Art, home — 29 gennaio 2014 at 19:10

Dimmi che murale indossi e ti dirò che donna sei!

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La street art per una volta ha lasciato il proprio habitat naturale e si è trasferita sulle passerelle dell’Alta Moda. Infatti abbandonando momentaneamente le strade metropolitane, spesso grigie e degradate, ma veri e propri musei a cielo aperto costituiti da enormi tele murarie su cui artisti, anonimi e non, danno sfogo alla propria creatività, i murales sono diventati elementi scenografici e contemporaneamente soggetti delle sfilate di Miuccia Prada (vedi il video).

Ormai la critica sta dando il giusto valore a opere che assurgono ad avere dignità artistica a tutti gli effetti, non solo per come sono realizzate, ma anche per il messaggio sociale che veicolano (basti pensare alle opere del più famoso writer del mondo, Banksy). Non è un caso, infatti, che Prada, da sempre impegnata in ambito civile e  politico, abbia voluto chiamare dei writer di fama internazionale, le cui gigantesche immagini decorano edifici di tutto il mondo.

Prada-murales-collezione-PE-2014

Prada, collezione P/E 2014 – Foto: Ansa

Si tratta di Miles “El Mac” Gregor, Mesa, Gabriel Specter, Stinkfish, Jeanne Detallante e Pierre MornetOgnuno dei writer ha un proprio stile e utilizza tecniche diverse con richiami a modelli differenti, che vanno dalla pittura di Caravaggio a quella di Klimt, alla fotografia all’illustrazione agli stencil. Sono personalità artistiche dalla formazione spesso accademica e dai percorsi variegati, anche legati alla moda, ma tutti, attraverso la propria originalità creativa sembrano, esattamente come Prada, aver tenuto come punto di riferimento i murales del messicano Diego Rivera (marito della pittrice Frida Khalo), che attraverso i propri lavori esprimeva negli anni ’20 e ’30 i propri ideali comunisti di lotta per la libertà e l’uguaglianza sociale.

 Rivera

In questo modo la stilista che ha riprodotto le opere dei 6 anche sugli abiti da lei disegnati, ha lanciato un messaggio ben preciso. Non è certo la prima volta, infatti, che i vestiti sono stampati con immagini che riproducono icone di ogni periodo (basti pensare ai mosaici bizantini della collezione di Dolce e Gabbana), ma nel suo caso si tratta di qualcosa di diverso, perché le donne raffigurate da questi artisti vogliono essere emblema di una femminilità  che rivendica il proprio ruolo attivo e combattivo nel mondo. In the Heart of the Moltitude è il titolo di questo lavoro artistico-sociale, in cui, in mezzo alla massa, ogni donna, sempre troppo poco presa in considerazione, deve emerge con la propria forte personalità, che qui è resa attraverso i tratti del volti, decisi e unici, tracciati con colori accesi e contrastanti, che richiamano anche quelli della Pop Art. Sono l’animo e la personalità femminili, così, a campeggiare ed essere portatrici del vessillo etico di Prada, così come lo sono a Città del Messico i murales di Rivera.  Attraverso i volti che la stilista ha voluto riprodurre su accessori e abiti -che con i finti reggiseni ricamati sopra sembrano anche corazzati- emerge l’idea generale di una donna delicata, ma dalla personalità incisiva, che si fa largo a testa alta tra le difficoltà e il degrado metropolitano, in qualsiasi modo venga dipinta.

Prada 2Prada cappottoPrada 1

Del resto è lo stesso principio con il quale il writer Rone decora i muri di tutte le città del mondo abbellendoli con ritratti e manifesti di donna. Dall’Australia agli USA, dal Messico alla Germania, sembra che le sue gigantografie richiamino Dostoevskij: “La bellezza salverà il mondo”. Come dire che solo la bellezza, quella interiore, data da una delicatezza d’animo che solo le donne possono avere, è in grado di rendere migliore ogni luogo, portando rinascita anche nel quartiere più degradato e fatiscente, così come in una società ancora maschilista e violenta.

A questo punto sta proprio alle donne di ogni età voler dimostrare di essere quello che Prada e Rone indicano al mondo, perché, come afferma la stilista: “L’abito è quello che ci rappresenta. I nostri vestiti non passano inosservati”. Dunque che ognuna    si faccia un murale vivente, in qualsiasi strada di qualsiasi città.

Rone al lavoro Rone Shy

 

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