Lounge — 10 marzo 2011 at 12:26

Christian Blanken @ Lounge #1

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Christian Blanken. Olandese di nascita ma cresciuto in Inghilterra, Christian Blanken si forma e diploma nel 1990 alla Central Saint Martins di Londra, dopo aver studiato anche storia dell’arte all’Accademia di Belle Arti di Arnhem. Un lato artistico che si ritrova per certi aspetti nelle sue collezioni e che il designer ha potuto esprimere nell’installazione fotografica “Women” con Terry Richardson.
Blanken debutta con la sua linea nel 1995. Lavora per oltre dieci anni a New York disegnando per marchi internazionali come Diane Von Furstenberg, Michael Kors e Harvey Nichols Private Label. Solo nel 2008 ritorna a disegnare la propria label con collezioni uomo e donna. Il suo stile si caratterizza per le silhouette definite e lineari, la grande ricerca dei materiali e le fome pulite che giocano con una ristretta ma molto intensa gamma cromatica.

Hai studiato alla St. Martins di Londra. Che ricordo hai di quel periodo?
La St. Martins è stata una grande esperienza di crescita, ma l’aspetto più emozionante è stato quello di poter interagire con persone della mia età con i miei stessi interesse nell’ arte, nel design e nelle esperienze di vita. Essendo, inoltre, uno studente in una città grande e vivace come era Londra in quel periodo, come in qualsiasi altro momento, è stato fantastico. Troppe esperienze da raccontare qui.

Nato in Olanda, sei cresciuto tra Estremo Oriente, Regno Unito e Stati Uniti. Quali influenze hanno avuto sulla tua creatività le tue radici globali?
In qualche modo mi hanno influenzato tutti i paesi in cui ho vissuto. L‘Oriente mi ha influenzato per il forte interesse nella progettazione di prodotti di design e per l’attenzione ai particolari. Nel mio lavoro c’è sempre una sottesa contaminazione orientale; dagli Stati Uniti ho preso la disciplina del lavoro. New York è una città molto veloce e competitiva a tal punto che devi essere sempre al top. Il Regno Unito mi ha influenzato per la grande fruibilità di arte, per la vita notturna e per le molte e diverse culture ed influenze. L’Italia è molto importante per me per la qualità della vita e per l’alta qualità della lavorazione artigianale.

Come definiresti il tuo stile?
Sto cercando di ridefinire il guardaroba urban-modern dell’uomo e della donna perciò il mio stile è lussuoso ma semplice, sempre basato sulle influenze atletiche con particolari nel taglio e nel design creati per apparire semplici e razionali.

Quali sono gli elementi che permettono di riconoscere un Christian Blanken?
Linee pulite, particolari essenziali, finitura e mano d’opera di qualità oltre ad un look assolutamente e senza eccezioni urban-modern. I miei vestiti non sono dolci .

Dal 2008 sei tornato a lavorare sul tuo marchio. Come mai questa scelta?
Non si tratta quindi di una vera e propria scelta, mi è stata data l’oppurtunità di lavorare con un produttore di abiti anglo-turco e rilanciare la mia collezione. Il periodo sembrava giusto anche se mi era molto comodo lavorare come designer freelance per i principali produttori italiani di quel periodo. Poi è iniziata la recessione!

Come stai affrontando la crisi economica?
Per sopravvivere e affrontare la crisi attuale bisogna mantenere uno stretto controllo dei costi, comunicare il messaggio del brand nel modo più chiaro possibile e, ovviamente,  produrre abiti che le persone vogliano comprare ed indossare.

Disegni abiti sia per uomo che per donna. Come riesci a mantenere il confine tra i due generi?
Quando progetto per la donna disegno quello che mi piacerebbe vedere per poi essere indossato, mentre per l’uomo progetto abiti che mi piacerebbe indossare oppure vederli indossati ad altri ragazzi. I due generi sono chiaramente definiti e distinti anche se, spesso, sorpasso il confine attraverso i tessuti e, chiaramente, i dettagli se sono abbastanza unisex.

