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Fashion ID #46 I Chevalier Project

Chevalier Crew
Chevalier Crew

Sofisticate lavorazioni made in Italy, ricercate materie prime e un appeal ultracontemporaneo per un jewellery brand che richiama radici antiche: l’eleganza cosmopolita di Chevalier Project.

LA RIVISITAZIONE CONTEMPORANEA DI UNO STILE CLASSICO- Quando l’eleganza tipica del made in Italy, quella che strizza l’occhio al fascino vintage della Capri anni Cinquanta e Sessanta, incontra un design contemporaneo e pulito e il lusso delle pietre semipreziose, il risultato può essere sorprendente: e lo è, come nel caso delle creazioni di alta bigiotteria di Chevalier Project, brand romano dall’appeal cosmopolita. Nato- inizialmente come brand maschile, poi rapidamente evolutosi in unisex- dall’estro e dallo spirito imprenditoriale di Mauro Valente, Andrea Giametta e Carlo Federico, Chevalier Project si ispira nel nome dall’arcaismo anglo-francese che indica il Cavaliere: il valoroso uomo d’azione, dal cuore impavido e il portamento fiero, che spicca in battaglia come nella vita. Tradotto al giorno d’oggi, quel cavaliere è il giovane uomo che si destreggia tra lavoro, vita privata e momenti in società accompagnato da uno stile impeccabile, illuminato dai bagliori discreti dei gioielli Chevalier Project. Così raffinati da essere perfetti anche per la sua dama.

Chevalier Project
Chevalier Project

L’ARTIGIANATO MADE IN ITALY SPOSA LE PIETRE DAL MONDO- Realizzate da storici artigiani toscani del gioiello made in Italy, le creazioni Chevalier Project si caratterizzano per essere lussuose ma con un pricing competitivo grazie alla completa assenza di intermediari: sono infatti i tre founder a occuparsi personalmente della scelta e dell’acquisto di materie prime come argento, onice, pietra lavica, sodalite, giada, occhio di tigre e acquamarina, e pellami come il pitone, che avvolge una linea di raffinati bracciali dal fascino discreto ma accattivante, sempre abbinati a preziose placcature in oro. Di lusso anche gli elementi del packaging: scatole handmade in legno di inciso al laser e cuscinetti in lino italiano cuciti a mano a Capri.

Chevalier Project
Chevalier Project

Le raffinate creazioni Chevalier Project identificano e fanno risaltare la classe del gentiluomo urbano dei nostri tempi e della sua dama sofisticata ma contemporanea nel look, fissando uno standard autentico e riconoscibile che vuole rinnovare gli elementi chiave dello stile del passato, aggiornandoli senza spezzare il filo con la tradizione che ha reso lo stile italiano celebre nel mondo. Grintosi ma al contempo eleganti e discreti, sono perfetti alleati di stile per affrontare le sfide di questo millennio. Nulla di nuovo, del resto: i cavalieri del passato lo hanno fatto per secoli.

Chevalier Project
Chevalier Project

DETTAGLI DI STILE ITALIANO NEL MONDO- Rappresentato da showroom di Milano e Dubai, Chevalier Project conta oggi circa 100 rivenditori nel mondo tra negozi fisici ed e-commerce, di cui 90 in Italia e i restanti distribuiti tra Svizzera, Libano, Repubblica Ceca, Turchia e Taiwan. Grazie a questi punti vendita selezionati, e all’incredibile lavoro svolto con lo shop del sito ufficiale, Chevalier Project ha superato i 300k euro di fatturato in meno di due anni- con un investimento iniziale di poco più di 1000€- e si prepara ad ampliare la propria gamma di prodotti inserendo pezzi di piccola pelletteria e occhiali da sole, oltre a creazioni di forte impatto nel settore della gioielleria. Brand seguitissimo sui social, ha un profilo Instagram da oltre 160k follower e una pagina Facebook con più di 200k like.

