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Il Simbolismo in mostra a Milano. Dalla Belle Époque alla Grande Guerra

“Oltre le quinte dell’esistere immenso, nel cuore dell’ abisso, io vedo con chiarezza dei mondi singolari”

Charles Baudelaire

Simbolismo_mostra Milano- Palazzo Reale

Indagine oltre il visibile, oltre il reale. La ricerca dell’essenza delle cose, più intensa, più profonda. La realtà oggettiva è superata. Rimangono i sogni, gli incubi, immagine metaforiche e atmosfere oniriche.

La mostra a Palazzo Reale di Milano “Simbolismo. Dalla Belle Époque alla Grande Guerra”, promossa dal Comune di Milano- Cultura e prodotta da Gruppo 24 ORE e Arthemisia Group, presenta circa centocinquanta opere del movimento del Simbolismo di fine Ottocento inizio Novecento.

Il percorso presenta e confronta opere di simbolisti italiani e stranieri. Dall’ Inghilterra, alla Francia, all’Austria. L’incertezza sociale e culturale che investì l’Europa a fine Ottocento fu da subito introiettata e vissuta dagli artisti e dai letterati dell’epoca. Dualismo e corrispondenze tra vita e morte, sogno e realtà, luce e tenebre. La precarietà del momento storico e la nascita di nuove scienze, come la psicoanalisi, instaurano negli animi più esigenti il bisogno di contrapporsi al Realismo e alle scene di vita quotidiana dipinte dagli impressionisti. Emerge così ciò che è sotto la superficie, qualcosa di più spirituale e sfuggente.

“Lo scopo della mostra è quello di illustrare in che modo il Simbolismo abbia contribuito a rinnovare profondamente la cultura nazionale– spiega Fernando Mazzocca, curatore della mostra insieme a Caludia Zevi e Michel Draguetfacendola entrare nella modernità e anticipando il futurismo“.

La mostra si apre con un video del celebre storico dell’arte Philippe Daverio, il quale introduce i visitatori nel mondo del simbolismo, paragonandolo a una sorta di fiume carsico concepito dal legame tra estetismo e romanticismo.

https://www.youtube.com/watch?v=E2s-ezXBxDM

Le poesie “maledette” di Baudelaire accompagnano i visitatori lungo tutto il percorso espositivo. Ogni sala ci introduce in un mondo visionario di un pittore.

Si entra negli spazi demoniaci di Odillon Redon, litografie infestate da mostri, creature tra il mito e il peccato, per poi ritrovarsi tra le tele di Gustave Moreau, tra mitologia e storie bibliche, ogni gesto, ogni colore, ogni ombra porta significati, è simbolo di qualcosa che va oltre l’immagine che vediamo. Fino a navigare nei quadri di Jean Delville, con la testa di Orfeo, ucciso e fatto a pezzi dalle Menadi dopo aver perso la sua amata Euridice.

          Odilon Redon, “Il Polipo difforme ondeggiava sulle rive, sorta di ciclope sorridente e orrido”, dalla serie Les Origines, 1883,                                         Esiodo e la Musa, 1891. Olio su tavola, 59 x 34,5 cm Parigi, Musée d'Orsay

Orphee Mort  Jean Delville 1893

Poi la sezione dell’acqua, tra onde verdi e calme la “Sirena” di Sartorio. E’ il suo “Il poema della vita umana”, concepito per la Biennale del 1907. Una ragazza dalle forme sinuose e dai capelli rossi adagiata nell’acqua viene sorretta da un giovane pescatore ammaliato dalla sua bellezza ingannatrice. Par di vedere ciò che accadrà dopo questo primo incontro, dopo la quiete sembra in arrivo una tempesta.

“Sulla barca, proteso e supino, un adolescente cinge con un braccio l’emersa incantatrice…E vi par di sognare, guardandolo”. Luigi Pirandello, Scritti d’arte figurativa.

Sartorio, La Sirena, 1893

 

La donna è protagonista del movimento artistico del Simbolismo. Assume forme e significati diversi. E’ Madre, demone, sirena, medusa. Ama e uccide, è bella, è vecchia, è padrona. Incanta e insieme terrorizza.

Franz von Stuck con il suo “Peccato” presenta una donna seducente ed erotica. E’ immersa nella penombra, conosce il peccato, ma non si nasconde, sostiene lo sguardo con una sicurezza inquietante.

Più sofisticata e liberty la donna di Galileo Chini nella tela “L’Amore”, dove la seduzione non è più morbosità ma dolcezza, abbracci delicati verso un uomo che più non la teme.

                             Franza von stuck, Il peccato, 1908                   Galielo Chini, l'amore,1919

 

La donna è vanitosa per Segantini che insieme a Previati la dipinge con lunghe pennellate, dove il colore segue voluttuose spirali di ispirazione divisionista. E’ una fanciulla che sogna sulle rive di un fiume per Joan Brull, il quale, ancora legato a un’arte di stampo preraffaellita, ci parla di giovinezza e di innocenza. E’ una figura anonima per Nabis. Elimina i tratti caratteristici dei visi riempiendoli di colore.

                           il sogno, joan brull

E poi è di nuovo mito per il belga Fernand Khnopff con “Carezze”, tela simbolo della mostra. Qui la donne è metà animale e metà umana.  E’ la sfinge che chiede a Edipo una carezza, forse mai ricevuta. Ancora la doppia natura della donna, tanto cara all’immaginario simbolista, porta con sé mistero e senso di inquietudine.

Fernand_Khnopff_Carezze

La mostra si conclude con Zecchin e le sue bidimensionali e colorate atmosfere da Mille e una Notte, dipinte sotto il sempre più vicino e inevitabile rumore della Prima Guerra Mondiale.

Opere provenienti da numerosi musei e gallerie d’Europa, molte di queste per la prima volta in Italia, fanno della mostra un’occasione unica da non poter perdere. Le diciannove sezioni che suddividono il percorso sono supportate da testi che ne spiegano i significati. Un’ora e mezza di visita garantita, o chi come me segue scrupolosamente l’audio guida anche due ore!

http://www.palazzorealemilano.it/wps/portal/luogo/palazzoreale

 

GiovanniSegantinivanita

“A volte, conoscendo il mio grande amore per l’Arte,

egli prende la forma de la più seducente donna, e, sotto

speciosi pretesti da ipocrita, abitua il mio labbro a filtri

infami”.

La distruzione, I fiori del Male, Charles Baudelaire

 

 

 

 

 

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