Quali caratteristiche deve avere un fashion designer?
Perseveranza, una forte convinzione in quello che si sta facendo e accesso al capitale e alla produzione. Penso che sia diventato sicuramente più difficile avere successo per i designers indipendenti e non penso che avrei provato a perseguirlo nel mercato corrente senza l’appoggio che ho.

Anna Wintour nei primi anni Novanta  si espresse in modo negativo nei confronti di Karl Lagerfeld, che aveva usato una pornostar in una delle sue sfilate. Tu hai collaborato con Terry Richardson da molti considerato come un’artista pornografico. Come è stata giudicata questa scelta dal fashion system?
Penso che la pornografia e la moda siano collegate: entrambe considerano le apparenze fisiche, gli stili di vita, l’espressione di se stessi ed il denaro. Tom Fordha fatto molto più degli altri designer per facilitare questo legame. Pornografia e moda sono, però, anche separate. La moda è accettata, rispettata ed è parte di una tradizione, la pornografia no. Penso che sia questo il motivo per cui le due cose non sono sempre in armonia. Il disagio di Anna Wintourpotrebbe essere scaturito proprio da questo, oppure potrebbe non aver gradito il look. Considera che il corpo di una pornostar viene costruito per il sesso (muscoli per i ragazzi, tette e culo per le ragazze) mentre un corpo di un modello è costruito per mostrare e vendere vestiti. Sono modi differenti di vedere la cosa: io ho usato tre atleti olimpionici per il mio ultimo spettacolo e loro non creavano nessuna confusione in termine di look con i modelli professionisti che ho usato.

Cosa pensi dei creativi che traggono ispirazione dal vivere in modo davvero estremo?
Penso che i designer che vivono di eccesso e prendono ispirazione dal loro vivere ad andamento veloce o estremo sono pochi e sono distanti tra loro. Lee McQueen è stato un’eccezione. Quello che può uccidere e rendere spesso un designer molto stressato è la pressione costante dovuta alla creazione di nuove collezioni, l’aumento dei costi, lo stresso del vendere abbastanza. Questa pressione può incidere negativamente e seriamente se non si è veramente forti.

La moda è arte o business?
Prima di tutto business…Sfortunatamente.

John Galliano, Mary Quant, Vivienne Westwood. Cosa ha di magico il Regno Unito?
Il Regno Unito ha un solido patrimonio nella cultura popolare che include la moda, la musica, la fotografia, il design e l’arte e questo influenza le persone che vivono e progettano nel Regno Unito. A Londra, in particolare, c’è un grande accessibilità all’arte, una contaminazione  davvero interessante di culture, storie, associazioni e personee questo sicuramente impatta sulle persone che studiano design li oppure decidono di stabilire i propri affari li.

Hai lavorato con il gruppo Max Mara. Che idea ti sei fatto della moda e delle industrie Italiane?
Sono ancora un freelance in Italia e ho il massimo rispetto per l’Italia intesa come un paese di moda e di Milano come capitale della moda. Il livello di abilità e di lavorazione non ha paragoni nel mondo. Sono, tuttavia, preoccupato dal fatto che il governo italiano sembra non offrire nessuna forma di protezione contro la competizione globale il che ha significato che l’Itallia fosse invasa da importazioni a basso costo mentre resta difficile e costoso per i brand di moda italiani esportare la propria moda nel mondo: questa è una grande ingiustizia e non dà benifici all’industria di moda italiana.

Sei stato scelto da Dolce&Gabbana per il progetto Spiga 2. Come è nata questa collaborazione?
Non ne ho idea! Sono stato contattato da loro via email. Sono stato veramente sorpreso. Non avevo idea di essere nel loro radar…

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
L’anticipazione della collezione invernale2011 deve essere pronto per metà gennaio, stesso periodo per la collezione maschile. La settimana della moda di Londra a Febbraio e prima di tutto questo Natale e Capodanno: è un periodo davvero frenetico.

Quali consigli vuoi dare ai nostri lettori fashionisti di Trendstoday?
Se quello che stai facendo è rilevante, in linea con il periodo in cui stai vivendo ed è fatto con convinzione avrai successo…oppure no dal momento che ci sono molti fattori che bisogna prendere in considerazione per avere successo nella moda, ma se non succede la prima volta, poi prova ancora e impara dagli errori.

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