Chevalier Project
Chevalier Project

 

LE COLLABORAZIONI– Seppur giovanissimo come brand, Chevalier Project ha già all’attivo diverse collaborazioni di prestigio:

Strawberry Fields Onlus, ente benefico impegnato nella costruzione di scuole in Etiopia, ha commissionato a Chevalier Project un bracciale edizione speciale, il cui ricavato dalle vendite è stato devoluto dalla ONLUS al progetto (http://strawberryfieldsonlus.com/news )

La Fondazione Umberto Veronesi, riconoscendo in Chevalier Project un brand di grande impatto benché emergente, l’ha scelto per sostenere il progetto SAM –Salute Al Maschile– con la realizzazione di un bracciale in edizione limitata. Il ricavato è stato devoluto per il 40% alla ricerca per la salute maschile (http://chevalierproject.com/product/sam ).

TYL – Take Your Luxury – azienda di Antonio Sorrentino, nata dalla passione per l’universo del lusso con l’obiettivo di esportare il gusto italiano all’estero, ha scelto Chevalier Project per una limited edition di bracciali con la propria griffe.

Ilario Piscioneri, maestro dell’Alta Sartoria Italiana, ha commissionato a Chevalier Project la realizzazione di un bracciale in edizione limitata per i clienti premium dell’A.S. Roma.

CAVALIERI CHICChevalier Project nasce nel luglio 2015 dall’estro e lo spirito imprenditoriale di Carlo Federico, nato a Capri nel 1991, CEO del brand, riservato e dallo spiccato buongusto-, Andrea Giametta, romano classe 1991, il dinamico CCO di Chevalier con lo spirito da imprenditore e la passione per la moda e i tatuaggi d’artista, e Mauro Valente, classe 1990, organizzato General Manager e gentleman caprese per nascita e per vocazione. Accomunati dagli studi in ambito economico-finanziario e dall’amore per la moda e la cura del dettaglio, i tre giovani founder sono tre anime diverse che però riflettono, ciascuno a modo proprio, le sfaccettature di un brand dai forti contrasti, tutti in perfetto equilibrio tra di loro.

Fashion ID #45 I Winnie Harlow

Fisico mozzafiato perfettamente distribuito su un metro e 78 centimetri di altezza. Sorriso radioso e sguardo accattivante. Sembra il ritratto della perfetta top model e per certi versi lo è. Winnie Harlow, nome d’arte di Chantelle Brown Young, è una modella che fa parlare di sé ad ogni uscita in passerella.winnie 1

La giovanissima canadese, classe ’94, di bellezza indiscutibile, ha dovuto fare i conti con una rara malattia della pelle, la vitiligine, che colpisce il 2% della popolazione mondiale avendo però effetti peggiori sulle persone di colore, come Winnie, dove la discromia tra il nero e il bianco è più evidente.winnie 5

 

Vittima di bullismo a scuola, ha sempre combattuto contro i pregiudizi e l’ignoranza di chi la mortificava chiamandola “zebra” o “mucca” e sin da bambina era fermamente convinta di poter realizzare il suo sogno, quello di diventare una modella.

 

Dopo i rifiuti di molte agenzie di moda che la consideravano  fisicamente troppo strana per quel mondo, Winnie, sedicenne, fu notata da un giornalista canadese che ha postato un suo video su Youtube ottenendo moltissime visualizzazioni.winnie 2

 

E’ stato però in seguito alla partecipazione al concorso America Next top Model che la sua carriera ha iniziato a decollare. Prima come protagonista di un video di Eminem e poi come vera e propria modella per Desigual che l’ha scelta per rappresentare il motto “La Vida es Chula” cioè “la vita è bella”.winnie desigual

 

Winnie è la prova vivente che la bellezza ha molte forme che si manifestano in svariati modi. Nonostante la sua pelle sia stata motivo di sofferenza, adesso rappresenta una combinazione, unica e imperfetta che va oltre i canoni della moda, così austeri e monotoni.

 

La modella,dalla pelle color caffè latte, in ogni sua apparizione lancia un messaggio preciso “Nessuno è perfetto, impeccabile e privo di difetti. Siamo tutti unici e speciali a modo nostro, ognuno deve essere felice per quello che è”.winnie 3

 

 

 

 

Fashion ID #44 I Jane Birkin

8588-jane-birkinE’ stata definita come la donna senza curve più sensuale del secolo scorso. Lei, Jane Birkin vanta una carriera di successi nel mondo della musica ,del cinema e non solo.

