima agli aventi più esclusivi e nei front row delle sfilate nelle fashion week.

Iris Apfel in prima fila alla sfilata di Disegual SS 2016
Iris Apfel in prima fila alla sfilata di Disegual SS 2016

La cosa più assurda è che Iris Apfel, considerata icona del fashion, non segue affatto la moda. Il suo è uno stile unico, che non passa con le stagioni e che “se ne frega” delle tendenze del momento. Come diceva Coco Chanel “Le mode passano, lo stile resta”, sebbene questa citazione si a un po’ irriverente visto che la Apfel, come ha dichiarato al The Guardian, non è mai stata fan di Chanel. Alla praticità e al minimalismo elegante e bon ton della stilista francese, in effetti, l’americana preferiva un’impronta più eccentrica. Nessun limite alla grandezza di perline e ciondoli, o al numero di colori indossati. “Mi piace improvvisare. Mi piace fare le cose come se stessi suonando jazz“. Ed è proprio così che potremmo definire lo stile di Iris Apfel: jazz allo stato puro. Nel 2015, il regista Albert Maysles ha dato vita a un docu-film sulla vita di Apfel, intitolato semplicemente Iris.  Nel film si sente una delle sue citazioni più celebri: “Mrs Loehmann in persona mi disse: tu non sei bella e non sarai mai bella. Ma non ha importanza. Tu hai qualcosa di molto meglio: hai stile”.

Iris Apfel testimonial della nuova DS3
Iris Apfel testimonial della nuova DS 3

Altro che nonnina esile. Iris Apfel è una donna incredibile, con un grosso bagaglio di esperienze e il modo di fare di un’adolescente. Un ultranovantenne che ha energia da vendere. I brand fanno ancora a gara per averla come testimonial (ultimo esempio quello della nuova DS 3). Questo perché Iris è un’intramontabile icona di stile che è diventata un mito in tutto il mondo.

Voglia di un look urban? Ecco come costruirlo in quattro semplici mosse

Come ottenere un perfetto look street urban? È la domanda che molte appassionate di moda e tendenze si sono fatte in questi mesi, quando fu chiaro che tra i trend per la bella stagione ci sarebbe stato vestire secondo uno stile comodo, piuttosto casual, ma non per questo poco ricercato o privo di personalità.

Anzi: vestire streetwear, anche smorzandolo con dettagli più cittadini e senza tempo, è decisamente una scelta di carattere e che, soprattutto, dice molto del carattere della persona. Il giusto tocco di audacia senza aver paura di osare è l’unico vero elemento indispensabile per ottenere il perfetto look street urban. Poi basteranno solo una serie di accorgimenti pratici che dovrebbero permettere di evitare errori grossolani quando si va a fare shopping.

Dai capi oversize ai dettagli moda: guida al perfetto look street urban

Per non sbagliare parti optando per un capo oversize: felpe extralarge, jeans modello boyfriend, t-shirt ampia o, ancor meglio, camicia maschile rubata dall’armadio del fidanzato, sono perfetti per un look street urban femminile. Col tempo si imparerà soprattutto a giocare con i volumi e mixarli nel modo migliore, quello più capace di valorizzare le proprie forme (la camicia, per esempio, si stringe con una cinturina sottile o si indossa al contrario come nei migliori tutorial tanto in voga su tiktok ultimamente).

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La regola less is more vale sempre

Less is more è, per molti versi, un buon secondo principio da seguire per entrare nella “tribù” degli amanti dello streetwear più cittadino. Vale per i colori, con bianco e nero che sono di gran lunga gli accostamenti preferiti da chi sceglie questo stile, e vale soprattutto per le stampe. Non a caso se si dovesse scegliere un capo iconico dello stile street urban sarebbe, forse, la t-shirt con stampa grafica: meglio, tra l’altro, se la stampa è legata alla musica o a una serie TV.

Il jeans e il vintage style per essere anche green

Attenzione anche ai tessuti: jeanspelle sono essenziali per ottenere il perfetto look street urban. I secondi finiscono soprattutto su giubbini biker, gilet, scamiciati ma, anche, gonne o fuseaux attillati per chi proprio non vuole rinunciare a un tocco trendy. Il tocco in più lo aggiungono soprattutto capi vintage e recuperati dagli armadi dei genitori o, perché no, acquistati nei mercati dell’usato divertendosi a scovare chicche introvabili con cui fare mix e match tra nuovo e retrò. Spesso l’amante dello streetwear che vive in città è anche sensibile, del resto, a temi come i consumi circolari e la maggiore sostenibilità anche delle proprie scelte di abbigliamento.

Gli accessori per un look street urban

Per un perfetto look street urban non si può rinunciare, infine, soprattutto a dettagli preziosi o con personalità. Uno zaino tecnico è, per esempio, il perfetto alleato se ci si sposta molto per lavoro e lo si fa coi mezzi. Anfibi, tronchetti, stivaletti militari sono l’accessorio perfetto ai piedi di chi veste street urban: è per questo che i Prada stivali , meglio noti come chunky boots, dalla suola molto alta e che ricorda per molti versi quella delle scarpe tecniche, non mancano ormai da qualche anno e sono proposti, anzi, come veri e propri oggetti cult.

Se cercate ispirazione, fate un giro su Pinterest e date un occhio alle più recenti sfilate che prendono sempre più ispirazione dalla strada. Sapevate, infatti che gli stilisti stessi incaricano i cosiddetti cool hunter (cacciatori di tendenza) e gli streetstyle photographer per avere spunti nuovi? Magari il prossimo spunto immortalato sarai proprio tu!

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