 

Nata nel 1946 a Londra, segue le orme di sua madre Judy Gamble, e debutta in teatro giovanissima, durante gli anni della swinging London. Il suo esordio cinematografico è con “Non tutti ce l’hanno”, ma è con il film seguente “Blow up” in cui compare in topless che Jane diventa un personaggio noto e chiacchierato.

 

Nel frattempo, il suo sguardo da cerbiatta, la sua corporatura esile e il suo stile un po’ sfrontato, attirano diversi giornali di moda, come Harper’s Bazar e Vogue, che le dedicano diverse copertine. Una donna che veste con minigonne e t-shirt ,senza trucco e mai con tacchi alti, non poteva di certo passare inosservata. D’altronde quelli sono gli anni della rivoluzione di Mary Quant, che la  Birkin appoggia e sostiene.

Jane Birkin Official Page
Jane Birkin Official Page

 

 

Decide di trasferirsi a Parigi e qui incontra l’amore della sua vita, il cantante Serge Gainsbourg del quale diventa ben presto una vera e propria musa. La coppia conquista la Francia con la canzone “Je t’aime…moi non plus”, dal testo fortemente esplicito. Nel frattempo, il celebre stilista Hermès le dedica una borsa, la “Birkin”,  una delle it-bag attualmente più riconosciute al mondo.

Jane Birkin Official Page
Jane Birkin Official Page

 

Dopo la loro separazione, Jane continua ad essere l’interprete di successo di molte altre canzoni scritte apposta per lei, ma decide di modificare la sua immagine di ragazzina londinese buffa e sexy, facendo emergere una personalità più matura evidenziata nei film realizzati con il nuovo compagno Jacques Doillon.

 

Oggi, il mito dell’Inglesina senza regole persiste. Nonostante i quasi 70 anni portati splendidamente, si dimostra una donna che non vuole più esibire quella sensualità che l’ha fatta diventare famosa in passato. Ed è forse questa la chiave del suo successo: aver riconosciuto il momento in cui “fermarsi” per lasciare indelebile nell’immaginario collettivo, il ritratto dell’icona Jane.

Jane Birkin Official Page
Jane Birkin Official Page
Jane Birkin Official Page
Jane Birkin Official Page

 

Fashion ID #43 I Cara Delevigne

Cara Delenvigne, nata il 12 agosto 1992, ha iniziato la sua carriera da modella all’età di 17 anni e da allora non si e più fermata. Ha sfilato per i marchi di moda più prestigiosi da Versace, Fendi, Burbery, Blumarine, Victoria Secret’s e negli ultimi anni è stata la musa di Chanel.

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Instagram Cara Delevingne

 

Diventata ormai una it-girl super seguita sui social ( conta su Instagram 33,1 milione di seguaci), ha deciso ,esattamente l’anno scorso, di lasciare le passerelle tramite un’intervista sul Time. La motivazione principale è il troppo stress che le ha scatenato una forte forma di psoriasi (una malattia infiammatoria della pelle), oltre a quello di essere arrivata ad odiare il suo corpo.

Abbandonate le passerelle ma non i riflettori, Cara Delenvigne si è lanciata nel mondo della recitazione: nel 2012 ha avuto un piccolo ruolo nel  film “Anna Karerina“, ma il suo vero debutto è stato nel film, che la vede come protagonista “Città di Carta“, ispirato al libro di John Green.

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Nonostante la sua decisione presa di abbandonare le passerelle, a marzo Cara ritorna sui suoi passi con la campagna di Saint Laurent. Il tutto accompagnato da un tweet che dice “Non ho mai smesso”. Schermata 2016-09-02 alle 15.28.04 Schermata 2016-09-02 alle 15.27.56 

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Instagram Cara Delevingne- Saint Laurent

 

Recentemente è al cinema con il film “Suicede Squad” di David Ayer dove interpreta Enchantress, l’Incantatrice, la cattiva del film.

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E’ apparsa anche sulle copertine dei redazionali più prestigiosi del mese settembre: British Vogue, Elle Usa.

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Instagram Cara Delevingne -Elle Usa
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Instagram Cara Delevingne- Vogue British

 

Insomma Cara non hai mai abbandonato la moda e continua a sorprendere sempre con il suo stile street chic, le sue enormi sopracciglia e le sue facce buffe che l’hanno resa inconfondibile. 

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Credits: Cara Delevingne Official Instagram

Fashion ID #38 | Ursu Photographer

Nella foto, il fotografo Ursu
Nella foto, il fotografo Ursu

All’anagrafe è Bogdanel Ursu Ionut ma preferisce farsi chiamare Ursu. Nasce in Romania, dove studia arte, per poi trasferirsi in Italia e continuare la sua carriera nel mondo della fotografia dopo aver conseguito il diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma. La pittura è la sua fonte di ispirazione, i colori nelle loro mille sfumature sono la base estetica del suo lavoro. Un lavoro che confina con l’arte. L’universo fotografico di Ursu non è fatto solo di pixel e di tecnologia digitale. Va oltre. Coglie l’attimo espressivo e lo rielabora con creatività grazie ai magici giochi cromatici che solo la luce sa regalare. Perché le immagini non sono mere figure da guardare ma nascondono un pensiero, una concettualità fatta di ricerca, studio e dedizione. Un’attenzione maniacale per il dettaglio, l’insoddisfazione anche quando la fotografia è perfetta sono caratteristiche di pregio che gli consentono di collaborare con numerosi magazine nazionali e internazionali. E, dietro il rigore professionale, la voglia di di affermare il proprio punto di vista attraverso l’ obiettivo per distinguersi dagli altri.

Lo abbiamo incontrato e, dandogli del Tu (anche se la regola giornalistica imporrebbe il Lei), ci ha raccontato la sua storia.

Ti si legge negli occhi che ami il tuo lavoro. Quando hai imparato a fotografare?

Credo circa sei anni fa, non posso dirlo con precisione perché ho sempre lavorato con l’immagine, prima dipingendo.Quindi fotografare è stato come usare un novo mezzo per esprimermi, ho semplicemente presso la macchina fotografica e ho incominciato a scattare.

Hai studiato arte all` Accademia di Roma. Qual`è, se c`è, la connessione tra il mondo della fotografia e della pittura nei tuoi ritratti?

C’è un forte legame e penso lo si noti abbastanza. Se non avessi dipinto prima probabilmente non avrei mai fotografato. La pittura è per me è la base fondamentale di cui avevo bisogno. E’ dall’arte che prendo spunto per realizzare le mie idee nella fotografia. La costruzione di base è pittorica ed amo giocare con questo.

DMAG. Courtesy of Ursu Ph.
DMAG. Courtesy of Ursu Ph.

Quali sono i maestri fotografi a cui ti ispiri?

Helmut Newton, amo il suo mondo, la sua monumentalità, i suoi nudi, le sue storie surreali. Ne ammiro la potenza. Robert Mapplethorpe e la sua poesia sublime così come Herb Ritts e tanti altri. Si tratta di grandi fotografi che hanno una forte visione nel concepire l’immagine.

Pensi che la parola fotografo sia riduttiva?Meglio creativo?

Si assolutamente, allo stesso modo di quando in gergo si dice banalmente “scattare”. Non è “scattare” ma creare un’ immagine, disegnarla, pensarla. Prima bisogna dipingere con la luce. Insomma, è un processo più complesso, anche perché oggi la tecnologia è in continua evoluzione rispetto al passato. Per creare un’ immagine si possono utilizzare tanti mezzi insieme alla macchina fotografica.

Velvet Magazine. Courtesy of Ursu Ph.
Velvet Magazine. Courtesy of Ursu Ph.
Personal project (Devil Poetry). Courtesy of Ursu Ph.
Personal project (Devil Poetry). Courtesy of Ursu Ph.

Sei un perfezionista. Quanto tempo impieghi a terminare la post produzione di un servizio fotografico di moda?

Passo molto tempo a pesare e guadare le fotografie, semplificando il tutto per poi arrivare alla sostanza. Quello che conta è il messaggio che si vuole trasmettere, la storia. Non amo la post produzione invasiva (anche se fatta bene) perché cancella la traccia fotografica e mi distrae da quella che è la realtà visiva pura.

In genere rispetti il mood che ti viene proposto o ti piace giocare d`azzardo con le tue idee?

Se devo lavorare su un mood proposto da qualcun’altro o uno mio non cambia molto perché andrò ad interpretare un’ idea e l’interpretazione resta mia. Come quando un regista lavora su una sceneggiatura. L’ importante è seguire il filo conduttore e poi migliorarlo. Mi piace sperimentare, ma non a caso. Il rischio e l’azzardo fanno parte del vocabolario comune di un creativo. O almeno così dovrebbe essere.

And Men Magazine. Courtesy of Ursu Ph.
And Men Magazine. Courtesy of Ursu Ph.
Noire Project. The Children for Peace Onlus. Courtesy of Ursu Ph.
Noire Project. The Children for Peace Onlus. Courtesy of Ursu Ph.

Hai mai pensato di lanciarti in nuove sfide professionali non confinate alla moda?

Moda o non moda, l’importante è che si lavori con l’immagine. Non c’è un confine fra i vari campi creativi. Vorrei avere tempo per usare l’olio e dipingere ciò che ho fotografato, questo si. Ho tante idee nel cassetto che un giorno vorrei realizzare. Mi piace l’idea che le varie discipline artistiche si contaminino fra di loro in modo creativo.

Uno shooting fotografico richiede un lavoro di squadra. Make up artist e stylist, a volte, possono entrate in conflitto con il lavoro del fotografo. Come ti comporti?

Mi piace ascoltare tutti. E’ fondamentale essere sulla stessa onda, è nell’interesse del fotografo stimolare tutto il team e lavorare insieme per un obiettivo comune.

Gun Fashion  Magazine. Courtesy of Ursu Ph
Gun Fashion Magazine. Courtesy of Ursu Ph

Nel tuo futuro Roma, Milano o l`estero?

Credo che non abbia molta importanza il dove. Il lavoro ti porta sempre in posti diversi. Viaggiare, conoscere nuovi luoghi e nuove culture. E’ questo quello che conta, perché stimola la creatività.

Fashion ID #37 | The B. by Federico Barrazzo

Parola d’ordine? Stupire. Ma senza effetti speciali. E’ l’immaginazione e un gusto assolutamente minimal a guidare la mano del designer romano Federico Barrazzo. Classe 1992, fondatore del brand emergente The B., Barrazzo si diverte nel suo innovativo progetto stilistico a giocare con tessuti e colori, stravolgendo quell’ancien régime della moda, purtroppo adottato anche dai giovani stilisti, in cui la spettacolarizzazione dell’abito serve a far parlare di sé. Le immagini e la classicità delle armature europee vengono “sublimate” attraverso la regolarità dei volumi e l’essenzialità dei dettagli, abbracciando quella sottile linea di confine in cui universo femminile e maschile si incontrano, mescolandosi tra loro. Quasi a perdersi l’uno nell’altro. Genderless sì ma con un preciso concept estetico e senza retorica.

SS15_TheB_FedericoBarrazzo_Courtesy of Press Office
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Una collezione che riesce ad accompagnare le persone in ogni momento della loro giornata, da quelli più informali a quelli più impegnativi che richiedono un abbigliamento elegante– spiega lo stilista- tutto questo senza rinunciare al fascino di capi ricercati e di alta manifattura italiana”.

SS15_TheB_FedericoBarrazzo_Courtesy of Press Office
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Geometrie negli abiti lunghi, oversize le t-shirt, sperimentazione materica nelle texture che mescolano cotone, denim e raso per la collezione primavera-estate 2015. Sporty ed elegante, la linea The B. si adatta alla quotidianità urbana in tutte le sue declinazioni senza trascurare le esigenze di chi ama il ben fatto sartoriale.

SS15_TheB_FedericoBarrazzo_Courtesy of Press Office
SS15_TheB_FedericoBarrazzo_Courtesy of Press Office

E poi i colori, naturalmente. Dal blu al grigio fumo, dal rosso cardinale al carne, passando per il bianco perla. Ricerca nelle forme e nei materiali anche per la capsule di accessori in cui ecopelle e cotone da tappezzeria rendono sacche e borse trapezoidali assolutamente versatili. Federico Barrazzo accompagna chi indossa le sue creazioni in un viaggio immaginario in cui il mondo interiore del giovane designer si esprime attraverso una sintesi stilistica di genere che afferma una nuova idea del vestire. La sua.

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